prezzo oro prosegue calo
Perché continua il calo del prezzo dell'oro (www.risparmioggi.it)
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Il prezzo dell’oro continua a scendere e arriva a mettere sotto pressione anche la soglia dei 4.000 dollari l’oncia. Dopo essere sceso durante la seduta fino a 3.986,50 dollari, il metallo prezioso ha recuperato parte delle perdite riportandosi sopra quota 4.000, ma il bilancio settimanale resta pesante: il calo supera il 3,5% e si avvia a essere il peggiore da giugno.

A pesare è soprattutto il nuovo aumento del petrolio, che sta riaccendendo i timori sull’inflazione e sulle prossime mosse della Federal Reserve. A questo si aggiungono le vendite che stanno interessando diversi asset dopo la brusca correzione dei titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale.

Perché il prezzo dell’oro sta scendendo

Il principale ostacolo per l’oro arriva in questo momento dal forte rincaro dell’energia. Il Brent si è spinto sopra i 113 dollari al barile, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi cinque mesi dopo la nuova escalation delle tensioni in Medio Oriente.

Un petrolio più caro può tradursi in maggiori pressioni sui prezzi di trasporti, produzione ed energia. Gli investitori temono quindi che l’inflazione americana possa impiegare più tempo a rientrare e che la Federal Reserve debba mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo.

Per l’oro questa prospettiva rappresenta un fattore sfavorevole. Il metallo prezioso non distribuisce interessi, quindi diventa relativamente meno interessante quando titoli di Stato e altri strumenti finanziari continuano a offrire rendimenti elevati.

Ecco perché, in questa fase, persino l’aumento delle tensioni geopolitiche non è riuscito a sostenere le quotazioni.

Il mercato guarda alla Federal Reserve

L’attenzione si sposta adesso sulla riunione della Federal Reserve del 27 e 28 ottobre.

Le attese prevalenti indicano tassi invariati in questa occasione, ma il mercato continua a valutare la possibilità di un nuovo rialzo a dicembre. Le probabilità implicite sono salite intorno all’80%, proprio mentre il rincaro dell’energia alimenta nuovi dubbi sul percorso dell’inflazione.

Un’altra indicazione importante arriverà il 29 ottobre, quando saranno pubblicati i dati sull’indice PCE, la misura dei prezzi seguita con particolare attenzione dalla banca centrale americana.

Se l’inflazione dovesse mostrare ancora una certa resistenza, le aspettative di tassi elevati potrebbero continuare a pesare sull’oro. Dati più deboli potrebbero invece ridurre le attese di ulteriori strette monetarie e offrire al metallo prezioso l’occasione per recuperare terreno.

Perché l’oro scende anche mentre le Borse sono in difficoltà

La correzione sta mostrando anche un comportamento apparentemente insolito. Mentre le azioni tecnologiche hanno subito forti vendite e gli investitori hanno acquistato Treasury americani, l’oro non ha beneficiato del consueto ruolo di bene rifugio.

Una spiegazione arriva dalla necessità di reperire liquidità.

Quando i mercati attraversano correzioni molto rapide, alcuni operatori possono vendere anche posizioni in guadagno per coprire perdite registrate altrove o ridurre l’esposizione complessiva. L’oro diventa così una fonte immediata di liquidità proprio durante le fasi di maggiore volatilità.

Le vendite sul settore AI possono quindi aver contribuito indirettamente alla discesa delle quotazioni del metallo prezioso.

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Previsioni oro: cosa succede sotto i 4.000 dollari

Dal punto di vista tecnico, 4.000 dollari rappresentano ora il livello da osservare con maggiore attenzione.

Il prezzo è già sceso temporaneamente sotto questa soglia, ma è poi riuscito a riportarsi sopra. Una permanenza stabile sotto i 4.000 dollari rafforzerebbe però il segnale ribassista e potrebbe riportare le quotazioni verso l’area compresa tra 3.960 e 3.940 dollari. Alcune analisi individuano successivamente una possibile area di supporto vicino ai 3.900 dollari.

Sul fronte opposto, un recupero sopra 4.100-4.120 dollari sarebbe il primo segnale di miglioramento. Più in alto, l’area dei 4.150 dollari rappresenterebbe un altro livello importante per capire se la pressione ribassista sta perdendo forza.

Nel brevissimo periodo saranno quindi soprattutto petrolio, inflazione e aspettative sui tassi americani a guidare il prezzo.

Il quadro di medio termine resta più articolato. La domanda delle banche centrali e le tensioni geopolitiche continuano a offrire sostegno strutturale all’oro, mentre una futura discesa dei tassi reali potrebbe riportare interesse sul metallo. Prima, però, il mercato dovrà capire quanto a lungo la Fed intenda mantenere una politica monetaria restrittiva e se quota 4.000 riuscirà a resistere alla nuova ondata di vendite.

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