Poste Italiane ha rilanciato sull’OPAS TIM aumentando la componente cash proprio a pochi giorni dalla chiusura dell’offerta. Il nuovo corrispettivo riconosciuto agli azionisti che porteranno le azioni Telecom Italia in adesione sale infatti da 1,67 a 1,97 euro per ogni titolo, con un incremento di 30 centesimi. La componente in azioni resta invece invariata: per ogni titolo dell’ex monopolista consegnato vengono riconosciute 0,218 azioni Poste Italiane.
Il ritocco modifica quindi in modo concreto il valore dell’offerta. Considerando tutto quello che è avvenuto nelle scorse settimane, inevitabile chiedersi se dopo il rilancio, conviene aderire all’OPAS di Poste su TIM. Per rispondere bisogna partire dal nuovo valore implicito dell’offerta, confrontarlo con il prezzo di borsa delle azioni Telecom Italia e considerare anche il valore delle azioni Poste ricevute. Il quadro, rispetto a quello precedente, è sicuramente più favorevole per chi sta valutando l’adesione (su questo non ci sono dubbi) ma il margine, anche dopo il ritocco non è comunque così ampio da rendere la scelta a occhi chiusi.
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Poste alza il cash: cosa cambia per chi aderisce all’OPAS TIM
La modifica più importante riguarda dunque la componente monetaria. Poste Italiane ha deciso di portarla a 1,97 euro per ogni azione TIM, lasciando invariato il rapporto di concambio di 0,218 azioni Poste per ciascun titolo TIM.
Tradotto in termini pratici, chi possiede 10 azioni TIM e decide di aderire riceverà 19,70 euro in contanti e 2,18 azioni Poste Italiane. Prima del rilancio il cash sarebbe stato pari a 16,70 euro, quindi l’incremento è di 3 euro ogni 10 azioni consegnate.
È proprio questa componente aggiuntiva a rendere più interessante l’operazione per gli azionisti TIM. Il valore dell’OPAS, infatti, non può essere valutato guardando soltanto ai 1,97 euro cash: bisogna aggiungere il valore di mercato delle azioni Poste che vengono riconosciute attraverso il concambio.
Poste ha comunque chiarito che il corrispettivo incrementato è quello finale dell’offerta e che non sono previsti ulteriori aumenti. Per chi sta aspettando un altro rilancio, quindi, questo elemento deve essere considerato attentamente: la società ha messo sul tavolo altri 30 centesimi, ma non lascia intendere che possa esserci un ulteriore miglioramento delle condizioni prima della chiusura dell’operazione, fissata per 11 settembre. Prendere o lasciare.
Il nuovo valore dell’OPAS: TIM vale 7,83 euro secondo il calcolo
Lato operativo il dato più interessante non è tanto il cash aggiuntivo ma il calcolo del valore implicito. Con il prezzo ufficiale delle azioni Poste pari a 26,90 euro alla chiusura del 4 settembre, la componente azionaria dell’offerta vale circa 5,86 euro per ogni azione TIM.
A questo importo bisogna aggiungere i 1,97 euro cash. Il risultato porta il valore complessivo implicito dell’OPAS a circa 7,83 euro per ogni azione TIM.
Il confronto con il mercato è quindi immediato. Nella seduta del 7 settembre, le azioni TIM e Poste sono crollate: le prime hanno chiuso a 7,47 euro, con un ribasso del 3,56%, mentre la quotata gialla ha terminato gli scambi a 26,25 euro, in calo del 2,42%.
Sulla base dei prezzi di chiusura del 7 settembre, dunque, il valore implicito del corrispettivo sarebbe leggermente diverso rispetto ai 7,83 euro calcolati utilizzando i 26,90 euro di Poste del 4 settembre. È un aspetto da non trascurare perché la componente azionaria rende il valore dell’OPAS variabile in funzione della quotazione di Poste.
Il nuovo corrispettivo, calcolato sui 26,90 euro di Poste, incorpora comunque un valore di 7,83 euro per TIM, superiore ai 7,47 euro del titolo sul mercato. In altre parole, sulla carta l’azionista TIM che aderisce ottiene un valore maggiore rispetto a quello che potrebbe incassare vendendo oggi il titolo sul mercato.
Il confronto storico è ancora più significativo: sulla base del prezzo di Poste del 20 marzo (quando venne annunciata l’OPAS), pari a 21,46 euro, il corrispettivo incrementato esprimeva una valorizzazione di 6,65 euro per azione TIM, con un premio implicito del 14,16% rispetto al prezzo TIM della data di riferimento. La crescita del titolo Poste nei mesi successivi ha quindi aumentato anche il valore della parte azionaria dell’offerta.
Adesioni all’OPAS ancora basse: perché Poste ha deciso di rilanciare
Il rialzo del corrispettivo arriva in un momento delicato per l’OPAS. A pochi giorni dalla chiusura dell’offerta, le adesioni risultavano infatti pari al 6,15%. Considerando anche il 20% circa di TIM già detenuto da Poste, la partecipazione complessiva si porta intorno al 26%.
Numeri ancora lontani dall’obiettivo necessario per ottenere il controllo dell’assemblea straordinaria, fissato a due terzi del capitale, quindi al 66,67%.
È questo uno dei motivi per cui il rilancio sul cash assume un peso particolare. Poste ha bisogno di rendere l’offerta più appetibile per convincere gli azionisti TIM ancora indecisi. Il problema non riguarda soltanto il prezzo, ma anche gli equilibri societari e finanziari dell’operazione.
Con il precedente corrispettivo, infatti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso Cassa Depositi e Prestiti, sarebbe sceso dal 64,2% al 50,01% di Poste. L’incremento della componente cash consente quindi a Poste di migliorare l’appeal dell’operazione senza modificare il rapporto di concambio.
Dal punto di vista industriale, il gruppo guidato da Matteo Del Fante continua a considerare strategica l’operazione. Poste sostiene che l’aumento del cash non modifica sostanzialmente i benefici economici e finanziari attesi per i propri azionisti. L’impatto sull’utile per azione di Poste è confermato positivo dal 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028, mentre la leva finanziaria pro-forma del nuovo gruppo è stimata a 1,5 volte a fine 2026.
Detto questo per l’azionista TIM, il dato fondamentale resta un altro: quanto vale oggi il pacchetto ricevuto in cambio delle proprie azioni?
Ora conviene aderire all’OPAS TIM? Il nuovo calcolo per l’investitore
Con le nuove condizioni la risposta è più favorevole rispetto a qualche giorno fa. Il passaggio da 1,67 a 1,97 euro cash migliora infatti il valore certo dell’offerta, mentre il rialzo delle azioni Poste rispetto a marzo ha fatto aumentare anche il valore della componente azionaria.
Utilizzando il prezzo di Poste del 4 settembre, l’OPAS riconosce implicitamente 7,83 euro per ogni azione TIM, contro i 7,47 euro della chiusura del 7 settembre. C’è quindi un differenziale positivo di circa 36 centesimi per azione, pari a poco meno del 5% rispetto alla quotazione di TIM.
Per un investitore che sta valutando esclusivamente il confronto tra vendere TIM sul mercato oppure aderire all’OPAS, il nuovo prezzo rappresenta quindi un miglioramento evidente. Ma non va dimenticato che circa tre quarti del valore dell’offerta derivano dalla componente azionaria: il valore finale dipende anche dall’andamento di Poste.
Questo significa che aderire non equivale a incassare integralmente 7,83 euro per ogni azione TIM. L’azionista riceve 1,97 euro cash e azioni Poste, il cui valore può salire o scendere dopo il regolamento dell’offerta.
C’è poi un altro elemento da considerare: gli azionisti TIM che aderiranno riceveranno anche l’acconto sul dividendo di Poste relativo all’esercizio 2026, previsto per il 25 novembre 2026. Poste ha inoltre confermato la propria politica dei dividendi e l’intenzione di adottare una politica di distribuzione crescente a partire dal 2027.
Il rilancio, quindi, rende l’adesione più interessante ma non elimina (ne potrebbe mai farlo) il rischio legato alla componente azionaria. Per chi vuole monetizzare TIM e considera interessante diventare azionista Poste, è innegabile che le nuove condizioni aumentano l’attrattività dell’operazione.
A pochi giorni dalla chiusura dell’11 settembre, la situazione è quindi più chiara: Poste ha aumentato il prezzo e l’OPAS oggi riconosce un valore implicito superiore alla quotazione di TIM. A questo punto la decisione finale dipende soprattutto dal valore che l’investitore attribuisce alle azioni Poste ricevute e dalle proprie aspettative sul futuro di TIM.
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