3,84 euro per un’azione, oltre il 50% in meno rispetto a un anno fa e circa il 60% di capitalizzazione bruciata da inizio 2026. È la fotografia di Stellantis dopo l’ennesimo nuovo ribasso che ha spinto il colosso automotive sui minimi degli ultimi decenni. La discesa che ad oggi potrebbe apparire quasi inesorabile si confronta però con una guidance che resta sempre in piedi. L’amministratore delegato Antonio Filosa continua infatti a confermare con fiducia i target per i prossimi anni con ricavi netti attesi in crescita a una cifra media nel 2026, un margine operativo rettificato a una cifra bassa e free cash flow previsto positivo nel 2027, con obiettivo superiore a 3 miliardi di euro nel 2028.
Azioni Stellantis a 3,82 euro: nuovo minimo e -60% da inizio anno
Partiamo dalla situazione che si vede reale time sui grafici. La pressione ribassista in atto da giorni ha fatto scendere STLA fino a un minimo intraday a 3,82 euro. I calcoli sono rapidi da fare: per comprare una singola azione Stellantis servono ormai poco meno di 4 euro contro gli oltre 8 euro che erano necessari ad inizio ottobre 2025 (e per i patiti dei confronti a inizio dicembre ne servivano quasi 10,5 euro di euro). Insomma rispetto a un anno fa il prezzo si è praticamente dimezzato.
La performance dall’inizio del 2026 è ancora più pesante. Il titolo ha bruciato circa il 60% del proprio valore, dopo una lunga sequenza di difficoltà che ha ridotto drasticamente la capitalizzazione di borsa del gruppo. La pressione non riguarda soltanto Stellantis: il mercato europeo dell’auto resta condizionato da una crescita molto differenziata tra costruttori, dalla concorrenza cinese e dalla trasformazione delle motorizzazioni. Ad agosto, però, Stellantis ha fatto peggio del mercato europeo: le immatricolazioni del gruppo nell’area UE-Efta-Regno Unito sono aumentate del 3,5%, contro il +5,3% del mercato complessivo, con quota scesa dal 13,4% al 13,2%. In un quadro già molto delicato, questi dati hanno inevitabilmente intensificato pessimismo e pressione ribassista.
Ora punto è quindi capire se il crollo delle azioni Stellantis abbia già incorporato una parte consistente delle difficoltà oppure se il mercato stia mettendo in discussione anche il piano di rilancio affidato a Filosa.
Filosa conferma la guidance 2026 di Stellantis
Proprio mentre Stellantis tocca nuovi minimi, il ceo Antonio Filosa ha confermato gli obiettivi finanziari del gruppo. A Detroit il management ha ribadito per il 2026 una crescita dei ricavi netti nell’ordine del mid-single digit, quindi una percentuale a una cifra media, accompagnata da un margine operativo rettificato low-single digit, cioè ancora positivo ma contenuto.
Filosa ha inoltre confermato due traguardi di medio termine particolarmente rilevanti per chi guarda alla capacità di generare cassa: free cash flow positivo nel 2027 e superiore a 3 miliardi di euro nel 2028. Il ceo ha ribadito di essere convinto che Stellantis possa centrare gli obiettivi fissati.
Sono numeri che vanno letti insieme all’attuale quotazione. Il mercato sta attribuendo un valore molto basso a una società che, secondo la guidance ufficiale, punta già nel 2026 a migliorare ricavi, redditività e generazione di cassa. Stellantis aveva infatti indicato a febbraio un miglioramento progressivo dei principali indicatori nel corso dell’anno, con una seconda metà del 2026 attesa migliore rispetto alla prima.
Qualità e costi: il piano di Filosa passa da quasi 50 “war room”
La conferma degli obiettivi finanziari non significa però che i problemi siano stati risolti. Uno dei fronti sui quali Stellantis deve intervenire è quello della qualità dei prodotti, indicato dallo stesso Filosa come una priorità operativa.
Secondo quanto riferito dal prestigioso Automotive News, il gruppo ha creato quasi 50 war room, squadre composte da ingegneri, responsabili qualità, produzione e fornitori, incaricate di intervenire rapidamente sui componenti e sui sistemi che presentano difetti. L’obiettivo fissato dal management è arrivare nel 2028 al primo quartile della qualità, quindi nel 25% migliore, in tutti i segmenti e mercati. Sul rafforzamento delle competenze pesa anche il numero di ingegneri inseriti nel gruppo: oltre 2.000 assunzioni nel 2025, molte delle quali destinate proprio alle attività legate alla qualità.
Parallelamente Stellantis sta cercando di comprimere la struttura dei costi. Il Value Creation Program punta a generare riduzioni annuali dei costi nell’ordine di 7 miliardi di dollari entro il 2028, mentre il piano strategico lega il recupero della competitività anche a nuovi prodotti, maggiore velocità nello sviluppo e una gestione più efficiente delle attività.
Altro aspetto da è la strategia commerciale. Stellantis non prevede al momento di ridurre il portafoglio dei 14 marchi automobilistici, ma punta a una gestione più rigorosa dei brand, con maggiore autonomia alle regioni e alle squadre locali. La strategia prevede inoltre nuovi investimenti, partnership rafforzate e un’ottimizzazione della presenza produttiva.
Il principio indicato da Filosa è quello della freedom of choice, cioè offrire ai clienti differenti soluzioni di alimentazione invece di concentrare l’offerta su una sola tecnologia.
Insomma è un futuro incoraggiante quello che si deduce dalla guidance di Stellantis e che Filosa ha ribadito a Detroit. Tuttavia, alla luce della discesa delle azioni Stellantis in borsa, è un dato di fatto che la distanza tra la quotazione e il piano sia molto ampia: il mercato chiede prove concrete sul miglioramento di margini, qualità, vendite e flussi di cassa. Non serve la sfera di cristallo per dire che l’appuntamento chiave sarà verificare nei prossimi trimestri se il rilancio di Filosa riuscirà a trasformare i target dichiarati in numeri effettivamente visibili nei conti. Lì si giocherà molto.
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