grafico a candele
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Anche se sembra che se ne parli solo tra gli addetti ai lavori (e sono tantissimi visto che stiamo parlando della quotata più amata dagli italiani, le azioni Enel hanno perso rapidamente lo smalto che avevano mostrato fino a neppure un mese fa. Il titolo del colosso elettrico italiano quota oggi 8 settembre a 8,95 euro, in calo di circa lo 0,5% rispetto alla seduta precedente riportandosi nuovamente sotto la soglia psicologica dei 9 euro. L’entità del ribasso potrebbe sembrare contenuta ma se si somma a quello registrato in tutte le ultime settimane, ecco che emerge un numero che, per forza di cose, induce a ragionare. E’ quello relativo alla performance recente: nell’ultimo mese Enel ha lasciato sul terreno circa il 10% (mentre resta +14% su base annua).

La correzione è arrivata dopo una fase di forte apprezzamento. Il titolo aveva infatti superato i 10 euro per l’ultima volta il 7 agosto dopo essersi spinto anche a ridosso dei 10,20 euro, massimi estivi. Da allora il quadro è progressivamente cambiato e il prezzo ha iniziato a perdere terreno. Il risultato di tutta questa dinamica è che quello che era stato per buona parte dell’anno un titolo con performance positiva si trova ora con una variazione da inizio 2026 sostanzialmente invariata.

Cosa sta succedendo alle azioni Enel? La spiegazione non sembra essere legata a un improvviso deterioramento dei conti della quotata. Al contrario, i fondamentali continuano a mostrare una buona tenuta. A pesare sul sentiment del mercato sono piuttosto la precedente corsa del titolo, il deterioramento della struttura tecnica e, soprattutto, le prospettive sui tassi BCE che pesano tanto quando si ha a che fare con una utility. E allora proviamo a fare il punto sulla fase che le azioni Enel stanno attraversando.

Azioni Enel: la correzione è partita dopo i massimi estivi

Per capire cosa sta accadendo alle azioni Enel bisogna innanzitutto guardare al movimento dei prezzi. Dopo avere raggiunto in estate un’area superiore a 10,20 euro, il titolo ha progressivamente perso forza. I tentativi di recupero sono stati respinti a livelli sempre più bassi, mentre i successivi ribassi hanno portato alla rottura di diverse aree di prezzo che avevano sostenuto la quotazione.

La prima fase di discesa ha riportato Enel verso 9,80 euro. Da qui è partito un rimbalzo che, però, non ha avuto la forza necessaria per riportare stabilmente il titolo sopra i livelli precedenti. La pressione in vendita è quindi tornata a manifestarsi prima in prossimità dei 10 euro e successivamente più in basso.

Particolarmente importante è stata la perdita di quota 9,5 euro che per alcune sedute aveva rappresentato un’area di equilibrio. Una volta ceduto questo supporto, il movimento ribassista ha accelerato e anche le zone di 9,30 prima e 9,20 euro dopo sono state attraversate senza una reazione significativa dei compratori.

Il risultato di questo trend è la definizione di una struttura di breve periodo caratterizzata da massimi e minimi decrescenti. Anche l’incremento dei volumi osservato nelle fasi più recenti di discesa contribuisce a descrivere un quadro nel quale, almeno per ora, l’offerta prevale sulla domanda.

Questo non significa automaticamente che la correzione sia destinata a proseguire, ma indica che il ribasso di Enel non può essere considerato semplicemente un movimento marginale. Dopo un calo del 20%, sembra proprio che sia scattata una rivalutazione del prezzo che il mercato è disposto a riconoscere al titolo.

Tassi BCE: perché aumento pesare sulle utility come Enel

Dal quadro tecnico passiamo all’analisi fondamentale. Driver da considerare almeno in parte responsabile del retro-front di Enel non può no essere la prospettiva di politica monetaria della BCE. Senza dilungarci più di tanto, teoricamente un rialzo del costo del denaro tende ad essere un fattore generalmente poco favorevole per le utility.

Il motivo è legato innanzitutto alla struttura finanziaria di queste società. Aziende come Enel devono sostenere ingenti investimenti per costruire, mantenere e sviluppare reti e infrastrutture energetiche. Una parte significativa di queste attività viene finanziata attraverso il debito. Quando il costo del denaro aumenta, quindi, rifinanziare il debito e contrarre nuovi finanziamenti diventa più costoso, con possibili ripercussioni sul costo complessivo del capitale e sulla redditività futura.

C’è poi un secondo meccanismo: la concorrenza tra dividendi azionari e rendimento dei titoli di Stato. Le utility vengono spesso considerate dagli investitori come titoli difensivi e da reddito proprio per la capacità di distribuire dividendi. Se i rendimenti offerti dai titoli di Stato aumentano (a causa del rialzo dei tassi), però, una parte degli investitori può trovare più interessante ottenere un rendimento attraverso strumenti obbligazionari, riducendo l’attrattività relativa delle azioni delle utility.

Il fatto che sia scontato un rialzo dei tassi BCE nella riunione di settembre, potrebbe aver contribuito alla revisione delle valutazioni del settore. Questo fattore, tuttavia, va distinto dall’andamento dei fondamentali specifici di Enel, che al momento non evidenziano un deterioramento paragonabile alla correzione registrata dal titolo. Enel resta realtà solidissima.

Fondamentali Enel sempre molto solidi

La distanza tra andamento del titolo e risultati operativi è probabilmente uno degli aspetti più interessanti della situazione attuale. Nel primo semestre 2026 Enel ha registrato un EBITDA ordinario di 11,8 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’utile netto ordinario si è attestato a circa 3,9 miliardi, anch’esso in aumento del 3%, mentre l’EPS è cresciuto del 5% a 0,40 euro.

Ancora più significativo è il dato relativo all’EBITDA depurato dal contributo del trading energetico. In questo caso la crescita raggiunge il 10%, con un valore di circa 11,5 miliardi di euro. È un elemento importante perché mostra la progressiva maggiore incidenza delle attività più strutturali del gruppo rispetto a una componente, quella del trading, maggiormente legata alla volatilità dei prezzi dell’energia.

Anche i numeri del secondo trimestre mostrano una buona tenuta. I ricavi sono saliti a 20,33 miliardi di euro, dai 18,74 miliardi dello stesso trimestre del 2025, mentre l’utile operativo ha raggiunto 3,70 miliardi. Il risultato netto attribuibile agli azionisti è aumentato a 1,88 miliardi, contro 1,42 miliardi di un anno prima.

Il quadro fondamentale, quindi, non sembra raccontare una storia di crisi operativa. La correzione delle azioni Enel appare piuttosto legata alla combinazione tra una precedente rivalutazione molto forte del titolo, il successivo deterioramento della price action e il contesto meno favorevole per le utility determinato dalle aspettative sui tassi.

Anche il consensus degli analisti mantiene una lettura relativamente costruttiva: secondo i dati riportati da MarketScreener, su 23 valutazioni considerate, 8 sono buy, 11 hold e 2 sell/underperform, con un target medio a dodici mesi di 10,27 euro che, ai prezzi attuali, significa upside potenziale del 14%. I singoli giudizi degli analisti sono però molto diversi tra loro. Ad esempio Goldman Sachs indica 12 euro mentre RBC Capital aveva indicato 8,80 euro (miglior e peggior obiettivo di prezzo).

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Tornando ad oggi, sul piano tecnico, uno sguardo attento dovrebbe essere dato all’area tra 8,80-8,90 euro (appena sotto ai minimi intraday a 8,91 euro) che è diventata una fascia da osservare per provare a capire come reagirà il mercato dopo la discesa. Proprio su questa zona si può verificare se la pressione in vendita inizia a perdere intensità dopo il forte arretramento delle ultime settimane oppure no.

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