Gli ETF spot su XRP continuano a raccogliere capitali mentre il prezzo della criptovaluta non riesce a trasformare la crescente domanda istituzionale in un nuovo rally. È questa la contraddizione che caratterizza l’inizio di settembre per XRP: i flussi verso i prodotti quotati restano robusti, ma il token è ancora lontano dai massimi raggiunti ad agosto.
Oggi 1 settembre 2026, XRP si muove attorno a 1,37 dollari, in calo di circa l’1% nella seduta e dell’8,2% nell’ultima settimana. Il bilancio mensile rimane tuttavia positivo, con un rialzo del 25,9%, dopo la brusca discesa dal picco di agosto vicino a 1,70 dollari.
In questo contesto comprensibilmente ambiguo è più che legittimo chiedersi se gli afflussi negli ETF XRP possano rappresentare il carburante per una nuova fase rialzista oppure se la debolezza delle quotazioni del token stia anticipando un rallentamento della domanda sui fondi quotati.
ETF XRP, gli afflussi non si fermano: cosa sta comprando il mercato
Il dato più evidente è la continuità degli acquisti che caratterizza gli ETF XRP. Mai, prima di adesso, si era concretizzata una serie di afflussi così lunga da un punto di vista temporale e profonda per quello che riguarda i volumi. Nella seduta di lunedì gli ETF spot su XRP hanno registrato 5,64 milioni di dollari di afflussi netti, portando a dieci il numero di sedute consecutive caratterizzate da flussi positivi. La serie è iniziata il 18 agosto e ha, di fatto, ha messo la parola fine a una fase di forte volatilità sul sottostante.
Ancora più significativo è il bilancio della scorsa settimana: gli afflussi netti negli ETF XRP hanno superato 110 milioni di dollari, il miglior risultato settimanale dall’inizio di dicembre 2025.
Non è però soltanto una dinamica dell’ultima settimana. I dati relativi ai principali prodotti statunitensi mostrano una domanda strutturalmente più forte. Bitwise, Canary Capital, Franklin Templeton, 21Shares e Grayscale hanno registrato nel primo semestre circa 629,9 milioni di dollari di nuove creazioni di quote, a fronte di 309,1 milioni di dollari di rimborsi. Il saldo è quindi positivo per circa 320,8 milioni di dollari.
La particolarità è che questa domanda è arrivata anche quando le posizioni detenute dai fondi erano pesantemente in perdita rispetto al valore di carico. Al 30 giugno il valore di mercato complessivo degli XRP detenuti dai cinque prodotti era di circa 947,3 milioni di dollari, contro un costo contabile vicino a 1,7 miliardi. Nonostante questa differenza, gli investitori hanno continuato a sottoscrivere quote.
È proprio questo comportamento ad aver attirato l’attenzione di James Seyffart, analista ETF di Bloomberg, che ha definito sul suo profilo su X ha definito la domanda per gli ETF XRP sorprendentemente resiliente, indicando in circa 1,8 miliardi di dollari gli afflussi netti cumulati sull’intera categoria.
Perché XRP non sale nonostante il boom degli ETF
La divergenza diventa più comprensibile osservando come sono distribuiti i flussi. Non tutti i prodotti stanno registrando la stessa dinamica. Bitwise, Canary e Franklin hanno concentrato la parte più consistente delle nuove sottoscrizioni: insieme hanno raccolto circa 537,9 milioni di dollari di creazioni nel primo semestre, contro appena 53,3 milioni di rimborsi.
Al contrario, Grayscale e 21Shares hanno registrato deflussi complessivi per circa 163,7 milioni di dollari. Grayscale, in particolare, ha visto uscire 180,8 milioni contro 66,6 milioni di nuove sottoscrizioni. Questo significa che il dato aggregato positivo è sostenuto soprattutto da alcuni ETF che stanno attirando nuova domanda, mentre altri prodotti stanno ancora affrontando riscatti.
C’è poi un secondo elemento da considerare. L’afflusso di denaro negli ETF non si traduce necessariamente in un rialzo immediato e proporzionale di XRP. I nuovi capitali possono compensare vendite già presenti sul mercato, prese di profitto e trasferimenti di posizioni tra investitori. Inoltre, dopo il forte rally di agosto, XRP ha bisogno di nuova domanda marginale per assorbire le vendite e riportarsi sui massimi.
In altre parole, gli ETF stanno creando una base di domanda, ma non è ancora detto che questa sia sufficiente a controllare nel breve periodo l’intero mercato di XRP.
Il dato di Bitwise è comunque significativo: al 30 agosto il fondo deteneva 365,35 milioni di XRP, per un controvalore di circa 507,23 milioni di dollari. È un’esposizione che testimonia come la presenza istituzionale sull’altcoin stia diventando sempre più rilevante.
XRP può tornare a 1,70 dollari? I livelli da monitorare
Alla luce di tutto quello che abbiamo fin qui detto, diventa comprensibile perchè la vera partita si giochi adesso tra flussi degli ETF e comportamento del prezzo del token. Si può pensare che se gli afflussi dovessero continuare anche nelle prossime settimane, la pressione esercitata dalla domanda istituzionale possa progressivamente ridurre l’offerta disponibile sul mercato e creare le condizioni per una nuova accelerazione.
Sul fronte tecnico, XRP deve però prima dimostrare di avere concluso la fase correttiva. L’area compresa tra 1,30 e 1,35 dollari rappresenta il primo livello da difendere. Una tenuta di questo supporto potrebbe favorire un recupero, mentre una sua violazione renderebbe più complicato lo scenario rialzista di breve periodo.
Il passaggio successivo sarebbe il ritorno sopra 1,50-1,60 dollari. Secondo l’analista di crypto Ali Martinez citato da crypto.news un recupero di questa fascia potrebbe riaprire la strada verso 1,70 dollari, vale a dire il massimo raggiunto ad agosto.
Insomma ci sono tutti gli ingredienti per seguire con molta attenzione la situazione. Il boom degli ETF è un segnale positivo sul fronte della domanda istituzionale, ma non costituisce da solo una garanzia di rialzo per XRP. La conferma dovrà arrivare dal prezzo: se gli afflussi continueranno e XRP riuscirà contemporaneamente a recuperare 1,50-1,60 dollari, la divergenza attuale potrebbe trasformarsi nel presupposto per una nuova gamba rialzista. Al contrario, una perdita di 1,30 dollari potrebbe lasciar pensare che, almeno nel breve periodo, la domanda degli ETF non è ancora sufficiente a fermare la pressione dei venditori.
Seguici su Telegram! Iscriviti qui
Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















