Monte dei Paschi prende posizione sull’Opas di Intesa Sanpaolo e alza il livello dello scontro nel risiko bancario italiano. Il Consiglio di amministrazione della banca senese non ha ancora espresso il giudizio formale sull’offerta, ma le osservazioni preliminari approvate all’unanimità mandano un segnale chiaro: alle condizioni attuali, la proposta di Ca’ de Sass non valorizza abbastanza Mps.
Oltre al prezzo, Siena contesta anche il modo in cui Intesa Sanpaolo immagina l’integrazione, le sinergie prospettate, i possibili passaggi antitrust e l’ipotesi di cedere una parte della rete. In parallelo resta aperta la strada Banco Bpm, considerata dal board meritevole di un’analisi più approfondita perché non partirebbe dalla disaggregazione del Monte.
Perché Mps giudica debole il prezzo dell’Opas
L’offerta di Intesa Sanpaolo prevede 1,6 azioni di nuova emissione più 1 euro in contanti per ogni azione Mps. Secondo il Cda senese, il premio incorporato rispetto ai prezzi precedenti all’annuncio è pari al 12,5%, un livello ritenuto basso se confrontato con operazioni simili nel settore bancario italiano.
La critica riguarda anche il rapporto tra il peso patrimoniale di Mps nella combinazione e la quota che verrebbe riconosciuta ai suoi azionisti. La banca senese sostiene che il Monte contribuirebbe in misura più alta al patrimonio netto tangibile del gruppo risultante, mentre agli azionisti Mps andrebbe una partecipazione inferiore nel capitale di Intesa dopo l’offerta.
Per Siena, quindi, il corrispettivo non rifletterebbe pienamente né il cambio di controllo né il valore che potrebbe essere trasferito a Intesa attraverso l’operazione. È una lettura che rende più difficile un’adesione senza modifiche, soprattutto dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato Carlo Messina, che nei giorni scorsi ha escluso un rilancio.
Il nodo delle sinergie e dello spezzatino
Un altro elemento contestato riguarda le sinergie. Intesa Sanpaolo stima benefici annui per circa 2,9 miliardi di euro, ma Mps considera quelle previsioni molto ambiziose rispetto alla dimensione della banca senese che resterebbe dentro il gruppo.
Il board guarda con cautela soprattutto al progetto industriale collegato all’offerta. Il piano prevede la cessione di circa 635 filiali a Unipol, che verrebbero poi integrate nel perimetro Bper. Per Mps, questa impostazione può ridurre il valore industriale del Monte, perché toccherebbe rete, clientela e marchio storico.
La banca senese teme che una parte del valore finisca agli acquirenti degli asset ceduti, invece che agli attuali azionisti Mps. Da qui la critica al possibile “spezzatino”, cioè a una soluzione che non terrebbe insieme tutte le attività della banca.
Antitrust, Generali e capitale: i rischi aperti
L’operazione deve fare i conti anche con il vaglio delle autorità. Mps segnala possibili criticità concorrenziali legate al rafforzamento di Intesa Sanpaolo nel credito e richiama anche il tema assicurativo, per i riflessi indiretti sulla partecipazione in Generali attraverso Mediobanca.
C’è poi il tema patrimoniale. Una parte dei benefici indicati da Intesa dipende dal trattamento regolamentare del Danish Compromise. Se il via libera non arrivasse, l’impatto sul Cet1 pro-forma potrebbe essere negativo. Anche questo elemento contribuisce alla prudenza del board senese.
Perché Banco Bpm resta in partita
Mentre prende tempo su Intesa, Mps lascia aperta la porta a Banco Bpm. La proposta di Piazza Meda viene considerata degna di un approfondimento perché avrebbe un’impostazione diversa: valorizzare l’intero perimetro del Monte, senza partire dalla cessione di rete, attività e marchio.
La partita resta quindi aperta. Intesa Sanpaolo mette sul tavolo la forza del primo gruppo bancario italiano, ma Mps chiede una valorizzazione più alta e minori incertezze industriali. Banco Bpm, invece, può provare a presentarsi come l’alternativa meno traumatica per Siena.
Per gli azionisti Mps, le prossime settimane saranno decisive. Il confronto riguarda anche quale progetto possa generare più valore senza disperdere ciò che il Monte ha recuperato dopo anni di ristrutturazione.
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