Apple chiude l’anno fiscale 2026 con ricavi e utili superiori alle attese, ma Wall Street guarda già oltre i numeri della trimestrale. Le azioni della società di Cupertino hanno perso terreno dopo la pubblicazione dei risultati e nel premarket del 3 novembre il ribasso si è avvicinato al 4%.
A preoccupare gli investitori non sono le vendite dell’iPhone, arrivate a un nuovo record per il trimestre di settembre, bensì quello che potrebbe accadere alla redditività nei prossimi mesi. Il forte aumento dei prezzi dei chip di memoria sta facendo salire i costi di produzione, mentre Apple deve sostenere nuove spese legate allo sviluppo e alla diffusione delle funzionalità di intelligenza artificiale.
Trimestrale Apple sopra le attese: ricavi a 114,5 miliardi
Apple ha chiuso il quarto trimestre fiscale, terminato il 26 settembre, con ricavi per 114,5 miliardi di dollari, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato supera i circa 113,4 miliardi attesi mediamente dagli analisti. L’utile netto ha raggiunto 30,7 miliardi di dollari, mentre l’utile per azione si è attestato a 2,10 dollari, contro una previsione di mercato vicina a 1,99 dollari.
Il trimestre completa un anno fiscale nel quale Apple ha raggiunto 479 miliardi di dollari di fatturato, nuovo massimo storico.
A sostenere i risultati è stato soprattutto l’iPhone. Le vendite dello smartphone sono salite a circa 57,6 miliardi di dollari, il 17,5% in più rispetto a un anno prima e oltre le attese di Wall Street.
I servizi hanno raggiunto a loro volta un nuovo record, con ricavi intorno a 31,6 miliardi di dollari. Positivo il contributo dei Mac, mentre iPad e la divisione Wearables, Home and Accessories hanno registrato una flessione rispetto allo stesso trimestre del 2025.
Perché le azioni Apple stanno scendendo
La risposta si trova soprattutto nelle previsioni sul margine lordo, cioè nella quota di fatturato che rimane dopo aver sottratto i costi direttamente collegati alla produzione e ai servizi venduti.
Nel trimestre appena concluso Apple ha registrato un margine del 47,9%, favorito per circa un punto percentuale dai rimborsi tariffari.
Per il trimestre di dicembre la società prevede però un valore compreso tra 45% e 46%. Gli analisti si aspettavano circa il 46,3%.
La differenza può apparire limitata, ma assume un peso maggiore perché riguarda il trimestre natalizio, tradizionalmente uno dei periodi più importanti per Apple.
Wall Street si trova quindi davanti a due indicazioni differenti: la società continua a vendere molto e prevede una crescita dei ricavi tra il 7% e il 10% nel trimestre in corso, ma una quota inferiore di quel fatturato potrebbe trasformarsi in margine lordo.
Il prezzo delle memorie diventa il problema principale
Tra le ragioni della pressione sui margini ci sono i forti rincari dei chip di memoria, utilizzati in iPhone, Mac e negli altri dispositivi elettronici.
La domanda proveniente dai data center e dalle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale ha reso più teso il mercato delle memorie, facendo aumentare i prezzi dei componenti.
Apple ha potuto attenuare finora una parte dell’effetto utilizzando scorte acquistate in precedenza a prezzi inferiori. Questo vantaggio è però destinato a ridursi man mano che nuovi componenti vengono acquistati alle quotazioni più elevate.
Il management ha indicato che la pressione potrebbe proseguire oltre il trimestre di dicembre. Per proteggere la redditività, Apple può intervenire sui costi di altri componenti oppure modificare i prezzi dei prodotti, strada già utilizzata nel corso del 2026.
Quest’ultima soluzione comporta però un equilibrio delicato: prezzi più alti possono compensare l’aumento dei costi, ma espongono la società alla risposta dei consumatori, soprattutto sui dispositivi meno costosi.
Crescono le spese legate all’intelligenza artificiale
Alla questione delle memorie si aggiungono gli investimenti necessari per rafforzare l’offerta di intelligenza artificiale, a cominciare dalla nuova generazione di Siri.
Apple ha adottato finora un approccio agli investimenti differente rispetto ad altri grandi gruppi tecnologici, facendo maggiore affidamento su partner esterni invece di costruire direttamente enormi infrastrutture proprietarie.
Lo sviluppo dei nuovi servizi comporta comunque costi per server, elaborazione e licenze di tecnologie fornite da terzi.
Il mercato vuole quindi capire quanto rapidamente queste nuove funzioni potranno tradursi in maggiori vendite di dispositivi o nuove entrate, mentre le relative spese sono già presenti nei conti.
Le vendite restano forti, ma Wall Street guarda ai prossimi trimestri
Il calo delle azioni non cambia il fatto che la trimestrale Apple sia stata positiva sotto molti aspetti.
L’iPhone continua a generare ricavi record e la società prevede una crescita delle vendite superiore alle attese nel trimestre di dicembre. La base installata di dispositivi ha raggiunto un nuovo massimo e i servizi continuano a rappresentare una fonte sempre più rilevante di fatturato.
La reazione di Wall Street riflette però aspettative già molto elevate. Alla chiusura del 2 novembre le azioni Apple avevano guadagnato circa il 25% dall’inizio dell’anno e la società valeva quasi 5.000 miliardi di dollari in Borsa.
A queste valutazioni, superare le stime del trimestre può non essere sufficiente se le indicazioni sui mesi successivi mostrano una redditività inferiore alle previsioni.
Per le azioni Apple, nelle prossime trimestrali saranno quindi soprattutto l’evoluzione dei prezzi delle memorie, il margine lordo e la capacità di trasferire parte dei maggiori costi sui prezzi finali a determinare quanto la crescita dei ricavi riuscirà a tradursi in una crescita altrettanto robusta dei profitti.
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