La Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha emesso il primo bond finalizzato a rastrellare liquidità per finanziare le spese sanitarie dello Stato Italiano messe a dura prova dall’emergenza coronavirus. Alla luce di tale finalità non è quindi improprio parlare di coronabond o covidBond con riferimento all’emissione obbligazionaria effettuata dalla CDP il 15 aprile e avente un ammontare complessivo pari a 1 miliardo di euro.

Il primato di queste nuove obbligazioni Cassa Depositi e Prestiti è doppio. Non siamo solo il presenza del primo prestito obbligazionario italiano apertamente rivolto a raccogliere soldi per il sostegno al settore medicale e ospedaliero ma è anche la prima volta che a livello europeo un ente non sovranazionale colloca bond di questa tipologia. Certamente il collocamento di obbligazioni anti-coronavirus rappresenterà un precedente ed è quindi facile ipotizzare che nei prossimi mesi ci possano essere altre operazioni di questo tipo da parte della stessa Cassa Depositi e Prestiti e da parte di altri enti sovranazionali europei.

Considerando che nell’attuale fase è molto difficile che le banche possano emettere nuove obbligazioni e che gli stessi bond societari corporate potrebbero farsi attendere ancora per molto tempo, i prestiti obbligazionari emessi da enti come la nostra Cassa Depositi e Prestiti potrebbero essere una delle poche alternative a disposizione di chi vuole investire in obbligazioni.

Di conseguenza inserirei proprio le nuove obbligazioni come quelle emesse dalla CDP per finanziare lo sforzo sanitario dell’Italia contro la pandemia, tra gli investimenti da tenere in considerazione per proteggere i risparmi dagli effetti nefasti del coronavirus.

C’è poi anche un motivo etico da tenere in debita considerazione. A differenza di qualsiasi altro tipo di obbligazioni, quelle emesse il 15 aprile dalla Cassa Depositi e Prestiti hanno una finalità di pubblica utilità. Non si può infatti definire in altro modo l’impegno sottoscritto dall’ente emittente di usare la liquidità raccolta con il collocamento anche per sostenere la sanità italiana.

Nuovi bond CDP contro il coronavirus: durata e scadenza

Le nuove obbligazioni emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti per sostenere la lotta al coronavirus presentano un ammontare pari a 1 miliardo di euro diviso in due tranche da 500 milioni ognuna. La prima tranche ha una durata pari a 3 anni mentre la seconda ha una durata pari a 7 anni.

Obbligazioni Cassa Depositi e Prestiti contro il coronavirus convengono?

Giuste e sacrosante le finalità etiche ma le nuove obbligazioni della Cassa Depositi e Prestiti convengono o no? Sicuramente i nuovi bond hanno registrato un successo molto significativo. In fase di collocamento, infatti, sono arrivate domande per complessivi 1,9 miliardi di euro a fronte di un’offerta pari a 1 miliardo. L’interesse per le nuove obbligazioni contro il coronavirus della Cassa Depositi e Prestiti, quindi, c’è tutto. L’intero ammontare è stato collocato dall’emittente.

Per quello che riguarda i tassi, le condizioni del bond in due tranche sono in linea con il mercato. Le obbligazioni CDP a 3 anni hanno strappato un prezzo pari a 40 punti punti base mentre la tranche a 7 anni è stata collocata a 45 punti base.

Nuovi bond CDP anti-coronavirus non solo per sostenere la sanità

Le nuove obbligazioni della Cassa Depositi e Prestiti si inseriscono nel filone inaugurato dalla European Investment Bank e dal Council of Europe Development Bank che nelle scorse settimane avevano già collocato obbligazioni legate al coronavirus ossia bond che hanno come obiettivo quello di finanziare le spese sanitarie legate alla pandemia ma anche il sostegno alle piccole e medie imprese colpite da una grave crisi a causa del lockdown.

Anche i nuovi bond CDP contro il coronavirus puntano a raccogliere liquidità per aiutare le PMI ad avere accesso al settore bancario e ai servizi finanziari anche mediante prestiti diretti nonchè a fornire supporto agli enti locali per i loro sforzi relativi all’assistenza sanitaria e sociale.

Insomma le nuove obbligazioni CDP contro il Covid-19 guardano sia alla fase 1 dell’epidemia (relativa alla gestione sanitaria) che alla fase 2 (quella riguardante la ripartenza).