A chi è sulle chart di trading non sarà di certo sfuggito il balzo in avanti registrato dal Dollar Index che nella giornata di ieri arrivato a testare a quota 100,7 i livelli più alti da fine luglio, prima di rientrare oggi in area 100. Il movimento del biglietto verde si è sviluppato quasi in parallelo all’indebolimento dell’oro, con il metallo prezioso sceso sotto i 4.320 dollari l’oncia.
Per capire perchè l’indice del dollaro Usa sta salendo è necessario focalizzare l’attenzione sulle prospettive della politica monetaria Usa. La FED ha appena aumentato il costo del denaro e alcuni suoi esponenti hanno lasciato aperta la possibilità di un’ulteriore stretta nei prossimi board. In questo contesto è maturata la salita del Biglietto Verde sui massimi di luglio prima dell’assestamento delle ultime ore. Ma andiamo con ordine.
Cosa è successo al Dollar Index nelle ultime sedute
Il Dollar Index (DXY) misura l’andamento del dollaro contro un paniere di principali valute e, proprio per questo, rappresenta un indicatore importante per leggere le aspettative degli investitori sulle prossime mosse della Federal Reserve. Il primo elemento da considerare è il cambio di percezione sulla politica monetaria americana. Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato i Fed Funds di 25 punti base, portando il range obiettivo al 3,75%-4%. Nel comunicato successivo alla riunione, la banca centrale ha ribadito che l’inflazione resta elevata e che l’obiettivo è riportarla verso il 2%.
Le proiezioni aggiornate della FED fotografano un quadro ancora articolato: per il 2026 il livello mediano atteso dei Fed Funds è al 4,1%, mentre per il 2027 scende al 3,9%. Questo significa che il mercato deve continuare a fare i conti con tassi Usa relativamente elevati ancora per un periodo significativo, soprattutto se le pressioni sui prezzi dovessero rimanere persistenti.
È proprio questa prospettiva a fornire sostegno al Biglietto Verde e quindi al DXY. Rendimenti più elevati negli Stati Uniti aumentano infatti l’attrattività relativa degli strumenti denominati in dollari e possono favorire flussi verso la valuta americana. Non c’è quindi da meravigliarsi se nelle ultime sedute il mercato ha iniziato a incorporare nuovamente uno scenario nel quale la banca centrale possa mantenere una linea restrittiva più a lungo del previsto.
Cosa sostiene il rally del Dollaro Usa
A complicare il quadro c’è il comportamento delle materie prime. Le tensioni in Medio Oriente hanno alimentato nelle scorse settimane i timori di nuove pressioni sui prezzi energetici, proprio mentre la FED cerca di riportare l’inflazione verso il target. Le proiezioni di settembre indicano per il 2026 un’inflazione PCE al 3,7%, mentre quella core è vista al 3,4%: numeri ancora lontani dal 2% considerato coerente con la stabilità dei prezzi.
Il petrolio ha però recentemente invertito direzione, con le quotazioni scese sui minimi delle ultime due settimane dopo le aperture diplomatiche Usa-Iran. Ovviamente il calo del greggio ha ridotto, almeno temporaneamente, le preoccupazioni inflazionistiche. Se il raffreddamento del petrolio dovesse proseguire, una parte ulteriore della pressione sull’inflazione potrebbe diminuire. Al contrario, una nuova accelerazione delle materie prime potrebbe rafforzare le aspettative per tassi più elevati e dare ulteriore sostegno al biglietto verde.
Il punto è che, come sta emergendo proprio in queste ore dall’assemblea generale delle Nazioni Unite in corso New York, i segnali che arrivano da Usa e Iran sono contrastanti. Difficile quindi dire se dall’inflazione ci sarà effettivamente meno pressione verso un ulteriore rialzo dei tassi FED.
Dollar Index e prezzi dell’oro si muovono in direzione opposta
Abbiamo già fatto cenno nell’introduzione all’andamento opposto tra Dollar Index e oro.
Ovviamente quello che sta accadendo non è una coincidenza. L’oro è quotato in dollari, quindi quando il biglietto verde si rafforza il metallo prezioso diventa più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute. Ciò può ridurre la domanda e contribuire alla pressione sulle quotazioni. Del resto già dalle sedute precedenti al balzo di DXY ai massimi da luglio, si poteva intuire come il progressivo rafforzamento del dollaro e l’aumento delle aspettative sui tassi FED stessero di fatto indebolendo il gold.
C’è poi un secondo elemento da considerare per comprendere la dinamica in atto: come noto l’oro non distribuisce interessi. Quindi quando aumenta l’attrattività degli strumenti obbligazionari in dollari grazie a rendimenti più elevati, il costo opportunità di detenere un asset senza rendimento tende ad aumentare. E questo è un secondo motivo per cui DXY e oro si stanno muovendo in direzioni opposte, fermo restando che il rapporto non è meccanico e può essere sempre alterato da inflazione e tensioni geopolitiche (quindi siamo dinanzi ad una corrispondenza inversa non lineare).
Cosa può succedere adesso al Dollar Index?
Dopo il ritorno sopra quota 100, il quadro di breve periodo resta costruttivo finché il Dollar Index riesce a mantenersi sopra l’area compresa tra 99,80 e 99,90, dove ci sono tutta una serie di riferimenti tecnici. Se il DXY dovesse tornare a crescere il primo livello da monitorare sarebbe attorno a 100,56 (quindi leggermente più sotto ai massimi recenti), dove c’è una prima resistenza. In caso di ulteriore spinta al rialzo, i prezzi dovrebbero misurarsi con una resistenza a oltre 101.
Questo nello scenario rialzista. All’opposto in quello ribassista, da tenere d’occhio è il supporto più prossimo a 100,18 la cui violazione aprirebbe la porta fino a 99,9 prima e poi, in caso di ulteriore pressione al ribasso, fino a 99,33.
L’intervallo di momento è quindi stretto e per questo sarà decisivo capire se il ritorno del Dollar Index sopra quota 100 riuscirà a consolidarsi oppure se il mercato inizierà a ridurre le posizioni sul Biglietto Verde. Come abbiamo visto dalla recente correlazione inversa, il comportamento dell’oro potrebbe offrire un’indicazione complementare: un DXY ancora forte manterrebbe pressione sul metallo prezioso, mentre un arretramento del dollaro potrebbe favorire una nuova reazione delle quotazioni dell’oro.
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