Il BTP marzo 2072 ISIN IT0005441883 è il titolo di stato italiano più lungo in circolazione e domani sarà protagonista dell’asta di medio-lungo termine con l’ottava tranche. Alla vigilia del collocamento, il titolo soprannominato matusalemme proprio per la sua durata-monstre, tratta attorno a 54,25 aggiornando i minimi annui a 54,34 che putacaso erano stati raggiunti appena ieri. Al di là dei centesimi, una quotazione simile in termini pratici si traduce nella possibilità di acquistare un lotto minimo da 1.000 euro nominali con poco più di 540 euro, contro i 1.000 euro che saranno rimborsati alla scadenza.
Ma perché un BTP italiano arriva a perdere quasi metà del proprio valore nominale? Sbarazziamo subito il campo da ogni equivoco per evitare fraintendimenti: il cosiddetto rischio Italia non centra nulla. Vero c’è il debito pubblico più alto, la situazione finanziaria è quella che è ma in fine dei conti non è che altri paesi europei siano messi meglio di questi tempi. Premesso questo, per capire perchè il BTP 2072 si compra a super-sconto, serve guardare alla lunghissima scadenza del titolo e alla sua elevatissima sensibilità ai tassi di interesse.
Quotazione BTP 2072 a 54 euro: la storia del crollo
Il BTP 2072 ISIN IT0005441883 è stato emesso nel marzo 2021 con una cedola fissa del 2,15% lordo annuo e scadenza al 1° marzo 2072. All’emissione il prezzo era sostanzialmente vicino alla pari; nell’ottobre 2021 il titolo ha addirittura raggiunto il suo massimo storico a 105,72 euro. Da quel momento è iniziata una lunga discesa.
Il motivo è legato soprattutto alla forte risalita dei rendimenti obbligazionari avvenuta negli anni successivi. Quando i tassi salgono, le vecchie obbligazioni con cedole più basse diventano meno interessanti rispetto ai nuovi titoli emessi con rendimenti superiori. Per rendere nuovamente competitivo un BTP che paga soltanto il 2,15%, il mercato deve quindi abbassarne il prezzo.
Nel caso del BTP 2072 questo effetto è particolarmente violento perché mancano ancora circa 45 anni e mezzo alla scadenza. Borsa Italiana indica una duration modificata di circa 22 anni, mentre il titolo ha registrato un massimo annuale di 61,72 euro a febbraio e un minimo di 54,34 euro a settembre.
La duration spiega bene il fenomeno: in termini semplificati, un aumento di un punto percentuale dei rendimenti di mercato può tradursi, per questo titolo, in una variazione del prezzo nell’ordine del 22%, a parità delle altre condizioni. È questa enorme sensibilità ai tassi che porta il BTP 2072 a muoversi molto più violentemente rispetto a un BTP con scadenza ravvicinata.
Cedola 2,15%, ma rendimento oltre il 4%: ecco perché
Il pezzo forte del BTP 2072 che nell’asta medio e lungo termine del 10 settembre si affiancherà ad altri due titoli, è il rendimento sul secondario. Se la cedola è soltanto del 2,15%, perché alla vigilia del collocamento questo titolo offre un rendimento lordo a scadenza intorno al 4,5%?
La spiegazione è nel prezzo di acquisto. La cedola viene infatti calcolata sul valore nominale di 100 euro, non sui 54-55 euro necessari oggi per acquistare il titolo. Chi compra a circa 54,5 euro continua quindi a ricevere la stessa cedola prevista dal BTP, ma sostiene un esborso iniziale molto più basso.
A questo si aggiunge il secondo elemento: alla scadenza lo Stato rimborserà 100 euro per ogni 100 euro nominali, non il prezzo pagato sul mercato secondario. Chi acquistasse oggi a circa 54,5 euro avrebbe quindi, ipotizzando di mantenere il titolo fino al marzo 2072, un recupero di circa 45,5 euro di valore nominale per ogni 100 euro investiti, oltre alle cedole incassate nel frattempo.
È proprio questa combinazione tra cedola e forte differenza fra prezzo di acquisto e valore di rimborso a spingere il rendimento lordo effettivo a scadenza verso il 4,5% e quello netto al 4,1%.
Quindi quel 4,5% non è la cedola: è il rendimento complessivo annualizzato che tiene conto sia dei flussi cedolari sia del recupero del capitale fino a 100.
Comprare il BTP 2072 a metà prezzo conviene? Il rischio sono i tassi
Il super-sconto del BTP matusalemme non deve però essere interpretato come un regalo privo di rischi. Il prezzo di 54 euro riflette proprio la natura estremamente lunga del titolo. Chi compra il BTP 2072 deve essere disposto a sopportare oscillazioni anche molto ampie del prezzo prima della scadenza.
Se i rendimenti di mercato dovessero scendere, il meccanismo potrebbe funzionare anche al contrario: il prezzo del BTP potrebbe recuperare rapidamente terreno. Se invece i rendimenti dovessero salire ancora, un titolo con duration superiore a 22 anni potrebbe subire nuove perdite significative.
Questo è il punto fondamentale per chi guarda all’asta di domani: il rendimento del 4,5% è interessante soprattutto per chi ragiona sul lungo periodo e può arrivare alla scadenza. Chi pensa invece di rivenderlo tra qualche anno deve considerare il rischio prezzo, che su un’obbligazione con scadenza nel 2072 è molto elevato (vendere BTP prima della scadenza sul secondario è sempre possibile ma ha pro e contro).
Insomma il BTP 2072 quota a circa metà del valore nominale perché il mercato sta chiedendo un rendimento molto più alto rispetto a quello incorporato nella cedola del 2,15%. Il prezzo è crollato per adeguare il rendimento alle nuove condizioni dei tassi; il rimborso a 100 euro, salvo eventi sul debito sovrano, resta invece quello previsto alla scadenza.
Concludiamo con una semplice domanda: il rendimento attuale è sufficiente a compensare il rischio di dover convivere per molti anni con un titolo estremamente sensibile ai movimenti dei tassi?
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