facciata borsa di Milano e loghi Poste e TIM
OPA di Poste Italiane su Telecom Italia (www.risparmioggi.it)
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Poste Italiane ha conquistato il controllo di TIM, ma la partita non è ancora finita. Dopo il boom di adesioni registrato nell’ultima giornata dell’OPAS, che ha portato la partecipazione complessiva della quotata gialla al 66,63% del capitale, ora l’attenzione si sposta su quello che succederà nelle prossime settimane. Archiviati i risultati (li vedremo tra poco), c’è da scommettere sul fatto che le domande che inizieranno a circolare da lunedì sul mercato saranno queste due: quanti altri azionisti TIM aderiranno alla riapertura dell’OPAS e quanto Poste Italiane riuscirà ad avvicinarsi al 90%. Insomma è già tempo di guardare al secondo tempo dell’operazione, quello che partirà lunedì 21 settembre con la riapertura dell’offerta.

Per gli azionisti TIM si apre quindi una nuova fase, mentre per Postesi avvicina sempre di più il momento di dimostrare che il controllo appena conquistato può trasformarsi nel progetto industriale annunciato. Sullo sfondo resta anche il comportamento dei due titoli: Poste ripartirà lunedì da 20,06 euro, in calo del 4,16% nell’ultimo mese, mentre TIM sarà a 7,62 euro, praticamente invariata rispetto a un mese fa.

Poste OPAS TIM: tutti i risultati finali

Prima di elencare i prossimi step dell’OPAS di Poste su TIM, facciamo un recap su tutti i numeri della prima fase. Spazio ai risultati finali, quindi.

Al termine della prima finestra di adesione sono state portate in offerta 993.608.722 azioni TIM, pari al 46,523% del capitale e al 58,230% dei titoli oggetto dell’offerta. Considerando anche le 429.363.990 azioni TIM già detenute da Poste, la partecipazione complessiva salirà a 1.422.972.712 azioni, equivalenti al 66,627% del capitale. Un livello che, di fatto, cambia gli equilibri societari e permette a Poste di esercitare il controllo di TIM.

Come accennavamo nell’intro, il dato più interessante è però quello arrivato nell’ultima seduta utile. Venerdì 11 settembre sono state consegnate 635.897.378 azioni TIM, oltre il 30% del capitale in una sola giornata. È la conferma che il rialzo del corrispettivo ha spostato gli equilibri proprio nel finale, convincendo molti azionisti che fino a quel momento avevano preferito attendere. La quotata gialla, dinanzi ad una situazione di stasi con adesioni sotto al 5%, aveva migliorato la componente cash di 30 centesimi per azione, portandola a 1,97 euro (più le 0,218 azioni Poste per ogni titolo TIM consegnato.

OPAS Poste TIM: il risultato è un successo, ma il 90% resta lontano

Il primo bilancio dell’operazione è senza dubbio positivo per Poste. La società non solo ha superato la soglia del 66%, ma lo ha fatto dopo aver rinunciato alla condizione di efficacia legata al raggiungimento del 66,67%. Il risultato finale del 66,627% è quindi sufficiente per assumere il controllo di TIM e per incidere in maniera determinante sulle future decisioni societarie.

Il dato conferma anche la strategia scelta da Poste. Il rilancio di 30 centesimi sulla componente cash ha fatto la differenza. Le adesioni dell’ultimo giorno sono quasi triplicate rispetto alla dinamica osservata nelle sedute precedenti e hanno portato in offerta oltre metà dei titoli che Poste puntava a raccogliere.

Non è un dettaglio secondario per gli investitori. La dinamica delle adesioni dimostra che una parte consistente degli azionisti TIM ha atteso fino all’ultimo prima di prendere una decisione, evidentemente valutando il nuovo corrispettivo più interessante rispetto alla proposta originaria.

Il raggiungimento del 66,627% rappresenta quindi un successo per Poste ma lo è anche per il governo Meloni, che ha sostenuto politicamente l’operazione e vede ora concretizzarsi il progetto di portare sotto il controllo del gruppo pubblico una delle principali infrastrutture industriali e di comunicazione del Paese.

Resta però un altro obiettivo, molto più ambizioso: il 90% del capitale di TIM. Questa soglia non è stata raggiunta nella prima fase e non può quindi essere considerata acquisita. Arrivarci consentirebbe di creare le condizioni per il delisting delle azioni TIM da Borsa Italiana, mentre l’attuale partecipazione garantisce già alla quotata controllo dell’ex monopolista ma lascia aperta la partita sulla struttura futura del gruppo.

Cosa succede dalla prossima settimana: pagamento e riapertura OPAS

Fin qui quello che è avvenuto. Vediamo adesso ciò che succederà dalla prossima settimana. Tutto è preciso e calendarizzato.

Il primo appuntamento sarà venerdì 18 settembre, quando verrà pagato il corrispettivo agli azionisti TIM che hanno aderito durante la prima finestra. A ciascun titolo consegnato verranno riconosciuti 1,97 euro in contanti e 0,218 azioni Poste, secondo i termini dell’offerta migliorata.

La prima finestra, però, non rappresenta la fine dell’OPAS. Il secondo passaggio decisivo arriverà infatti da lunedì 21 settembre, quando l’offerta verrà riaperta per cinque sedute consecutive di Borsa Italiana.

La riapertura si concluderà venerdì 25 settembre. In questa fase potranno quindi aderire ulteriori azionisti TIM, alle medesime condizioni economiche dell’offerta migliorata (quindi con i 30 centesimi).

È proprio questa la parte dell’operazione che potrebbe ancora modificare sensibilmente il risultato finale. Il boom delle adesioni registrato venerdì dimostra infatti che una quota rilevante degli azionisti ha deciso soltanto nell’ultima fase. Non è quindi da escludere che la stessa dinamica possa ripetersi durante la riapertura.

Per chi aderirà tra il 21 e il 25 settembre, il pagamento non avverrà però il 18 settembre. Il secondo appuntamento per il regolamento è infatti fissato al 2 ottobre, quando verrà corrisposto lo stesso corrispettivo previsto per la prima fase.

La riapertura rappresenta dunque il prossimo vero banco di prova dell’OPAS. Poste ha già ottenuto il controllo di TIM, ma può ancora aumentare la propria partecipazione e avvicinarsi ulteriormente alla soglia del 90%.

TIM dopo l’OPAS: il nodo del 90% e il futuro del nuovo gruppo

Come accennato nell’introduzione tra le questioni più importanti sul tavolo c’è proprio la percentuale di Telecom Italia che Poste riuscirà a raggiungere dopo la riapertura. Il 66,627% ottenuto nella prima fase è sufficiente per il controllo, ma non risolve tutti i nodi legati al futuro di TIM.

Con oltre due terzi del capitale, Poste dispone infatti di una posizione molto forte anche nell’assemblea straordinaria. In teoria, questo livello di partecipazione può consentire di approvare operazioni societarie di particolare rilievo, compresa una possibile fusione di TIM in una società non quotata. Non significa, però, che una simile strada debba necessariamente essere percorsa.

Molto dipenderà quindi dal risultato della riapertura e dalla composizione definitiva dell’azionariato.

L’obiettivo industriale dichiarato da Poste è quello di costruire un gruppo capace di integrare clienti, servizi finanziari, pagamenti e comunicazioni, con l’ambizione di rafforzare il posizionamento italiano nel processo di consolidamento europeo delle telecomunicazioni.

Le stime del gruppo indicano sinergie annue fino a 700 milioni di euro, mentre l’operazione, in caso di adesione totalitaria, comporterebbe un esborso complessivo per Poste nell’ordine di 3,3 miliardi di euro per la componente cash, finanziata attraverso debito bancario. Il nuovo gruppo avrebbe inoltre lo Stato come primo azionista, con una partecipazione indicata al 50,1%, e circa 150.000 dipendenti.

Per TIM, quindi, il passaggio di controllo è ormai una realtà. Per Poste, invece, la partita non è ancora completamente chiusa.

Passando al gergo calcistico, verrebbe da dire che primo tempo dell’OPAS si è chiuso con la vittoria di Poste. Il secondo comincia il 21 settembre e avrà come tema centrale il 90%.

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