Chi vuole investire ma non ama troppo il rischio può trovare con facilità nel mondo finanziario un grande assortimento di prodotti con queste caratteristiche specifiche.

Tra questi prodotti finanziari a basso rischio quelli che riscuotono maggiore successo e che godono di una certa stabilità sono senza dubbio i famosi BTP, ovvero i Buoni del Tesoro Pluriennali (o Poliennali). Argomento di questo post è il calcolo del rendimento del BTP con particolare riferimento al titolo a 5 anni e quello a 10 anni. Nei prossimi paragrafi troverai un esempio su come calcolare il rendimento dei Btp quinquennali e decennali. Perchè affrontare questo tema?

Iniziamo con l’ammettere che non tutti i risparmiatori sono fatti per sopportare le altalene della Borsa con le azioni che salgono e che poche ore dopo scendono rovinosamente o con il mercato obbligazionario che nasconde sempre sfumature nuove che cambiano improvvisamente lo stato delle cose.

Un prodotto come il Btp assicura una certa stabilità nel tempo, assicurando comunque dei profitti. Perché se è pur vero che al diminuire del rischio diminuiscono anche i profitti, i Btp offrono comunque dei margini interessanti. Guadagnare con i BTP è quindi possibile.

Infatti non è il solo tasso di interesse a fare il rendimento ed un investitore deve fare considerazioni più approfondite per capire innanzitutto se investire a medio o a lungo termine.

Il Btp è particolarmente amato e considerato sicuro perché anche in casi estremi garantisce delle vie di uscita molto apprezzate. In caso di rendimento netto negativo è possibile infatti ritirare il titolo o venderlo, salvando il salvabile e non rischiando oltre.

Ma vediamo più da vicino i Btp qui di seguito in modo da farsi un’idea più precisa di questo prodotto finanziario che ha scritto la storia del risparmio nel nostro Paese.

Rendimento Btp cosa è

Come accennato i Btp sono, come da acronimo, Buoni del Tesoro Poliennali, ovvero pluriennali. E come detto sono stati una delle basi del risparmio delle famiglie italiane dal dopoguerra in poi.

Ad oggi abbiamo anche i Btpi, la cui ultima lettera indica l’indicizzazione dei suddetti buoni che quindi lasciano subire al loro rendimento l’effetto dell’inflazione.

L’inflazione è il vero discrimine tra Btp e Btpi perché i primi subiscono il tasso di inflazione italiano, i secondi invece si basano sul tasso di inflazione europeo.

I Btp come abbiamo detto hanno segnato la storia del risparmio nel nostro Paese insieme ad altri prodotti finanziari altrettanto noti, come i BOT e i CCT.

I Buoni del Tesoro Poliennali però di distinguono da BOT e CCT per la durata dell’investimento e per il tipo di rendita che vanno ad offrire all’investitore.

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La scadenza dei Btp prevede un range davvero molto ampio: si va dai 2 anni fino ai 30, seppure la media standard sia di 5 anni. Il rendimento invece viene corrisposto ogni 6 mesi con tanto di cedola di interessi.

Quando il buono arriverà a scadenza all’investitore verrà restituita la quota investita per intero, ma a decretare il successo di questo buono è senza dubbio la possibilità di ritirare il denaro prima del previsto.

Purtroppo non sempre si ha la possibilità di lasciare i propri investimenti a maturare: a volte si ha improvvisa necessità di liquidi e si ha bisogno di attingere agli investimenti pluriennali fatti in precedenza.

Con i BTP è possibile fare ciò ed anche ritirarsi dall’investimento se ci si accorge che il rendimento del buono è negativo. Questa “elasticità” del buono ne ha senza dubbio caratterizzato il successo presso la popolazione.

Il prezzo del Btp è sancito dalle attività dei mercati finanziari e dal gradimento dei mercati di quel determinato titolo. I BTP offrono guadagni a chi investe in essi in due modalità fondamentalmente: con la loro rendita capitale o con la compravendita degli stessi buoni.

Gli investitori più accorti, con diverse risorse da investire, non fanno mai mancare i BTP nel loro portafoglio perché sono titoli di grande solidità e che offrono al contempo rendimenti interessanti e puntuali.

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Come si calcola la cedola di un Btp

La cedola dei BTP è il guadagno destinato all’investitore che gli viene elargito periodicamente a fronte dell’investimento pluriennale fatto al momento della sottoscrizione del buono.

Per fare il calcolo della cedola Btp bisognerà andare a prendere alcuni riferimenti che, una volta messi assieme, saranno in grado di darci tutti gli elementi per fare una valutazione esatta.

Innanzitutto dovremo valutare quanto capitale abbiamo acquisito, ovviamente. Ovvero dobbiamo considerare il nostro investimento e ricordiamo che per i BTP il taglio minimo è di mille euro.

Altro elemento fondamentale sarà il Coefficiente di Indicizzazione (CI). Si tratta di un valore, calcolato dall’ISTAT, che prende in considerazione l’andamento dei prezzi ed il costo della vita mensili. Inflazione o deflazione saranno così evidenziati e sarà possibile calcolare al meglio il rendimento del buono.

Altro elemento fondamentale è il cosiddetto “Tasso cedolare minimo”, ovvero il valore che viene garantito direttamente dallo Stato al momento della sottoscrizione.

Esiste anche il “Tasso cedolare reale annuo definitivo” che è il tasso che viene applicato durante l’esercizio e che, ovviamente, non potrà mai essere inferiore rispetto al tasso cedolare minimo.

Vi è poi da considerare il premio fedeltà, ovvero un rendimento extra per chi ha portato a scadenza naturale il proprio buono. Si tratta di un’extra da 0.4% sul capitale investito.

In ultimo, ma non certo per importanza, bisogna calcolare la rivalutazione del capitale. Il calcolo si fa ogni sei mesi al momento del pagamento del cedola. Se il mercato è in deflazione non si andrà a modificare il capitale, ma se si ha un’inflazione si avrà una rivalutazione del capitale nel caso in cui l’indice vada a superare i valori massimi previsti per i sei mesi.

Una volta appurati tutti questi elementi sarà sufficiente prendere il capitale rivalutato e moltiplicarlo per il tasso reale semestrale cedolare (che si ottiene dividendo in due il taso reale annuale).

In caso il mercato sia in deflazione si andrà a sostituire il capitale rivalutato con il capitale nominale ed in questo caso andrà utilizzato il CI per ottenere un calcolo accurato.

Calcolo rendimento Btp a 5 anni

Siamo mano a mano entrati nello specifico della discussione e possiamo adesso anche fare una differenza di calcolo, generica e a mo’ di esempio, per chi vuole capire se è più proficuo un investimento quinquennale o decennale.

Il rendimento per chi investe in BTP a 5 anni con un rendimento del 5.5% con cedola secca al 3.93% si attesterebbe intorno al 4% che una volta scremato dalle imposte (qui la guida alla tassazione BTP) del 2.30% e delle altre spese, darebbe un rendimento netto dello 0.70%.

Calcolo rendimento Btp a 10 anni

Lo Stato preferisce gli investitori che finanzino le casse del Tesoro per più tempo, è un dato di fatto. Se prendiamo ad esempio le stesse condizioni precedenti scopriremo che per un BTP a 10 anni è dato ad un tasso del 6.5%.

Ma non è tanto il tasso a fare la differenza: infatti a conti fatti, alle stesse condizioni dell’esempio a 5 anni, il rendimento massimo sarebbe del 4.08%. Solo lo 0.8% in più rispetto all’investimento più corto.

La differenza però sta nella tassazione e nel costo del titolo. Il credito di imposta è infatti del 3.55% e il costo di molto più basso del titolo permettono un rendimento netto che oscilla tra lo 0.90% e 1.60%.

Cosa è il rendimento netto negativo del Btp

Il rendimento negativo di un Btp, a cui abbiamo già accennato in precedenza, è uno degli argomenti che più interessa gli investitori meno preparati. Proviamo a capirlo meglio qui di seguito.

Quando il prezzo netto dei titoli, senza dunque considerare il rateo, è molto superiore al valore che sarà rimborsato alla scadenza, tanto che supera anche la somma delle cedole che il BTP paga, si parla di rendimento negativo del BTP.

Si ha dunque un rendimento negativo quando la somma delle cedole future risulta inferiore alla differenza tra il prezzo corrente del titolo e il valore del rimborso del titolo stesso.