L’oro arriva a novembre dopo uno dei mesi più difficili degli ultimi anni. Il prezzo spot ha perso almeno il 6% durante il mese di ottobre, registrando il peggior risultato per questo mese dalla crisi finanziaria del 2008.
La flessione si è accentuata nell’ultima seduta del mese. Il 30 ottobre l’oro spot è sceso del 3,5% a 3.880,97 dollari l’oncia, toccando il livello più basso dall’ottobre 2025, mentre i futures statunitensi con scadenza a dicembre hanno chiuso a 3.898,90 dollari.
Il 2 novembre sono tornati gli acquisti sui prezzi più bassi. Nelle prime ore della giornata l’oro spot ha recuperato circa lo 0,6%, avvicinandosi nuovamente a quota 3.900 dollari. Il rimbalzo non cancella però la correzione accumulata nelle settimane precedenti e lascia aperta la domanda principale: il calo di ottobre è terminato oppure novembre potrebbe riservare nuovi ribassi?
Perché il prezzo dell’oro è sceso così tanto a ottobre
Una delle principali pressioni sull’oro continua ad arrivare dalla politica monetaria statunitense. Il 28 ottobre la Federal Reserve ha lasciato i tassi tra il 3,75% e il 4%, mentre due membri del FOMC avrebbero preferito un aumento di 25 punti base.
L’inflazione statunitense resta superiore all’obiettivo della banca centrale e la crescita economica non mostra ancora un rallentamento tale da rendere imminente una nuova fase di riduzione dei tassi. Rendimenti reali elevati aumentano il costo opportunità di detenere oro, che non distribuisce cedole o interessi.
L’ultima fase del ribasso presenta però una caratteristica particolare. Durante il forte calo del 30 ottobre i rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti: quello decennale è sceso verso il 4,94%. Una dinamica che rende insufficiente attribuire l’intera correzione dell’oro all’aumento dei rendimenti obbligazionari.
Il sell-off dei titoli tecnologici potrebbe aver costretto alcuni investitori a vendere posizioni sull’oro per ottenere liquidità e coprire perdite o richieste di garanzie su altri investimenti. In queste condizioni perfino un bene rifugio può essere venduto rapidamente per raccogliere denaro.
Il primo rimbalzo di novembre riporta l’oro verso 3.900 dollari
La nuova settimana è iniziata in direzione opposta. Il 2 novembre il prezzo spot è risalito intorno a 3.897 dollari, mentre il future dicembre ha superato temporaneamente 3.906 dollari.
Il movimento sembra essere stato favorito dagli acquisti dopo il forte ribasso precedente. Una parte degli investitori ha quindi approfittato delle quotazioni inferiori per rientrare sul mercato.
Per ora si tratta però di un recupero limitato. La soglia dei 4.000 dollari l’oncia resta il riferimento più importante nel breve periodo. Una risalita stabile sopra questo livello potrebbe ridurre la pressione ribassista emersa durante ottobre.
Al contrario, una nuova discesa sotto l’area dei 3.880 dollari, vicina ai minimi registrati a fine mese, riporterebbe l’attenzione sui livelli inferiori già osservati durante la correzione.
Cosa potrebbe succedere al prezzo dell’oro a novembre
Il mese di novembre potrebbe rimanere caratterizzato da oscillazioni elevate. Il primo elemento da osservare sarà l’andamento dei tassi statunitensi e del dollaro. Nuovi segnali di inflazione persistente rafforzerebbero le aspettative di una politica monetaria restrittiva più lunga, creando nuove difficoltà per l’oro.
La prossima riunione della Federal Reserve è prevista per l’8 e 9 dicembre, per cui i dati macroeconomici pubblicati durante novembre avranno un peso rilevante sulle aspettative del mercato.
Un secondo fattore riguarda i mercati azionari. Se le vendite nel settore tecnologico dovessero proseguire, l’oro potrebbe inizialmente subire nuove liquidazioni legate alla ricerca di liquidità. Una fase di maggiore avversione al rischio più ordinata potrebbe invece riportare capitali verso i tradizionali beni rifugio.
Restano poi gli acquisti delle banche centrali, uno degli elementi che negli ultimi anni hanno sostenuto strutturalmente la domanda di oro. Prezzi inferiori ai massimi raggiunti nei mesi precedenti potrebbero attirare nuovi acquisti istituzionali e investitori con un orizzonte temporale più lungo.
Novembre potrebbe diventare il mese della stabilizzazione?
Dopo la perdita superiore al 6% di ottobre, lo scenario di novembre appare quindi diviso tra possibile recupero tecnico e rischio di nuove vendite.
Il ritorno sopra i 3.900 dollari osservato il 2 novembre rappresenta un primo segnale di reazione, ma non è ancora sufficiente per indicare un’inversione della tendenza recente. La capacità dell’oro di recuperare e mantenere quota 4.000 dollari potrebbe fornire indicazioni più significative.
Sotto i minimi di fine ottobre, al contrario, la correzione potrebbe proseguire. Sullo sfondo rimangono inflazione, decisioni della Federal Reserve, andamento del dollaro, tensioni geopolitiche e acquisti delle banche centrali.
Dopo il peggior ottobre degli ultimi 18 anni, novembre si apre quindi con un mercato molto diverso da quello che aveva accompagnato la precedente corsa dell’oro: le quotazioni sono più basse, la volatilità è aumentata e il prossimo movimento dipenderà soprattutto dalla capacità degli acquisti sui ribassi di trasformarsi in una ripresa più duratura.
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