Il rendimento del BTP decennale italiano è tornato ieri sopra il 4%, riportandosi sui livelli di fine luglio. Nella seduta di martedì 11 agosto il rendimento del benchmark a 10 anni ha agganciato questa soglia, mentre oggi, mercoledì 12 agosto, sembra esserci un assestamento poco cosa il 3,9%. Al di là di decimali avanti o indietro, la sostanza non cambia: i rendimenti della carta italiana di riferimento sulla curva sono tornati a salire. E non si tratta neppure di una faccenda domestica visto che nello stesso intervallo temporale anche il rendimento del Bund tedesco decennale è salito in area 3,2%. Risultato concreto di questo movimento di entrambi i parametri è che la risultate, nella fattispecie lo spread BTP Bund è rimasto sempre sugli stessi livelli come se non fosse avvenuto nulla.
E invece la storia è interessante soprattutto per chi sta valutando un investimento in titoli di Stato italiani. Il ritorno del rendimento del BTP decennale in area 4% significa più remunerazione dal debito italiano. Da qui però a dedurre che automaticamente sia arrivato il momento migliore per comprare BTP a 10 anni (ovviamente sul secondario) ce ne passa. Per capire come muoversi bisogna prima comprendere perché i rendimenti sono saliti e quale potrebbe essere l’evoluzione dei tassi nei prossimi mesi.
Indice
BTP decennale al 4%: cosa sta facendo salire i rendimenti
A spiegare il movimento del mercato è stato Mauro Valle di Generali Asset Management, intervistato da Milano Finanza. Secondo Valle, l’atteggiamento attendista della BCE e l’attenzione dell’istituto agli effetti che l’energia potrebbe avere sull’inflazione stanno alimentando l’ipotesi di un possibile rialzo dei tassi di riferimento di 25 punti base a settembre. Eventuali ulteriori interventi dipenderanno invece dall’andamento dei dati macroeconomici e dell’inflazione.
Il mercato obbligazionario sta quindi incorporando un quadro di politica monetaria meno favorevole rispetto a quello che si poteva immaginare qualche settimana fa. A questo si aggiunge la nuova volatilità delle materie prime energetiche, con il petrolio tornato a salire mentre si sono raffreddate le aspettative per una rapida tregua in Iran. Un petrolio più caro rappresenta un elemento da monitorare proprio per le possibili conseguenze sull’inflazione.
Il movimento secondo l’analista è comunque internazionale. Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale è salito verso il 4,7%, mentre gli investitori stanno iniziando a interrogarsi sulla futura impostazione della Federal Reserve e sul rischio che la banca centrale possa trovarsi in ritardo rispetto alla dinamica dei prezzi. Dell’Europa abbiamo già detto nel paragrafo introduttivo e quindi una deduzione, alla luce anche delle puntualizzazioni di Valle, possiamo già farla: l’aumento del rendimento del benchmark a 10 anni non deriva da un improvviso peggioramento specifico dell’Italia: il rialzo è semplicemente parte di una pressione generalizzata sulla componente obbligazionaria.
Cosa significa un rendimento del 4% per chi investe in BTP
Per l’investitore, il ritorno del decennale al 4% cambia il punto di partenza dell’analisi. Un rendimento più elevato significa infatti che il mercato sta offrendo una remunerazione maggiore per acquistare debito italiano a lunga scadenza. Ma rendimento e cedola non sono la stessa cosa: comprando un BTP già in circolazione sul mercato secondario, il rendimento effettivo dipende dal prezzo pagato, dalla cedola del titolo e dalla distanza dalla scadenza.
È proprio qui che entra in gioco il giudizio di Valle. Nonostante la risalita generalizzata dei tassi, l’esperto mantiene una posizione favorevole sui titoli di Stato italiani, considerando positivamente la solidità del quadro economico e dei conti pubblici. In quest’ottica, lo spread potrebbe anche tornare sotto gli 80 punti base se l’incertezza politica dovesse restare contenuta.
L’indicazione non è però quella di concentrarsi necessariamente sul tratto più lungo della curva. La strategia di Generali Asset Management continua infatti a privilegiare scadenze brevi e intermedie, mantenendo una posizione più prudente sul segmento trentennale, maggiormente esposto a eventuali nuovi rialzi dei rendimenti. Per un investitore retail questo elemento è importante: un BTP decennale può offrire un rendimento interessante, ma presenta una sensibilità ai tassi decisamente superiore rispetto a un titolo con scadenza molto più ravvicinata.
Come comprare un BTP decennale sul mercato secondario
Per sfruttare i livelli attuali di rendimento senza attendere una nuova asta, è sempre possibile acquistare un BTP già emesso sul mercato secondario. È probabilmente la soluzione più immediata per chi vuole scegliere autonomamente scadenza, cedola e prezzo di acquisto.
L’operazione può essere effettuata attraverso la banca o il broker abilitato al trading online. Sul mercato retail il riferimento è il MOT di Borsa Italiana, dove vengono negoziati i titoli di Stato già in circolazione. L’importo minimo negoziabile è di 1.000 euro, quindi si può anche costruire una posizione anche con un capitale relativamente contenuto.
Il passaggio operativo è semplice: accesso alla piattaforma di trading, ricerca del BTP attraverso ISIN o descrizione del titolo, controlli d’obbligo su prezzo di acquisto, cedola, scadenza e rendimento indicato dall’intermediario e inserimento dell’ordine. Occhio sempre anche commissioni e rateo di interessi maturato dall’ultima cedola.
BTP al 4%: comprare ora oppure aspettare?
La domanda più importante, a questo punto, è se il ritorno del rendimento del decennale al 4% rappresenti un’opportunità oppure un livello da cui attendere ulteriori sviluppi. La risposta dipende soprattutto dall’orizzonte temporale e dalla possibilità che i tassi continuino a salire.
Chi compra un BTP e lo mantiene fino alla scadenza, presterà poca attenzione alle oscillazioni del prezzo durante la vita del titolo e tanta attenzione a cedole, prezzo di acquisto e rimborso finale. Si può sempre vendere BTP prima della scadenza, ma in questo caso va considerato il rischio di mercato: un ulteriore aumento dei rendimenti potrebbe provocare una discesa del prezzo del BTP e quindi una minusvalenza.
Per questo il 4% non deve essere letto come un segnale automatico di acquisto. È piuttosto un livello che torna a rendere interessante il confronto tra rendimento offerto, durata e rischio di tasso. Oggi il rendimento è già sceso al 3,9%, ma il quadro resta volatile. Per chi vuole entrare sul decennale può quindi avere senso valutare anche un ingresso graduale, evitando di concentrare tutto il capitale su un unico punto della curva.
In altre parole, il rialzo dei rendimenti ha migliorato il punto di ingresso per l’investitore obbligazionario, ma la scelta della scadenza e del prezzo di acquisto resta decisiva.
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