Il crollo delle azioni EasyJet è un dato di fatto. Quel -5% ad appena 370 GBX visibile sul grafico nel primo pomeriggio una qualche preoccupazione per forza di cosa la fa venire anche perchè di mezzo c’è la grave crisi che si prospetta per il settore aereo a seguito della penuria di carburante fuel per effetto del blocco di Hormuz (fattore generale) e il trauma provocato dai risultati preliminari del primo semestre fiscale 2026 diffusi in mattinata dalla compagnia aerea britannica con annesso alert sulla semestrale definitiva.
Il ragionamento deduttivo che i venditori hanno potuto fare lo possiamo facilmente immaginare: alleggerirsi subito perchè c’è già un chiaro impatto negativo della guerra in Iran sulle compagnie aeree e il rischio che gli effetti possano essere ancora più duri nei prossimi mesi è alto. Insomma la crisi causata dai possibili problemi alle forniture di carburante fuel è appena all’inizio. E infatti, come nel classico effetto dominio, a cascata il crollo delle azioni EasyJet ha portato con sè anche i titoli delle altre compagnie aeree lowcost a partire da Ryanair che è il calo del 2,5%.
Quanto sta avvenendo non fa una piega. La domanda però è un’altra: quanto c’è da avere paura del crollo delle azioni EasyJet? Il sell-off è tutto frutto dell’allarme sui conti semestrali e l’impatto della guerra oppure c’è dell’altro? Partiamo proprio dai fatti ossia l’alert che emerge dai preliminari trimestrali.
La semestrale di EasyJet sotto esame: cosa preoccupa i trader
Quelli presentati da EasyJet questa mattina (e da cui è poi scaturito il sell-off) sono conti preliminari relativi al semestre terminato il 31 marzo. “Dentro” quindi ci sono ci sono ben 31 giorni di conflitto e chiusura di Hormuz visto che l’inizio delle ostilità della terza guerra del Golfo è stato il 28 febbraio.
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Un sesto della semestrale di EasyJet è stato impatto dal conflitto che, per una compagnia aerea ha significato cancellazione di intere rotte, aumento del prezzo del petrolio e possibili alle forniture di carburante fuel. L’impatto sui conti è stato inevitabile. Il rialzo del prezzo del greggio ha significato per EasyJet costi aggiuntivi per 25 milioni di euro alla voce “spese per fuel”. Da qui una prospettiva molto cupa su quella che sarà la semestrale definitiva. Il management lo ha detto molto chiaramente: le previsioni sono per una perdita ante-imposte nel range 540-560 milioni di euro. La “verità” si saprà tra poco più di un mese: il 21 è prevista l’uscita dei conti semestrali definitivi.
La risposta del mercato è però arrivata già oggi: vendite. Giuste o eccessive non sta a noi dirle. Quello però che è certo è che nella semestrale di EasyJet ci sono tante altre sfaccettature che sembrano quasi essere passate in secondo piano.
La realtà sull’allarme lanciato da EasyJet
Il rally del prezzo del petrolio è stato un dramma per EasyJet: innegabile. Non ci sono dubbi sul fatto che quello che succederà nei prossimi mesi dipenderà proprio dai movimenti del greggio. In più c’è la questione delle forniture che sarà la grande incognita della prossima estate. Se ci dovesse essere una carenza di fuel i conti delle compagnie aeree subirebbero contraccolpi ancora maggiori di quelli già incassati perchè nel mezzo della tempesta finirebbe la stagione dei viaggi per eccellenza: l’estate.
Questo dicono gli analisti e questo, forse più degli stessi conti preliminari, ha animato chi si è scatenato a vendere azioni EasyJet.
Ma la compagnia britannica cosa dice? Qui ci sono più sfumature.
Nel terzo trimestre risultano essere stati venduti il 63% dei biglietti, il 2% in meno rispetto a un anno fa; nel quarto piazzato il 30% del totale contro il 32% di un anno fa. La flessione quindi c’è perchè c’è ovviamente tanta incertezza.
Ma ci sono anche indicazioni meno pessimistiche. Per affrontare il caro carburanti, EasyJet ha coperto attraverso hedging il 70% del suo fabbisogno per l’estate. Il pricing è stato fissato a 706 dollari per tonnellata di fuel. Resta fuori un 30% che farà i conti con la volatilità del mercato. Lo scenario è cupo perchè basta una variazione di 100 dollari per generare un impatto di 40 milioni di sterline sui costi.
E qui finiscono i numeri e si passa alle rassicurazioni. Quelle dell’Ad Jarvis che ha ricordato che EasyJet è realtà finanziariamente solida, con 4,7 miliardi di liquidità e capacità di resistere alle sfide. Sulle parole come sempre si va sulla fiducia.
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Le azioni EasyJet hanno perso il 55% in 5 anni
Le azioni EasyJet stanno crollando: è un fatto. Ma non è che prima della guerra Iran (e di tutto quello che ne è conseguito se la stessero passando bene!). Dai grafici: -22% anno su anno e -55% nel quinquennio.
C’è una crisi prima più forte poi meglio gestita che dura da dopo il lockdown per il covid. La compagnia lowcost britannica non si è mai davvero ripresa da quegli anni pur con i naturali rimbalzi che ci sono stati. Sempre grafico ben largo: stiamo parlando di un titolo che nel suo momento migliore passava di mano a oltre 1500 GBX (giugno 2018). I prezzi attuali sono lontani da quelli di allora e questo non è un caso ma il risultato di un mercato come quello delle lowcost molto competitivo. Insomma EasyJet se non stava soffrendo anche prima della questione Hormuz comunque non scoppiava di salute. I problemi c’erano.
E il posizionamento degli analisti è un pò espressione di tutto questo: proprio nel giorno dell’allarme, MarketScreener riporta 5 buy, 7 hold e 2 sell tra le 18 coperture attive. Target price medio 5,02 GBP con upside del 29% rispetto ai valori in corso.
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