Obbligazioni convertibili cosa sono

Negli ultimi anni vanno molto di moda le obbligazioni convertibili e i bond perpetui ma cosa sono? Prima di investire i tuoi risparmi in obbligazioni perpetue e magari correre il rischio di perdere i tuoi soldi, ti consiglio di approfondire l’argomento come si deve. In questo paragrafo troverai tutte le informazioni di cui hai bisogno per investire sulle obbligazioni convertibili e su quelle perpetue.

Il linguaggio adottato è semplice e questo non è un caso. L’obiettivo di questa guida sulle obbligazioni è quello di permetterti di investire i risparmi riducendo il margine di rischio.

Prima di analizzare le protagoniste di questo post, ossia le convertibili e le perpetue, ti rimando alle informazioni preliminari contenute nella guida su cosa sono e come funzionano le obbligazioni.

Obbligazioni convertibili cosa sono

Obbligazioni convertibili cosa sono


Le obbligazioni convertibili sono strutture formate da un’obbligazione con cedola (che può essere indistintamente fissa oppure variabile) e da un’opzione di acquisto sull’azione della stessa società emittente (procedimento diretto) o di una terza società (metodo indiretto). Le obbligazioni convertibili (la definizione che abbiamo dato prima spiega il significato dell’aggettivo “convertibili”) ci pongono dinanzi ad una scelta. Come investitore, infatti, puoi scegliere se esercitare l’opzione (e quindi scegliere di ritirare l’azione dando in cambio la nostra obbligazione) oppure rinunciarvi (e quindi continuare a mantenere nel nostro portafoglio l’opzione originaria).

Le obbligazioni convertibili ti fanno percepire, come tutte le obbligazioni, un interesse periodico. Se poi decidi di non esercitare l’opzione avrai diritto al rimborso del capitale a scadenza, viceversa se decidi di procedere alla conversione acquisterai i diritti tipici delle azioni.

Obbligazioni convertibili: vantaggi

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Prima di decidere di investire in obbligazioni convertibili, ti suggerisco di aver ben chiari quali sono i vantaggi di questo tipo di bond.

Le obbligazioni convertibili hanno un basso onore per interessi più basso rispetto al semplice prestito obbligazionario. La differenza tra questi due tassi rappresenta una parte del costo della facoltà che come risparmiatore dovrai pagare.

Nel procedimento indiretto, gli emittenti sono chiaramente due, la società che emette le azioni e l’intermediario che colloca le obbligazioni convertibili. Questi due enti hanno un “rating”diverso: la prima ha un “rating” peggiore del secondo che si indebita a un tasso migliore di quello che potrebbe spuntare la società. L’intermediario infatti, una volta emesse le obbligazioni trasferisce alla società la raccolta effettuata, concedendole un prestito ad un tasso conveniente.

Non ti è chiaro questo concetto? Allora un esempio di procedimento indiretto potrà aiutarti per meglio mettere a fuoco.

•  La società A che ha un rating basso, si rivolge ad un intermediario B che ha un rating migliore del suo. L’intermediario B emette l’obbligazione convertibile a condizioni che sono meno onerose di quelle che altrimenti sarebbero imposte dal mercato alla società A.

•  La società A delibera l’aumento di capitale “riservato” e prepara le azioni da consegnare in caso di conversione.

•  L’intermediario incassa il controvalore delle obbligazioni emesse e lo gira alla società A che corrisponde un interesse.

•  L’intermediario a questo punto versa ai possessori delle obbligazioni convertibili le cedole, per un valore che è inferiore all’interesse incassato dalla società A.

•  La società A, a questo punto, ha un costo per interessi inferiore a quello che avrebbe sopportato in caso di emissione diretta delle convertibili.

L’obbligazione convertibile costa al debitore meno dell’obbligazione ordinaria. Questo avviene anche perché l’obbligazione convertibile non potrebbe essere emessa per una somma che è inferiore al capitale nominale.  

A volte può accadere che le azioni destinate alla conversione non siano nella disponibilità dell’ente emittente. In questo caso l’ente in questione dovrà deliberare un aumento di capitale “riservato” e il titolo dovrà essere offerto in prelazione ai vecchi possessori dell’opzione.

Viceversa se l’aumento di capitale viene deliberato dopo l’emissione delle obbligazioni convertibili Se l’operazione sul capitale è deliberata successivamente all’emissione delle convertibili (e queste non sono scadute) allora il diritto di opzioni potrà essere esercitato anche dai semplici obbligazionisti.

Come puoi capire se le obbligazioni convertibili convengono o no?

Uno dei parametri che sicuramente ti possono aiutare per comprendere la convenienza della sottoscrizione di un prestito obbligazionario convertibile, è il valore del rapporto sussistente tra azione e obbligazione. Si tratta di un fattore che viene specificato in sede di accordo e che non può essere modificato durante il rapporto, a meno che non ci sia il consenso esplicito di entrambe le parti.

Se ritieni che le obbligazioni convertibili non facciano al tuo caso, allora puoi prendere in considerazione la possibilità di investire in obbligazioni perpetue. Nell’ottica di un investimento consapevole dei tuoi risparmi, ti invito a leggere il paragrafo seguente. Ti ricordo anche che, tra i tipi di bond più cercati ci sono anche i bond corporate.

LEGGI ANCHE – Obbligazioni societarie cosa sono e come funzionano

Obbligazioni perpetue cosa sono

obbligazioni perpetue cosa sono

Le obbligazioni perpetue rientrano, dal punto di vista didattico, tra i cosiddetti strumenti innovativi di capitale ossia tra quegli strumenti di raccolta “caratterizzanti dalla capacità di combinare alcune delle caratteristiche delle emissioni obbligazionarie (pagamento di cedole) con quelle delle emissioni azionarie prive dei diritti amministrativi, creando un veicolo di finanziamento intermedio sia in termini di remunerazione garantita sia in termini di privilegio nel rimborso dei creditori delle banche”.

Ho riportato questa definizione didattica per dovere di completezza. Cercherò ora di semplificare all’osso questo ragionamento rispondendo con parole semplice alla domanda cosa sono le obbligazioni perpetue (e ovviamente come funzionano).

I prestiti obbligazionari perpetui sono dunque dei titoli a metà strada tra azioni e obbligazioni. Il prezzo delle obbligazioni perpetue è molto volatile in quanto è determinato, oltre che dal solito andamento dei tassi, anche da quelle che sono le future prospettive dell’ente che le ha emesse, solitamente una banca come Unicredit o Intesa Sanpaolo.

È bene precisare, proprio a proposito degli enti autorizzati ad emettere, che le obbligazioni perpetue possono far parte del patrimonio di base dell’istituto emittente, solo ed esclusivamente se si verificano particolari condizioni.

  1. la banca che cura l’emissione deve appartenere ad un Paese dell’Unione Europea;
  2. l’eventuale rimborso da parte dell’ente emittente non può essere esercitato prima che siano trascorsi dieci anni dall’emissione e deve essere comunque autorizzato dalla Banca d’Italia;
  3. analogamente al punto due, anche eventuali clausole di revisione automatica del tasso di remunerazione (step-up) non possono esserci prima che siano trascorsi dieci anni dall’emissione;
  4. le obbligazioni perpetue devono prevedere, nel relativo contratto, la possibilità che non vengano staccate le cedole a noi investitori, nell’eventualità in cui la banca non ha pagato i dividendi agli azionisti;
  5. il contratto obbligazionario deve prevedere la possibilità che lo stacco delle cedole venga sospeso nel caso in cui il coefficiente patrimoniale complessivo della banca sia inferiore al 5%;
  6. gli interessi non pagati (vedi punto 4 e punto 5) sono persi per sempre;
  7. la banca deve dare garanzia che le somme rastrellate attraverso l’emissione dell’obbligazione perpetua, siano nella sua piena disponibilità;
  8. in caso di fallimento della banca, gli obbligazionisti perpetui sarebbero subordinati a tutti gli altri creditori.

Obbligazioni perpetue: vantaggi e rischi

Obbligazioni cosa sono

Come puoi intuire leggendo l’elenco su riportato, i vantaggi delle obbligazioni perpetue non sono poi tanti. Infatti investire i risparmi in obbligazioni perpetue significa assumere il rischio derivante dalle molte condizioni sfavorevoli proprie di questa tipologia di titoli.

Se decidi di comprare obbligazioni perpetue dovrai mettere in conto che: c’è il rischio che non ti vengano riconosciuti gli interessi se la banca, per il periodo considerato, non distribuisce dividendi ai suoi azionisti; nel caso in cui dovessi perdere le cedole non potrai successivamente recuperarle; corri il rischio di perdere i tuoi interessi anche nel caso in cui il coefficiente patrimoniale della banca, per un dato, periodo scenda sotto soglia il 5% e, per finire, una volta che hai deciso di comprare obbligazioni perpetue non puoi cederle in un mercato secondario, ma dovrai sempre tenerle nel tuo portafoglio di investimento.

A fronte dei tanti rischi delle obbligazioni perpetue, ci sono ovviamente dei vantaggi. Comprare bond perpetui conviene se sei alla ricerca di alti interessi che solo questo tipo di prestito obbligazionario può darti.

Investire in obbligazioni perpetue significa andare a caccia di alti rendimenti, ma non dimenticare che corri il rischio di perdere tutti i tuoi risparmi o di lasciare per strada molte cedole (migliore delle ipotesi in quadro negativo).

Se sei attratto dai bond perpetui, ti consiglio sempre di non investire tutto il tuo capitale in questi tipi di obbligazioni. Impara a gestire il rischio leggendo la guida su come diversificare i risparmi.

Ad ogni modo nonostante questi alti rischi, le obbligazioni perpetue sono molto ricercate, soprattutto da chi accetta forti rischi pur di avere (quando possibile) un flusso cedolare elevato o da chi crede di poter essere in grado di fare trading approfittando dell’alta volatilità del prezzo di questi bond.

Per conoscere i metodi di acquisto di questa tipologia di bond ti rimando alla guida su come comprare le obbligazioni e scegliere le migliori.

Concludo con una curiosità storica: un classico esempio di obbligazione perpetua è il bond di 1,5 mld di euro lanciato nel 2009 da Intesa Sanpaolo e riservato agli intermediari finanziari e agli investitori istituzionali, operanti sul mercato internazionale, con esclusione, quindi, del mercato retail. L’emissione prevedeva la possibilità per Intesa Sanpaolo di esercitare  la facoltà di rimborso anticipato a partire dal decimo anno, ovverosia nel 2019. Per i primi dieci anni, l’obbligazione perpetua, a tasso fisso, offriva una cedola all’8,375%, mentre dal decimo anno in poi, in caso di mancato esercizio della facoltà di rimborso anticipato, il tasso sarebbe passato al variabile con indicizzazione all’Euribor e con scadenza a tre mesi più 687 punti base annui.