Grano e mais hanno chiuso agosto con un rally che ha riportato le materie prime agricole nei radar dei trader speculativi. I prezzi dei due cereali sono infatti schizzati ai livelli elevati degli ultimi tre anni, spinti da una combinazione di fattori che coinvolge raccolti, condizioni meteorologiche, domanda internazionale e soprattutto geopolitica.
Il movimento è arrivato dopo una lunga fase nella quale l’abbondanza dell’offerta aveva contribuito a contenere le quotazioni. Ora, invece, il mercato sta iniziando a incorporare un premio per il rischio: nel caso del mais riguarda soprattutto il raccolto americano, mentre per il grano il problema è rappresentato dalla crescente incertezza sulle esportazioni dal Mar Nero.
Anche i dati internazionali confermano il cambio di scenario. La FAO aveva già registrato a luglio un aumento del 3,4% mensile dell’indice dei prezzi dei cereali, con il grano in rialzo del 5,8% e il mais del 3,6%. L’Organizzazione aveva indicato proprio nelle difficoltà delle esportazioni dal Mar Nero, nelle ondate di calore e nelle condizioni meteorologiche statunitensi alcuni dei principali fattori alla base della progressione.
Il punto non solo perché grano e mais stanno salendo in modo così rapido. I trader più avanzati sono già oltre: per loro si tratta di capire se il rally può proseguire oppure se proprio l’aggancio dei massimi triennali sta aumentando il rischio di una correzione.
Indice
Mais: raccolto Usa e domanda internazionale al centro del rally
Il prezzo del mais è salito sui livelli più elevati dal luglio 2023. Rispetto a un anno fa siamo ora a +30% per il Future Mais scadenza Dic 2026; +17% solo ad agosto.
Le cause di queste impennata sono state essenzialmente due.
Tanto per iniziare ci sono i dati sul raccolto americano. Nel rapporto WASDE di agosto il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha ridotto la previsione sulla resa a 180,7 bushel per acro, 2,3 bushel in meno rispetto alla stima precedente.
Il dato non significa che gli Stati Uniti siano davanti a un raccolto scarso. Al contrario, la produzione attesa rimane molto elevata. Il problema è però un altro: la differenza tra quello che si pensava sarebbe stato prodotto a inizio estate e quello che potrebbe effettivamente essere raccolto.
Le condizioni meteorologiche hanno contribuito ad alimentare i dubbi. Le temperature elevate e le condizioni più secche in alcune aree della Corn Belt hanno aumentato l’attenzione degli operatori sulle rese finali. Anche il mercato continua a reagire rapidamente alle nuove indicazioni provenienti dai campi e dai report sullo stato delle coltivazioni.
C’è poi un secondo fattore che rende il quadro del mais più stimolante lato trader: la domanda internazionale.
Il USDA ha aumentato la previsione delle esportazioni statunitensi a 3,3 miliardi di bushel, 75 milioni in più rispetto alla precedente stima. E i dati più recenti sembrano confermare una domanda effettivamente sostenuta.
Nella settimana terminata il 27 agosto le ispezioni sulle esportazioni di mais USA sono salite a 58,9 milioni di bushel, sopra le aspettative degli analisti. Nel complesso, le esportazioni cumulate della stagione 2025/26 hanno raggiunto circa 3,3 miliardi di bushel, il 25% in più rispetto allo stesso momento dell’anno precedente. Questo è un elemento che può mantenere il mercato sostenuto anche qualora la produzione americana rimanesse molto elevata.
In altre parole, la spinta rialzista sul mais non dipende esclusivamente da un raccolto più debole. C’è anche una componente legata alla domanda e alla competitività delle esportazioni statunitensi, favorita dalla minore disponibilità di mais proveniente da alcuni grandi produttori ed esportatori.
Lato operativo questo significa che sarà importante seguire contemporaneamente due variabili: quanto mais verrà prodotto e quanto rapidamente verrà assorbito dalla domanda internazionale.
Grano, il vero rischio arriva dal Mar Nero
Sul grano la situazione è ancora più delicata.
Il contratto Future Frumento scadenza Dic 2026 nell’ultima settimana ha registrato un rialzo del 12,1%, la migliore performance settimanale dal marzo 2022, arrivando a 790,25 centesimi per bushel, sui massimi dal febbraio 2023.
In questo caso il fattore dominante è il deterioramento della situazione geopolitica nel Mar Nero. Russia e Ucraina rappresentano infatti una quota fondamentale delle esportazioni mondiali di grano e qualsiasi problema nella logistica della regione può trasformarsi rapidamente in un aumento del premio di rischio.
E qui c’è un elemento che rende l’argomento ancora più attuale rispetto alla semplice analisi dei prezzi di agosto.
Il primo settembre nuovi attacchi russi hanno colpito infrastrutture portuali nella regione di Odessa, mentre negli ultimi mesi le infrastrutture di esportazione ucraine sono state ripetutamente interessate dal conflitto.
In questo caso ad essere sottopressione non è la produzione di grano ma la capacità di portare il prodotto sui mercati internazionali.
Secondo le informazioni disponibili, circa il 90% delle esportazioni russe di grano transitava storicamente attraverso i porti del Mar Nero e del Mar d’Azov. Le rotte alternative possono assorbire una parte dei volumi, ma non sono in grado di sostituire integralmente la capacità logistica del Mar Nero.
Ecco perchè il mercato sta incorporando un premio di rischio molto più elevato e perchè il prezzo del grano è schizzato ai top triennali.
Prezzi di grano e mais possono continuare a salire?
È questa la vera più importante per chi sta valutando un investimento nelle commodity agricole.
E’ palese che diversi fattori di rischio si stanno sommando: condizioni climatiche, logistica del Mar Nero, tensioni geopolitiche e domanda internazionale.
Occhio perchè ciò non significa che il mondo sia dinanzi a una nuova crisi alimentare. Semplicemente la precedente percezione di un’offerta abbondante e facilmente disponibile si è indebolita e i prezzi sono saliti.
Detto questo, nel breve periodo, il quadro rimane favorevole ai prezzi. Per il mais, un’ulteriore revisione al ribasso delle rese USA accompagnata da esportazioni robuste potrebbe creare nuove pressioni sulla disponibilità. Per il grano, invece, qualsiasi ulteriore deterioramento della situazione nel Mar Nero potrebbe alimentare nuovi acquisti speculativi.
Non bisogna però ignorare il rovescio della medaglia.
Le quotazioni hanno già corso molto e una parte delle aspettative positive è quindi incorporata nei prezzi. Se le prossime stime USDA dovessero mostrare una produzione migliore del previsto, oppure se le esportazioni dal Mar Nero riuscissero a mantenersi più regolari, il premio di rischio potrebbe rapidamente ridursi.
Inoltre, la stessa dinamica finanziaria del rally può diventare un elemento di volatilità. Quando una commodity supera i massimi pluriennali, fondi quantitativi, trader sistematici e strategie momentum possono aumentare gli acquisti, contribuendo ad accelerare il movimento.
È un meccanismo che funziona però anche al contrario: quando il trend si interrompe, le vendite possono diventare altrettanto rapide.
Non è quindi escluso che nei prossimi mesi si possa assistere a forti oscillazioni in entrambe le direzioni, anche in presenza di fondamentali sostanzialmente invariati.
Cosa monitorare per speculare su grano e mais
Per chi vuole fare trading sulle materie prime agricole, il calendario dei prossimi mesi offre diversi market mover da monitorare.
Il primo è rappresentato dai nuovi rapporti WASDE dell’USDA, che continueranno ad aggiornare le stime su produzione, consumi, scorte ed esportazioni. Il prossimo appuntamento è fissato per l’11 settembre.
Il secondo riguarda le condizioni meteorologiche negli Stati Uniti e in Europa. Nel mais, le rese effettive del raccolto saranno determinanti per capire quanto fosse giustificato il recente rally.
Il terzo elemento è rappresentato dalle esportazioni. Nel grano sarà fondamentale capire se Russia e Ucraina riusciranno a mantenere flussi sufficienti nonostante le difficoltà logistiche.
Infine, bisognerà osservare il rapporto fra prezzi, domanda e scorte. Un mercato con scorte elevate può assorbire meglio uno shock temporaneo dell’offerta; al contrario, quando il rapporto fra scorte e consumi si restringe, anche una variazione relativamente piccola della produzione può avere un impatto molto più forte sulle quotazioni.
Come fare trading su grano e mais con i CFD
In ottica speculativa (e non investing) due sono le strade per speculare sui movimenti di prezzo di grano e mais: il trading sui futures e quello sui CFD.
I contratti per differenza permettono di prendere posizione sia al rialzo sia al ribasso sul sottostante. Questa opzione torna utile su mercati come grano e mais, caratterizzati da forti oscillazioni e da movimenti determinati da eventi che possono cambiare rapidamente le aspettative. Un trader può quindi cercare di sfruttare un’eventuale prosecuzione del rally oppure, al contrario, una correzione dopo i massimi triennali.
Va però considerato il rischio della leva finanziaria. La gestione della leva nel trading amplifica l’esposizione e quindi anche le eventuali perdite, rendendo essenziale utilizzare una dimensione della posizione coerente con il capitale disponibile e adottare una gestione del rischio rigorosa.
Nel caso delle commodity agricole, inoltre, non bisogna dimenticare che il mercato può reagire violentemente a un dato USDA, a una previsione meteorologica o a una notizia geopolitica. Il trading con CFD è quindi uno strumento adatto soprattutto a chi comprende il funzionamento della leva e dei margini e non va confuso con un investimento di lungo periodo sulla crescita del settore agricolo.
💻 Risorse operative ➡️ Trading sulle materie prime: come funziona? – Guida pratica per principianti
Grano e mais sui massimi: inseguire il rally o aspettare?
Il quadro che emerge è quindi più articolato di quanto possa sembrare osservando semplicemente il grafico.
Mais e grano sono sui massimi triennali per ragioni differenti ma convergenti. Il mais beneficia della combinazione fra dubbi sulle rese USA e domanda internazionale sostenuta; il grano è invece maggiormente esposto al rischio geopolitico e logistico del Mar Nero, a cui si aggiungono le preoccupazioni climatiche.
La situazione attuale non offre quindi una semplice risposta del tipo “comprare perché i prezzi salgono“. Per l’investitore diventa più importante capire quale parte del rally sia sostenuta dai fondamentali e quale sia invece alimentata dalla componente speculativa.
Le prossime settimane saranno decisive. Per il mais il mercato guarderà soprattutto al raccolto americano e alle esportazioni; per il grano, invece, ogni aggiornamento sul Mar Nero potrà avere un impatto significativo.
Dopo il forte rally di agosto, dunque, la prudenza aumenta insieme alle opportunità. I massimi triennali possono rappresentare l’inizio di una nuova fase rialzista delle commodity agricole, ma anche un livello dal quale partire con prese di profitto molto rapide. Per chi vuole esporsi al settore, seguire raccolti, scorte, domanda, esportazioni e geopolitica sarà più importante che mai.
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