Sul mercato europeo, il gas naturale continua a muoversi vicino ai massimi delle ultime settimane. Nella seduta del 5 ottobre il contratto front-month sul TTF olandese scende leggermente dello 0,2% e si porta intorno a 74,50 euro per megawattora, in una fase caratterizzata da una volatilità ancora elevata ma da movimenti più contenuti rispetto alle settimane precedenti.
Il quadro resta condizionato soprattutto dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dal rischio di nuove interruzioni alle infrastrutture energetiche e dalla situazione degli stoccaggi europei. Allo stesso tempo, alcuni segnali di recupero dell’offerta contribuiscono a frenare ulteriori accelerazioni immediate dei prezzi.
Il riferimento europeo, però, non deve essere confuso con quello utilizzato per analizzare le previsioni tecniche sul gas naturale statunitense. In questo caso il mercato di riferimento è l’Henry Hub, quotato al NYMEX in dollari per milione di British thermal units, che torna sopra la soglia dei 3 dollari. Ed è proprio quest’ultimo livello a diventare centrale per le prospettive di breve periodo.
Gas naturale sopra 3 dollari: perché il livello diventa decisivo
Sul mercato statunitense il prezzo è quindi riuscito a riportarsi sopra la soglia psicologica dei 3 dollari, dopo una prima correzione piuttosto marcata.
Il recupero non cancella però la debolezza osservata nelle sedute precedenti. La scorsa settimana si era infatti conclusa con una perdita complessiva di circa il 3,6%, segnale di un mercato nel quale la pressione ribassista rimane presente nonostante il rimbalzo.
I 3 dollari assumono quindi un doppio significato. Dal punto di vista tecnico rappresentano un’area di supporto appena riconquistata, mentre da quello psicologico costituiscono una soglia facilmente identificabile dagli operatori e capace di influenzare il sentiment nelle prossime sedute.
La prima metà di ottobre potrebbe dunque diventare importante per capire se il recupero può trasformarsi in una fase di maggiore stabilità oppure se si tratta soltanto di una pausa all’interno del movimento ribassista precedente.
Cosa succede se il gas torna sotto i 3 dollari
Una nuova discesa sotto quota 3 dollari aumenterebbe il rischio di un ritorno della pressione dei venditori.
Il primo livello da osservare si trova intorno a 2,92 dollari. Una rottura decisa di questa area potrebbe riportare rapidamente l’attenzione sul successivo obiettivo a 2,88 dollari, trasformando il recupero degli ultimi giorni in un nuovo falso segnale rialzista.
La perdita anche di 2,88 dollari renderebbe invece più probabile un’estensione della correzione verso 2,80 dollari. Si tratta di un livello già raggiunto il 10 settembre e che potrebbe rappresentare un test particolarmente importante per la struttura di breve termine.
Uno scenario del genere riporterebbe il mercato sui minimi osservati poche settimane fa e confermerebbe la difficoltà del gas naturale statunitense nel costruire una fase rialzista stabile.
Leggi anche: Euro dollaro va verso i minimi annuali? Cause e conseguenze
Cosa serve per migliorare le previsioni sul gas naturale
Per rendere il quadro meno fragile è necessario innanzitutto che quota 3 dollari venga difesa nelle prossime sedute. Una permanenza stabile sopra questa soglia ridurrebbe la probabilità di nuovi affondi immediati verso 2,92 e 2,88 dollari.
Non sarebbe però sufficiente, da sola, per parlare di inversione rialzista. Dopo il calo registrato nella settimana precedente, il mercato dovrebbe mostrare una maggiore capacità di consolidare il recupero e costruire minimi progressivamente più alti.
Anche i fondamentali continueranno a incidere. Negli Stati Uniti l’andamento delle temperature, delle scorte e della produzione rimane determinante per l’Henry Hub. L’EIA ha indicato per il 2026 un prezzo medio atteso del gas statunitense vicino a 3,80 dollari per MMBtu, ma le quotazioni di breve periodo possono discostarsi sensibilmente dalle medie annuali.
In Europa, invece, il TTF rimane sostenuto da un premio geopolitico molto più pronunciato. Gli stoccaggi inferiori rispetto allo scorso anno e la competizione internazionale per i carichi di LNG continuano a mantenere il mercato sensibile a qualsiasi nuova tensione sull’offerta.
Per le previsioni sul gas naturale, dunque, il quadro resta diviso: in Europa il riferimento si mantiene su valori elevati intorno a 74,5 euro/MWh, mentre sul mercato statunitense la partita di breve periodo si concentra soprattutto sulla capacità dell’Henry Hub di difendere i 3 dollari. Una tenuta di questa soglia potrebbe favorire il consolidamento; una nuova rottura al ribasso riaprirebbe invece rapidamente lo spazio verso 2,92, 2,88 e, in uno scenario più debole, 2,80 dollari.
Seguici su Telegram! Iscriviti qui
Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















