piattaforma petrolio e grafico di crollo
Crollo azioni Saipem (www.risparmioggi.it)
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Nel primo in cui la borsa sta effettivamente subendo il condizionamento della guerra Usa – Iran, quasi tutto si sta muovendo come da attese. Crollano automotive e banche che imbottiscono il Ftse Mib e parallelamente avanzano difesa e titoli petroliferi. Rispettata quindi la view che era stata prospettata alla vigilia. C’è solo una “storia” che stride con quelle che erano le previsioni e soprattutto con quello che imporrebbe la logica: il crollo delle azioni Saipem.

Il titolo engineering si sta avvicinando a metà sessione con un rosso monstre del 3,4% a 3,45 euro dopo essere sceso addirittura fino a testare il supporto a 3,40 euro (che per ora sembra aver retto). La questione è che non solo le azioni Saipem stanno crollando ma che addirittura figurano nel gruppo delle peggiori della seduta. Praticamente il rosso di Saipem si affianca a quello di BPER Banca, Monte dei Paschi, Stellantis e di tutti gli altri bancari che pagano la guerra Usa – Iran. In quanto titolo petrolifero, però, Saipem non dovrebbe essere affatto lì ma dovrebbe figurare accanto a Eni che è in vetta al Ftse Mib. E allora la domanda viene da sè: come si può spiegare il crollo di oggi delle azioni Saipem? Quali sono le ragioni di questa “eccezione”? Perchè gli investitori che stanno cavalcando il rally del prezzo del petrolio, vendono le Saipem? Sono tutti interrogativi che ruotano attorno alla stessa questione.

Crollo azioni Saipem con guerra Usa – Iran: cosa succede in borsa

La situazione è questa: nonostante l’aumento dei prezzi del greggio e la crescita dei titoli energetici, le azioni Saipem vanno a picco mostrando una volatilità superiore alla media del settore. La discesa odierna è di certo significativa (nessuno può dire il contrario) ma va inquadrata nel contesto più ampio: Saipem è stato il titolo migliore del Ftse Mib nei primi due mesi del 2026, con un rialzo del 47,2%, dopo un 2025 difficile. Complessivamente, considerando i prezzi di un anno fa, il titolo presenta un rialzo del 60%, e nei soli ultimi sei mesi ha guadagnato oltre il 45%.

Questi numeri spiegano subito una cosa: il crollo di oggi è un ritracciamento naturale, non un segnale di debolezza strutturale.

La forza accumulata nei mesi scorsi rende fisiologico qualche movimento correttivo, specialmente in una giornata di alta tensione geopolitica come quella generata dalla guerra in Iran.

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Perché Saipem crolla: rischi operativi e pressione degli short

Ragioniamo per ipotesi. Il forte ribasso di Saipem sembra essere il risultato di un mix di fattori. Tanto per iniziare la quotata engineering non è un petrolifero puro: il suo business è legato anche alla costruzione e manutenzione delle piattaforme offshore. L’escalation militare in Medio Oriente e la situazione nello Stretto di Hormuz stanno creando incertezza sulle operazioni e potenziali blocchi delle attività, che aumentano il rischio percepito dagli investitori.

In più non va mai scordato che il titolo è da tempo tra i più shortati del Ftse Mib con circa il 12% del capitale in posizioni ribassiste. Molti di questi short sono stati aperti a febbraio, pronti a sfruttare qualsiasi correzione. In un contesto volatile come quello odierno, questa struttura non fa che amplificare ulteriormente il ribasso. Insomma è come se chi di dovere stesse attendendo un input qualsiasi per vendere.

Infine, il forte rialzo degli ultimi mesi rende il titolo più vulnerabile a ritracciamenti tecnici: un -3/4% oggi è del tutto coerente con la necessità di una pausa dopo mesi di rally continuo. È una sorta di respiro necessario per stabilizzare i guadagni e permettere agli investitori di valutare nuovi ingressi.

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Cosa possono fare i trader: strategie e opportunità

Per chi opera sui mercati, la situazione di Saipem può presenta diverse possibilità. I trader più speculativi che guardano al breve termine possono considerare l’occasione per speculare sul ribasso, approfittando della volatilità e dei livelli tecnici, ma con estrema attenzione al rischio. Gli short attivi e la sensibilità del titolo agli eventi geopolitici richiedono stop-loss stretti e una gestione della posizione molto prudente (non è da tutti).

Gli investitori che invece hanno orizzonte di medio-lungo potrebbero valutare il ribasso come un’opportunità di ingresso: il titolo resta in forte crescita nell’anno e mantiene fondamentali solidi, legati sia alla domanda energetica sia ai progetti di infrastrutture offshore. Mediare il prezzo in questa fase può ridurre il rischio e sfruttare il potenziale di rialzo futuro, soprattutto se le tensioni geopolitiche dovessero attenuarsi.

Tirando quindi le somme: il crollo odierno di Saipem è la combinazione di fattori tecnici, geopolitici e strutturali: ritracciamento naturale dopo un rally eccezionale, rischi operativi legati alla guerra in Iran e pressione degli short. Sono questi elementi a spiegare la particolarità di un titolo petrolifero che va a picco nel giorno in cui i petroliferi volano per effetto della guerra Usa – Iran.

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