Il Brent torna a spingere e le azioni Eni ne approfittano. È questo il filo che collega il movimento odierno del Cane a Sei Zampe che non solo conferma i 24 euro già centrati nel rimbalzo di ieri ma allarga ulteriormente sopra questo livello tornando a testare i prezzi di metà settembre. E così, grazie proprio all’uno-due di ieri e di oggi, il bilancio settimanale delle azioni Eni torna a rafforzarsi attestandosi, in attesa della chiusura di seduta, a +2% (+3,5%, invece, la progressione mese su mese).
Il cambio di passo del greggio è arrivato parallelamente a un raffreddamento delle aspettative di una rapida soluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran. A questo driver se ne aggiunge poi un secondo che, in questo caso, è invece tutto interno a Eni: l’aggiornamento del buyback. Quindi un catalizzatore di settore (e infatti acquisti sono in atto oggi anche sugli altri due petroliferi di Piazza Affari, Tenaris e Saipem) e uno domestico spiegano perchè le azioni Eni stanno salendo oggi 24 settembre.
Il petrolio torna sopra 105 dollari e cambia il tono sulle azioni Eni
Il movimento parte dal mercato energetico. Il Brent è salito del 2,18% a 105,33 dollari al barile, dopo avere superato temporaneamente anche quota 106 dollari. Più contenuto il rialzo del WTI, comunque in progresso dell’1,77% a 93,79 dollari.
Per Eni conta soprattutto la direzione presa dal greggio nelle ultime sedute. Il Brent, infatti, è ora in rialzo del 5,5% nell’intera settimana, dopo avere inizialmente reagito con forti vendite alle speranze di un’apertura tra Washington e Teheran. Il passaggio è importante perché proprio il petrolio aveva iniziato a togliere pressione al comparto energetico. Ora il movimento si è invertito e il ritorno del Brent sopra 105 dollari offre nuovamente un supporto alle quotazioni di Eni.
Non è quindi soltanto una questione di forza relativa del titolo. Il mercato sta rivalutando il quadro della materia prima e questo si riflette anche sulle società esposte al business petrolifero. Eni si trova così a beneficiare di un doppio movimento: il recupero del greggio e il miglioramento del sentiment sul comparto.
Cosa è cambiato tra Stati Uniti e Iran
A far scattare il recupero del petrolio è stato soprattutto il raffreddamento delle aspettative sulla diplomazia. Martedì il mercato aveva reagito alle prospettive di un possibile dialogo tra Stati Uniti e Iran emerse a margine dell’Assemblea generale dell’ONU.
Poi sono arrivati segnali contraddittori da Teheran. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha riferito che il Paese avrebbe trasmesso attraverso il Qatar le proprie condizioni per riprendere i contatti con Washington. Ma il capo della sicurezza iraniano Mohsen Rezaei ha ribadito che tali condizioni restano invariate e che Teheran non intende negoziare né riaprire lo Stretto di Hormuz fino a quando non saranno soddisfatte.
Per il petrolio, Hormuz è il punto da tenere sotto osservazione. Un ritorno alla normalità ridurrebbe le tensioni sulle forniture; al contrario, l’incertezza sulla sua riapertura mantiene alta l’attenzione degli operatori.
Secondo la fonte, l’Iran avrebbe comunque presentato agli Stati Uniti una road map per chiudere il conflitto, comprendente cessate il fuoco regionale, riapertura graduale dello Stretto di Hormuz e revoca del blocco americano. Ma il mercato, almeno per ora, non sembra considerare il dossier vicino a una soluzione definitiva. Ed è proprio questo a lasciare il Brent sopra quota 105 dollari. Le azioni Eni, come tutti i petroliferi, ne traggono vantaggio.
Eni continua a comprare: quasi 70 milioni di azioni già riacquistate
Mentre il petrolio cambia direzione, Eni continua a muoversi sul proprio capitale. Il 14 settembre la società ha acquistato sull’Euronext Milan 620.714 azioni proprie, pari allo 0,02% del capitale, a un prezzo medio di 24,1657 euro. Il controvalore dell’operazione è stato di 14.999.988,31 euro, nell’ambito della seconda tranche del programma approvato dall’assemblea del 6 maggio 2026.
Il dato davvero rilevante arriva guardando agli acquisti complessivi. Dall’8 maggio, data di avvio del programma, Eni ha già riacquistato 69.995.483 azioni, pari al 2,31% del capitale, investendo complessivamente 1,58 miliardi di euro.
Con le azioni proprie già presenti in portafoglio, il totale sale a 156.823.590 titoli, equivalenti al 5,18% del capitale sociale.
Il buyback diventa così il secondo pezzo della storia che accompagna la solita del titolo in borsa.
Azioni Eni, sopra 24 euro il mercato torna a guardare al petrolio
Il consolidamento sopra ai 24 euro arriva quindi in un momento nel quale entrambe le variabili stanno andando nella stessa direzione. Da una parte il Brent ha recuperato terreno rapidamente, dall’altra Eni ha già destinato 1,58 miliardi di euro al buyback dall’inizio di maggio.
Il risultato si vede sul grafico: dopo il rialzo di ieri, il titolo sta aggiungendo un’altra seduta positiva e torna sui livelli di metà settembre migliorando l’intonazione di medio e lungo termine.
Per capire se il movimento rialzista di Eni è destinato a proseguire, il mercato avrà quindi due riferimenti molto concreti. Il primo è il Brent, che dovrà confermare i livelli sopra 105 dollari; il secondo, correlato, è l’evoluzione della situazione tra Stati Uniti e Iran, con lo Stretto di Hormuz che resta uno dei punti più sensibili per l’offerta di greggio. Sullo sfondo c’è il summit tra Trump e il cinese Xi Jinping che si è tenuto nell’ambito dell’assemblea dell’ONU in corso a New York. Tra i temi toccati nel faccia a faccia ci sarà stato anche l’Iran?
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