Le azioni Unicredit sono oggi sotto pressione a Piazza Affari con i prezzi che nel corso della mattinata si sono portati fino ad un minimo a 82,02 euro prima di recuperare parzialmente. Così mentre gli investitori guardano alla tenuta di quota 82 euro, dal fronte societario arrivano indicazioni importanti dal confronto tra Andrea Orcel e il governo tedesco sul futuro di Commerzbank. Per la prima volta dall’irruzione di questo dossier destinato a cambiare gli equilibri del sistema bancario europeo, i segnali incoraggianti in vista di una possibile integrazione tra le due banche si possono toccare con mano.
Indice
Per le azioni Unicredit gli 82 euro diventano il livello da difendere
A metà seduta le azioni Unicredit stanno cedendo circa l’1,4% a 83,3 euro, dopo essere scese fino a 82,02 euro. Il titolo si è imposto come il peggiore del listino di riferimento fin dall’avvio degli scambi, in una giornata comunque negativa per l’intero comparto bancario.
Il minimo raggiunto oggi porta l’estremo inferiore del range di settembre a 82,02 euro, mentre il limite superiore resta intorno agli 85,17 euro. Il saldo mensile diventa così negativo per circa il 2%. Il movimento va però inserito in un quadro più ampio. Nonostante la correzione di settembre, Unicredit conserva un rialzo di circa il 17% da inizio anno.
Per il breve periodo, quindi, gli 82 euro rappresentano il riferimento principale anche da un punto di vista psicologico. La capacità di mantenersi sopra questa soglia potrebbe consentire al titolo di stabilizzarsi dopo la discesa dai massimi recenti. Al contrario, una rottura decisa del livello renderebbe più significativa la fase correttiva che caratterizza settembre.
Non emergono, al momento, motivazioni specifiche riconducibili a Unicredit per spiegare il rosso di oggi. Il movimento va soprattutto inserito nella debolezza generalizzata delle banche a Piazza Affari. Non è un caso che, alla spalle di Piazza Gae Aulenti nella lista dei peggiori della seduta, ci sia un’altra banca: BPER:
Unicredit – Commerzbank: le novità dell’incontro Orcel-Klingbeil
Sul fronte societario, molto più importante per la prospettiva di medio periodo delle azioni Unicredit, il tema non può che essere il primo confronto formale tra Andrea Orcel e il ministro delle finanze del governo Merz Lars Klingbeil sul futuro di Commerzbank. Il faccia a faccia ha permesso di mettere sul tavolo le rispettive posizioni sul futuro di Commerzbank. Al termine dell’incontro, il CEO di Unicredit ha parlato di un colloquio “proficuo e costruttivo“ e ha confermato che ci saranno ulteriori incontri.
Per Berlino, però, il futuro di Commerzbank deve rispettare alcuni punti considerati essenziali. Il governo tedesco vuole che la banca rimanga quotata e mantenga la sede a Francoforte, continuando inoltre a svolgere un ruolo centrale nel finanziamento dell’economia nazionale, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
La richiesta è legata al ruolo che Commerzbank svolge nel Mittelstand, il sistema di piccole e medie imprese tedesche. Klingbeil ha inoltre richiamato la necessità di tutelare gli oltre 40.000 dipendenti del gruppo e ha ribadito la volontà dello Stato federale di mantenere due rappresentanti nel consiglio di sorveglianza.
Berlino detta le condizioni per il futuro di Commerzbank
La novità dell’incontro sta soprattutto nel fatto che il governo tedesco ha trasformato la propria posizione in una serie di condizioni concrete. L’ipotesi di una integrazione con Unicredit viene quindi affrontata partendo da vincoli precisi sulla struttura e sul ruolo futuro della banca.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Berlino vorrebbe anche una rappresentanza di Commerzbank nel futuro gruppo combinato. Inoltre, il governo federale non sarebbe attualmente disposto a discutere la cessione a Unicredit della propria partecipazione, che si aggira intorno al 13% del capitale.
Per Unicredit la situazione è diversa: il gruppo italiano ha costruito una posizione prossima al 50% di Commerzbank. Questo rende il confronto con Berlino apertissimo, perché una quota così elevata porta il progetto ben oltre una semplice partecipazione finanziaria e apre concretamente il tema della futura integrazione industriale.
Il punto da risolvere sarà quindi trovare una struttura capace di conciliare il progetto di Unicredit con le richieste del governo tedesco, soprattutto su quotazione, sede, governance e ruolo di Commerzbank nell’economia nazionale.
Intermonte vede spazio per integrazione Commerzbank – HVB
È proprio su questo terreno che arriva la lettura positiva di Intermonte. Secondo la SIM, l’avvio del dialogo può favorire un progressivo allineamento tra Unicredit e il governo tedesco, superando almeno in parte la contrapposizione che aveva caratterizzato le fasi precedenti del dossier. La strada indicata da Intermonte passa dalla prosecuzione del piano di ristrutturazione di Commerzbank, con l’obiettivo successivo di arrivare a una combination con HVB, la banca tedesca controllata da Unicredit.
Tra le ipotesi considerate c’è anche quella di una fusione inversa. Una soluzione di questo tipo avrebbe un elemento di particolare interesse rispetto alle richieste di Berlino: permetterebbe infatti di mantenere Commerzbank quotata a Francoforte, lasciando aperta la possibilità di costruire un gruppo integrato senza cancellare il titolo dalla borsa tedesca.
Ipotesi suggestiva ma ancora tutta da scrivere. E così il prossimo passaggio sarà capire se il confronto avviato da Orcel e Klingbeil riuscirà a tradurre queste condizioni in un percorso concreto per l’integrazione di Commerzbank con il gruppo Unicredit.
Seguici su Telegram! Iscriviti qui
Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















