Perché Bitcoin scende e rischia di scivolare ancora più in basso? La criptovaluta a più alta market cap torna a fare i conti con la pressione delle vendite e vede avvicinarsi sempre di più la soglia (anche psicologica) degli 80.000 dollari. Dopo aver tentato un recupero verso quota 84.000 dollari (fallito), le quotazioni hanno invertito la rotta finendo con il rifomentare le preoccupazioni sulla solidità del trend rialzista attivato da metà settembre e sulla possibilità che la correzione possa essere solo all’inizio.
Ad alimentare questa paura è la convergenza di più segnali: acquisti meno convinti attraverso gli ETF spot, liquidazioni pesanti tra i trader rialzisti e un quadro macroeconomico-finanziario che rischia di complicare le prospettive degli asset più rischiosi (oggi il settore tech è in caduta libera ovunque).
Perché Bitcoin scende? L’inflazione USA cambia le aspettative sui tassi
La discesa di Bitcoin è partita dopo la diffusione dei dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti. A settembre l’inflazione annua Usa è salita al 3,7%, superando il 3,6% atteso, mentre la componente core, che esclude alimentari ed energia, ha raggiunto il 2,6% contro una previsione del 2,5%.
Uno scostamento apparentemente contenuto, ma sufficiente a riaccendere le preoccupazioni sulla persistenza delle pressioni inflazionistiche. Se i prezzi continuano a crescere più rapidamente del previsto, la Federal Reserve potrebbe avere meno margini per allentare la politica monetaria, mantenendo i tassi elevati più a lungo.
Per Bitcoin, come per gli altri asset più esposti al rischio (tra cui, appunto, i titoli del ciclo AI), questo scenario rappresenta un ostacolo. Un orientamento monetario restrittivo tende a sostenere il dollaro e a rendere meno favorevoli le condizioni di liquidità per gli investimenti speculativi. Il risultato è una maggiore sensibilità alle notizie macroeconomiche e una riduzione della propensione a mantenere posizioni particolarmente rischiose.
La prossima riunione della FED, in calendario per il 27 e 28 ottobre, già ora rappresenta un market mover tutto seguire per valutare l’evoluzione delle aspettative sui tassi. Nel frattempo, la reazione bearish su BTC, suggerisce che in tanti abbiamo pensato di alleggerirsi…
Prezzo BTC verso 80.00 dollari e liquidazioni: quanto pesa la leva finanziaria
La reazione alla pubblicazione dei dati è stata rapida. Dopo un breve recupero fino a quasi 84.000 dollari, Bitcoin è sceso sotto quota 81.000, arrivando nelle prime ore di giovedì intorno a 80.400 dollari. Nell’arco di 24 ore, la perdita è arrivata a superare il 3% nelle fasi più deboli della seduta.
A rendere più brusco il movimento ha contribuito il mercato dei derivati. Le liquidazioni sulle criptovalute hanno sfiorato 1 miliardo di dollari nelle 24 ore considerate, con le posizioni long responsabili del 91,6% del totale. Si tratta di operazioni rialziste aperte da trader che puntavano su ulteriori aumenti delle quotazioni e che sono state chiuse forzatamente quando i prezzi hanno raggiunto livelli incompatibili con il margine disponibile. Queste chiusure possono alimentare un effetto a catena: le vendite forzate spingono le quotazioni più in basso, innescando nuove liquidazioni e amplificando la volatilità. Quindi non sono necessariamente la causa iniziale della correzione, ma possono accelerarla sensibilmente. Insomma il classico circolo vizioso che chi è da tempo attivo su Bitcoin conoscerà di certo.
ETF spot Bitcoin: domanda istituzionale mostra segnali di debolezza
Altro fattore da considerare per inquadrare la discesa di Bitcoin riguarda i flussi degli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti (in Europa non ci sono). Dopo un afflusso netto di 175,7 milioni di dollari nella sessione precedente, il 14 ottobre questi strumenti hanno registrato deflussi fino a 261 milioni di dollari.
Il segnale è quello di una domanda istituzionale meno regolare. Gli ETF rappresentano un canale importante attraverso cui gli investitori tradizionali possono ottenere esposizione a Bitcoin senza acquistare direttamente la criptovaluta. Per questo motivo, l’andamento dei flussi è uno degli indicatori seguiti dal mercato per valutare la forza della domanda.
Il calo delle quotazioni ha inoltre portato Bitcoin al di sotto del costo medio di acquisto attribuito agli ETF spot statunitensi per le monete detenute.
Resta poi da verificare la tenuta delle cosiddette balene, i grandi detentori di Bitcoin, che nelle settimane precedenti avevano incrementato i propri saldi fino a livelli che non si vedevano da quasi un anno. La capacità di questi operatori di mantenere le posizioni durante la correzione potrebbe contribuire alla stabilizzazione del mercato; eventuali vendite, al contrario, aumenterebbero l’offerta disponibile.
Analisi tecnica Bitcoin: 80.400 dollari è il primo livello da osservare
Al momento della scrittura dell’articolo sul grafico, l’area degli 80.400 dollari rappresenta il riferimento più immediato. Questa soglia ha già sostenuto i prezzi in due occasioni dalla settimana precedente. Una chiusura giornaliera al di sotto di tale area aumenterebbe il rischio di un’estensione della correzione, perché segnalerebbe una perdita di efficacia della domanda proprio in una zona già sottoposta a test.
La fascia compresa tra 80.000 e 81.000 dollari diventa quindi decisiva per capire se gli acquirenti siano ancora disposti a intervenire. Un recupero stabile sopra gli 81.000 dollari contribuirebbe invece ad attenuare la pressione ribassista.
Per ora, tuttavia, non è possibile considerare la correzione conclusa. La combinazione tra inflazione superiore alle attese, liquidazioni dei trader rialzisti e deflussi dagli ETF mantiene elevato il rischio di nuove oscillazioni.
Tirando le somme la tenuta degli 80.000 dollari sarà dunque centrale per valutare la prossima direzione di Bitcoin. Se la domanda tornerà a prevalere, il mercato potrebbe tentare un recupero; se invece il supporto verrà violato insieme a nuovi deflussi dagli ETF, la pressione bearish potrebbe intensificarsi. In un contesto simile, più che anticipare una direzione definitiva, è importante osservare soprattutto la reazione dei prezzi sui livelli chiave e l’evoluzione dei flussi di capitale.
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