Più che plausibile che dopo il pesante sell-off di giovedì, anche gli investitori italiani guardassero con ritrovata attenzione alla riapertura delle borse asiatiche. Come sempre accade in dinamiche simili, il rimbalzo dell’indice Kospi sudcoreano e del Nikkei giapponese era atteso per capire se le vendite legate ai timori sull’intelligenza artificiale avessero esaurito la propria spinta oppure se ci fosse ancora spazio per nuove correzioni. Ebbene la risposta che è arrivata dalla borsa di Seul e da quella di Tokyo è stata positiva anche se, leggendo oltre i dati complessivi dei due panieri, non mancano alcune sfumature.
Sia l’indice Nikkei che il Kospi hanno recuperato terreno, sostenuti dal ritorno degli acquisti dopo il crollo delle 24 ore precedenti. A fare la differenza, però, è stata soprattutto la distribuzione dei rialzi tra i vari settori: mentre il Corea del Sud hanno brillato le società meno direttamente esposte al boom dell’AI con i produttori di semiconduttori che invece hanno recuperato meno; in Giappone gli acquisti hanno interessato alcuni grandi gruppi industriali e finanziari.
Indice
Kospi e Nikkei, quanto hanno recuperato dopo il tracollo di giovedì
Vediamo subito i numeri. Tra i due indici delle borse asiatiche il rimbalzo più ampio lo ha messo a segno il Kospi. L’indice sudcoreano è arrivato a guadagnare il 3,31%, fino a 5.738,18 punti, dopo il crollo del 7,57% registrato giovedì. Il recupero ha tuttavia compensato meno della metà della perdita precedente, lasciando aperta la questione della tenuta del mercato dopo una serie di sedute fortemente negative.
Anche il Nikkei 225 giapponese ha invertito la rotta. Nelle contrattazioni mattutine di Tokyo, l’indice è salito dell’1,82% a 65.598,63 punti, dopo avere ceduto il 4,9% nella seduta precedente. Si era trattato della flessione giornaliera più pesante da marzo.
Anche per quello che riguarda la borsa giapponese, il recupero ha riassorbito soltanto una parte della correzione accumulata, che aveva interessato il listino per sei sedute consecutive.
Al di là di questo appunto (sarebbe stato inimmaginabile pensare ad un rimbalzo totale e completo) è comunque innegabile che sulle borse asiatiche dopo le vendite, sono tornati gli acquisti (ma non abbastanza da cancellare i danni).
Per valutare la solidità del movimento, però, non basta confrontare le percentuali degli indici. Bisogna guardare quali titoli hanno guidato la risalita e quali, invece, sono rimasti indietro.
Sul Kospi il rimbalzo premia i titoli lontani dai semiconduttori
La composizione del rialzo del Kospi è il primo elemento da osservare. Secondo i dati della Korea Exchange i maggiori recuperi hanno interessato società non direttamente legate all’intelligenza artificiale.
Le azioni Hanwha Aerospace, attive nei settori della difesa e dell’aerospazio, hanno guadagnato l’8,25% nelle contrattazioni mattutine. Samsung C&T, società di costruzioni e trading appartenente al gruppo Samsung, ha messo a segno un rialzo del 5,79%. Performance nettamente superiori a quelle dei due grandi produttori di chip che hanno sostenuto una parte significativa della corsa della borsa sudcoreana nei mesi precedenti. Samsung Electronics ha registrato un progresso del 2,14%, mentre SK Hynix è salita dell’1,82%.
Il rimbalzo non ha quindi premiato tutti i comparti nella stessa misura. Dopo una fase di vendite alimentata dai timori sulle prospettive dell’AI, gli investitori sembrano avere privilegiato anche società la cui valutazione e andamento non dipendono direttamente dalle aspettative sulla spesa per infrastrutture tecnologiche.
È un segnale da non sottovalutare, perché suggerisce una possibile rotazione settoriale anziché un ritorno indiscriminato sulla tecnologia. Non significa, però, che i produttori di chip siano necessariamente destinati a perdere terreno ancora a lungo: dopo ribassi così marcati, anche un recupero meno pronunciato può riflettere una maggiore cautela, senza anticipare da solo la direzione delle prossime sedute.
Il Nikkei recupera anche grazie a Toyota e Mitsubishi UFJ
Il mercato giapponese offre una sfumatura diversa rispetto a quello sudcoreano. Durante la risalita del Nikkei, gli acquisti hanno interessato anche Toyota e Mitsubishi UFJ, rispettivamente un importante gruppo automobilistico e uno dei principali gruppi bancari del Giappone.
Il recupero non è stato dunque circoscritto alla sola tecnologia. La partecipazione di società industriali e finanziarie suggerisce che gli investitori abbiano approfittato delle quotazioni depresse per tornare su un ventaglio più ampio di titoli.
Resta però il problema della concentrazione del rischio. La correzione di giovedì ha evidenziato quanto le preoccupazioni sugli investimenti nell’AI e sulla loro redditività possano condizionare un listino esposto alle aspettative di crescita del settore tecnologico. Come osservato anche dagli analisti di Nomura, i dubbi si sono estesi dalla corsa agli investimenti alla capacità delle società di sostenerne economicamente i costi.
Perché le borse asiatiche sono rimbalzate?
Alla base del rimbalzo delle borse asiatiche ci sono stati diversi fattori. Tanto per iniziare il calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi e il recupero registrato da Wall Street nella parte finale della seduta precedente hanno contribuito a migliorare il clima sui mercati. A questo si sono aggiunte le rassicurazioni di Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, sulla posizione finanziaria di CoreWeave, società di infrastrutture cloud coinvolta nei timori relativi al finanziamento della corsa all’intelligenza artificiale.
Le preoccupazioni non riguardano soltanto la crescita della domanda di chip. Una parte crescente degli investitori si interroga sulla sostenibilità degli investimenti necessari per sviluppare l’AI e sulla redditività futura delle imprese che sostengono queste spese. La questione coinvolge quindi sia le prospettive industriali sia la capacità delle società di finanziare i propri piani di espansione.
Sul fronte macroeconomico, resta inoltre il rischio legato all’inflazione statunitense. I prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati a settembre al ritmo più forte degli ultimi quattro anni e mezzo, alimentando le ipotesi di una Federal Reserve meno accomodante e persino di un possibile rialzo dei tassi. Rendimenti più elevati potrebbero aumentare il costo del capitale e rendere meno attraenti le valutazioni fondate su profitti attesi molto lontani nel tempo.
Ed è proprio questo aspetto che potrebbe limitare la portata rassicurante del recupero delle borse asiatiche. Il rimbalzo di Kospi e Nikkei nell’ultima di ottava ha mostrato che gli acquisti sono ancora possibili, ma non risolve i dubbi che hanno innescato le vendite.
Per le borse europee, il messaggio che arriva dall’Asia è pertanto duplice. Il ritorno degli acquisti rappresenta un segnale di stabilizzazione, ma la selettività dei rialzi suggerisce che il mercato non abbia ancora superato le proprie incertezze.
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