Le azioni Mediobanca crollano sul fondo Ftse Mib e a metà seduta segnano un passivo monstre del 6,3% a 25,68 euro, dopo aver raggiunto un minimo intraday a 25,18 euro. Per avere la misura della specificità del sell-off in atto su Piazzetta Cuccia è sufficiente guardare al resto del listino di riferimento: la seconda peggiore, Prysmian, sta infatti perdendo il 2,58% e il paniere di riferimento di Piazza Affari, nel suo complesso, viaggia addirittura in leggero rialzo.
Il crollo di Mediobanca non è quindi riconducibile ad una generica debolezza di Borsa Italiana. Dietro le vendite su Piazzetta Cuccia c’è invece una vicenda ben precisa: la nuova offensiva di Intesa Sanpaolo su MPS e il rischio che questa possa rimettere in discussione il percorso verso la fusione tra Monte dei Paschi e Mediobanca.
L’aut aut di Intesa cambia la partita su MPS
Il rilancio dell’OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS è il fatto del giorno a Piazza Affari. Come abbiamo avuto modo di evidenziare nell’articolo sulle nuove condizioni dell’offerta, la componente cash è stata portata a 1,25 euro per azione, dai precedenti 1 euro, mentre è stato confermato il concambio di 1,6 azioni Intesa per ogni titolo MPS.
Soprattutto Ca’ de Sass ha lanciato un ultimatum a Monte dei Paschi: se l’assemblea della banca toscana in agenda il 29 ottobre dovesse approvare uno o più dei punti dell’ordine del giorno relativi alle OPS di MPS su Banco BPM e Banca Generali, Intesa non rinuncerà alle condizioni di efficacia della sua OPAS e ne invocherà il mancato avveramento. In questa situazione, l’offerta diventerebbe definitivamente inefficace e decadrebbe.
Ed è proprio qui che nasce il collegamento con Mediobanca che potrebbe essere alla base del forte ribasso di Piazzetta Cuccia in borsa.
Perchè le azioni Mediobanca scendono dopo la mossa di Intesa Sanpaolo
Con il suo aut-aut Intesa Sanpaolo non si è limitata a bloccare sul nascere ogni eventuale tentativo di MPS di giocare al rialzo approvando le OPS su Banco BPM e Banca Generali. La banca guidata da Messina nel comunicato ufficiale con cui ha reso noto rialzo della componente cash e ultimatum a Monte dei Paschi, ha preso posizione anche sulla fusione tra MPS e Mediobanca.
Qui occorre un attimo riavvolgere il nastro degli eventi perchè quando aveva lanciato l’OPAS su MPS, Intesa aveva assunto proprio il perfezionamento della fusione con Mediobanca come scenario di riferimento. Ora, però, Ca’ de Sass ritiene preferibile che quell’operazione venga realizzata successivamente al completamento della sua OPAS su Monte Paschi, sempre se quest’ultima dovesse andare buon fine.
I motivi di questo cambio di marcia di Ca’ de Sass? Semplicemente evitare sovrapposizioni nei processi di integrazione informatica e operativa e ridurre il rischio di duplicazione dei costi. Insomma una questione prettamente tecnica ha spinto la banca guidata da Messina a dettare le sue condizioni a MPS. Operativamente se Intesa dovesse riuscire a conquistare MPS (e, come vedremo tra poco, le le possibilità che ciò si verifichi a seguito dei primi effetti concreti dell’aut auto sono aumentate di botto), l’attuale percorso della fusione MPS Mediobanca potrebbe cambiare tempi e modalità, perché a quel punto sarebbe il nuovo management di Intesa a dover gestire l’integrazione del Monte e non quest’ultimo direttamente.
Ecco, vedendo la forte discesa delle azioni Mediabanca in atto oggi, viene da pensare che proprio questa possibilità venga incorporata nel sell in atto su Piazzetta Cuccia. Insomma prima il mercato ragionava sulla fusione MPS-Mediobanca come parte del percorso già avviato; oggi deve invece mettere in conto una vittoria di Intesa, un cambio di regia sul Monte e una possibile posticipazione dell’integrazione con Piazzetta Cuccia.
Il fatto è che, questo scenario, ha discrete probabilità di concretizzarsi e questo nona causa di ragionamenti astratti ma sulla base di una mossa concreta.
Delfin con Intesa aumenta le probabilità di una vittoria dell’OPAS
La seconda tessera del puzzle che spiega il forte ribasso delle azioni Mediobanca l’ha inserita Delfin con il suo impegno formale ad aderire all’OPAS di Intesa su MPS con l’intera partecipazione detenuta nella banca toscana ossia 534.676.825 azioni, pari al 17,6% del capitale.
Non si tratta soltanto di una dichiarazione esplicita di sostegno (che già pesa come un macigno). Delfin, rendendo noto il suo posizionamento, si infatti è impegnata anche a partecipare all’assemblea MPS del 29 ottobre mantenendo una condotta di voto coerente con le condizioni dell’offerta. Insomma anche su questo fronte le deduzioni sono semplici da fare perchè come se un blocco del 17,6% venisse sostanzialmente schierato dalla parte di Intesa.
Ma il sostegno di Delfin rende più solido il fronte favorevole all’OPAS di Intesa allora aumenta anche la probabilità che MPS possa arrivare a scegliere la strada indicata da Messina anziché procedere con il progetto costruito dal management di Luigi Lovaglio. In questo scenario la fusione MPS Mediobanca verrebbe gestita da Intesa Sanpaolo in una fase successiva.
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