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Il cambio euro dollaro chiude settembre sotto pressione, dopo aver raggiunto martedì 29 quota 1,1312 dollari, il livello più basso da maggio 2025. La moneta unica ha perso oltre il 2% nell’ultimo mese, penalizzata dal rafforzamento della valuta americana e dalle differenti prospettive economiche delle due sponde dell’Atlantico.

Nel pomeriggio di mercoledì 30 settembre, tuttavia, si registra un parziale recupero, con il cambio tornato nell’area di 1,135-1,136 dollari. A favorire il movimento sono arrivati anche nuovi dati sull’inflazione statunitense, inferiori alle attese, che hanno temporaneamente ridimensionato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi.

La debolezza dell’euro rimane comunque un elemento da osservare attentamente, soprattutto per chi investe in azioni americane, ETF internazionali, obbligazioni in dollari e materie prime.

Perché l’Euro sta perdendo terreno contro il dollaro

Il rafforzamento del dollaro nasce principalmente dalla combinazione tra rendimenti obbligazionari statunitensi elevati e aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

A settembre la Fed ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, mentre la tenuta dell’economia americana e le persistenti pressioni inflazionistiche hanno alimentato le aspettative di ulteriori interventi restrittivi.

Parallelamente, il rendimento dei Treasury decennali ha superato il 5%, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2007.

Per gli investitori internazionali, rendimenti americani più elevati possono aumentare l’interesse verso le attività denominate in dollari, sostenendo la domanda della valuta statunitense.

La situazione europea presenta invece maggiori elementi di fragilità. L’aumento dei costi energetici, i timori sulla crescita economica e le preoccupazioni relative ai conti pubblici di alcuni Paesi contribuiscono a indebolire l’euro.

Anche gli ultimi indicatori economici hanno mostrato qualche difficoltà: a settembre la fiducia dei consumatori dell’Eurozona è peggiorata, mentre l’indicatore generale del sentiment economico è sceso a 97,9 punti.

I nuovi dati americani possono cambiare la situazione?

La seduta del 30 settembre introduce però un elemento importante.

L’indice PCE, uno degli indicatori dell’inflazione maggiormente osservati dalla Federal Reserve, ha registrato un incremento mensile dello 0,3%, inferiore allo 0,4% previsto.

La pubblicazione ha contribuito a indebolire il dollaro e a ridurre i rendimenti dei Treasury, consentendo all’euro di recuperare parte delle perdite.

Già nelle ore precedenti, alcune dichiarazioni dei rappresentanti della Fed avevano ridimensionato le aspettative di un intervento immediato sui tassi.

Il quadro rimane quindi incerto. I dati economici continuano a influenzare le aspettative degli operatori, mentre le prospettive della politica monetaria americana rappresentano una delle principali variabili per l’andamento del cambio.

Euro debole: cosa cambia per azioni ed ETF

Per chi investe dall’Italia, il primo effetto riguarda gli strumenti finanziari denominati in dollari.

Un euro più debole aumenta il valore in euro di un investimento americano, anche quando la quotazione dell’attività sottostante rimane invariata.

Chi possiede azioni statunitensi, quindi, può beneficiare del rafforzamento del dollaro attraverso la conversione valutaria. Il risultato complessivo dipende comunque dall’andamento dei titoli acquistati.

Lo stesso ragionamento riguarda gli ETF che replicano indici internazionali con una componente significativa di azioni americane.

Attenzione, però, a un particolare: acquistare un ETF quotato in euro non significa necessariamente eliminare il rischio valutario. Bisogna considerare le valute alle quali sono esposte le attività sottostanti e l’eventuale presenza di una copertura.

Gli ETF EUR Hedged utilizzano strumenti finanziari per ridurre l’esposizione alle oscillazioni del cambio. Questa protezione presenta tuttavia costi e caratteristiche specifiche e può limitare i benefici derivanti da un eventuale rafforzamento del dollaro.

Obbligazioni, BTP e materie prime: gli altri effetti

Il cambio influenza anche il mercato obbligazionario.

Chi possiede Treasury americani non coperti dal rischio valutario deve considerare sia il rendimento dei titoli sia l’andamento del dollaro. Un suo apprezzamento può aumentare il valore dell’investimento espresso in euro, mentre un successivo indebolimento potrebbe ridurlo.

Per i BTP, invece, l’effetto è prevalentemente indiretto. I movimenti dei Treasury, le aspettative sui tassi europei e le pressioni inflazionistiche possono influenzare i rendimenti richiesti dagli investitori e, conseguentemente, i prezzi delle obbligazioni già in circolazione.

Un altro mercato da osservare è quello delle materie prime quotate in dollari, a partire dall’oro. Il rafforzamento della valuta americana modifica il loro valore per gli investitori europei, aggiungendo una componente valutaria alle oscillazioni delle quotazioni internazionali.

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Cosa osservare nelle prossime sedute

Dopo aver raggiunto i livelli più bassi da maggio 2025, l’euro ha recuperato terreno, ma il movimento del 30 settembre non permette ancora di stabilire se la recente fase di debolezza sia terminata.

L’attenzione degli operatori si concentra adesso sui prossimi dati relativi al mercato del lavoro americano, sulle indicazioni della Federal Reserve e sulle prospettive della politica monetaria europea.

Per chi investe, l’andamento del cambio rappresenta quindi una variabile da affiancare alla valutazione dei singoli strumenti finanziari, soprattutto quando il portafoglio presenta un’esposizione significativa alle attività denominate in dollari.

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