L’ingresso di Technoprobe nel Ftse Mib al posto di Diasorin non è soltanto la promozione di una società che ha corso tantissimo sul mercato italiano. È anche un piccolo ma significativo cambio di fotografia per Borsa Italiana nel suo insieme: aumenta infatti il peso dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale, mentre si riduce quello della sanità.
Dal 21 settembre le azioni Technoprobe entreranno ufficialmente nel principale indice italiano. Lo ha comunicato FTSE Russell il 3 settembre. La società dei probe card arriverà nel paniere di riferimento dopo aver raggiunto una capitalizzazione di circa 17,5 miliardi di euro, mentre il suo peso iniziale nell’indice dovrebbe essere nell’ordine dello 0,55%.
Fin qui la notizia è nota. Ma c’è un’altra lettura per certi versi più interessante,: cosa sta dicendo questo ricambio sulla composizione del mercato italiano? Questo sarà il tema di questo contenuto.
Indice
Technoprobe al posto di Diasorin: non è solo un cambio di nome
Il primo dato da mettere a fuoco è la ragione per cui Technoprobe è arrivata davanti a Diasorin nella gerarchia del mercato. Non c’è un giudizio discrezionale sul valore delle due aziende: è stata la diversa evoluzione delle rispettive capitalizzazioni a determinare il cambio di posto.
Technoprobe, specializzata nelle Probe Card utilizzate per testare i semiconduttori, è diventata una delle principali storie azionarie italiane legate al boom dell’intelligenza artificiale. Il titolo, anche dopo la correzione dai massimi, si trova in area 26,3 euro, con un rialzo di circa il 100% da inizio anno e del 300% nell’arco di dodici mesi.
Il confronto con Diasorin è quasi speculare. Il titolo della diagnostica passa di mano intorno a 76,3 euro, con una performance di circa -8% nell’ultimo anno e -62% negli ultimi cinque anni.
È dunque il mercato a spiegare il passaggio di consegne: una capitalizzazione che si è moltiplicata contro una che si è progressivamente ridimensionata.
Precisiamo che l’ingresso nel Ftse Mib non rende Technoprobe automaticamente più interessante e l’uscita non rende le azioni Diasorin automaticamente meno interessanti. Più semplicemente il paniere delle blue chip sta recependo, attraverso i prezzi, una redistribuzione del valore tra settori che negli ultimi anni hanno avuto destini molto diversi.
E il risultato non riguarda soltanto le due società.
Così il Ftse Mib diventa più esposto ai semiconduttori e all’AI
Il cambiamento più interessante per Borsa Italiana riguarda infatti la composizione settoriale,
Prima dell’ingresso di Technoprobe, la tecnologia aveva un peso di appena circa il 4% nel Ftse Mib, sostanzialmente grazie a STMicroelectronics. Dal 21 settembre ci sarà una seconda società direttamente collegata alla filiera dei semiconduttori.
Anche qui facciamo una precisazione per evitare fraintendimenti: queste variazioni nei pesi non significano che Piazza Affari stia diventando una borsa tecnologica. Come da sua tradizione, infatti, il Ftse Mib continua a essere fortemente condizionato da banche, assicurazioni, energia, utility e industriali. Detto questo è però un fatto che entra nell’indice una società la cui crescita borsistica è stata alimentata proprio dal grande tema che sta dominando i mercati azionari globali: l’AI.
E qui che la futura neo-promossa presenta una caratteristica particolare rispetto a STM.
Technoprobe, infatti, non vende il chip finale e non è quindi una scommessa diretta sul successo di un determinato produttore di semiconduttori. Fornisce invece strumenti indispensabili per verificare il funzionamento dei chip durante la produzione. Più aumenta la complessità dei semiconduttori destinati all’intelligenza artificiale, più diventa strategica anche la fase di testing.
Per il paniere di riferimento di Borsa Italiana ciò significa avere una seconda esposizione alla crescita della catena del valore dei semiconduttori, dopo STM. È una variazione piccola in termini di peso, ma interessante dal punto di vista qualitativo.
C’è però anche il movimento opposto ossia l’altra faccia della medaglia (e pure questa la dice lunga sui tempi attuali).
La sanità rischia di sparire dal Ftse Mib
Se Technoprobe rappresenta il settore che guadagna peso in questa fase di mercato (e storica), Diasorin rappresenta quello che lo perde.
Oggi la sanità pesa poco più dell’1% del Ftse Mib. L’uscita di Diasorin riduce ulteriormente questa presenza e apre un interrogativo ancora più rilevante: cosa succederebbe se anche Recordati uscisse dall’indice?
È uno scenario da seguire perché sull’azienda farmaceutica è in corso l’operazione dei fondi CVC e GBL. FTSE Russell ha già indicato che le operazioni societarie in corso, insieme ad altre come l’OPS di Tata Motors su Iveco e la possibile fusione Mediobanca-MPS, potrebbero determinare ulteriori modifiche nella composizione del paniere entro la revisione di dicembre.
Se l’OPA su Recordati dovesse andare a buon fine, la rappresentanza diretta della sanità nel Ftse Mib potrebbe di fatto azzerarsi, almeno nella configurazione attuale.
È questo il punto che va oltre la semplice notizia dell’ingresso di Technoprobe. Il principale indice italiano rischia di fotografare sempre meno il comparto healthcare e sempre più, seppure marginalmente, quello tecnologico.
E questo ha implicazioni anche sugli ETF che replicano il Ftse Mib che potrebbero veder modificata la distribuzione settoriale del mercato italiano.
La vera indicazione per gli investitori: Borsa Italiana cambia pelle
Il caso Technoprobe-Diasorin offre quindi una chiave di lettura più ampia sul mercato italiano.
La società dei semiconduttori è arrivata nel Ftse Mib non perché il listino abbia deciso di puntare sull’AI, ma perché la crescita della sua capitalizzazione l’ha portata naturalmente tra le 40 aziende più grandi e liquide. E questa distinzione è fondamentale.
Il mercato sta cioè facendo emergere una nuova gerarchia. Technoprobe vale oggi circa 17,5 miliardi di euro dopo una rivalutazione straordinaria; Diasorin perde invece il posto nel paniere dopo un lungo periodo di debolezza borsistica.
È una dinamica che racconta anche quanto l’andamento delle borsa possa modificare la rappresentazione dell’economia molto più rapidamente dei cambiamenti nei dati macroeconomici.
L’Italia continua ad avere una forte presenza industriale, finanziaria ed energetica. Ma quando una società della filiera globale dei chip riesce a raggiungere una capitalizzazione sufficiente per entrare tra le 40 blue chip, il Ftse Mib finisce inevitabilmente per incorporare una parte maggiore delle nuove catene di valore tecnologiche.
Per ora l’effetto quantitativo è modesto mentre il significato è soprattutto qualitativo.
Insomma Technoprobe al posto di Diasorin è dunque più di un avvicendamento tecnico su Borsa Italiana: è il risultato visibile di due traiettorie opposte di capitalizzazione e, allo stesso tempo, un segnale di come il mercato stia iniziando a dare maggiore spazio alla filiera tecnologica legata all’AI.
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