trader che analizza un rimbalzo
Tentativo di rimbalzo in borsa - RisparmiOggi.it
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Come nel più classico dei day after sell-off, le azioni Danieli sembrano cercare subito un rimbalzo. Dopo appena mezz’ora dall’avvio degli scambi, il titolo sta infatti segnando una progressione del 2,5% a 51,15 euro dando l’impressione di tentare un recupero di almeno parte del terreno perso nella prima di ottava. Vista la rapidità con cui le azioni Danieli sono passate dall’essere vendute in modo massiccio a dare un primo chiaro segnale di rimbalzo viene spontaneo chiedersi se il mercato non abbia per certi versi esagerato con il sell.

Per provare a dare una risposta a questo interrogativo nel day after è necessario partire dalle ragioni del crollo per poi analizzare il punto di vista degli analisti. Non sarebbe la prima volta che dopo una vera e propria corsa a vendere un certo titolo, già il giorno dopo arriva il momento della maggiore razionalità.

Perché le azioni Danieli sono crollate ieri

Partiamo dai dati. La sessione di borsa di ieri si è chiusa le azioni Danieli precipitate a 33,4 euro, quasi 6 euro in meno rispetto ai 40 euro dell’avvio. A causa di questa vera e propria corsa a vendere, ora le prestazioni su base settimanale e mensile della quotata spiccano di rosso: -16% il dato rispetto a una settimana fa e -24% quelle mese su mese.

All’origine della forte correzione di Danieli ci sono stati i conti dell’esercizio 2025/2026, chiuso il 30 giugno e pubblicato il 25 settembre a mercati chiusi (quindi valutato proprio io avvio di scambi nella sessione del 28 settembre). I risultati sono stati giudicati inferiori alle attese, soprattutto in relazione alla redditività e alle indicazioni fornite per il nuovo esercizio.

Nel dettaglio l’Ebitda 2026 di Danieli è stato pari a 438,9 milioni di euro, contro i circa 456 milioni attesi dal consensus. In fine dei conti un dato quasi stabile rispetto all’esercizio precedente, ma comunque insufficiente rispetto alle aspettative del mercato. A pesare è stata soprattutto la divisione Plant Making, che ha registrato ricavi più bassi per effetto del diverso calendario di avanzamento dei progetti. In pratica, alcuni ordini già messi in cassaforte da Danieli stanno procedendo con tempistiche che spostano i ricavi più avanti nel tempo. Detto questo, comunque, la marginalità ha mostrato una buona tenuta.

Sul risultato finale di Danieli hanno inoltre inciso svalutazioni non monetarie legate al business Fata, un elemento che ha appesantito Ebit e utile ma che, secondo Equita, spiega una parte importante dello scostamento dalle attese.

Delusione anche per quello che riguarda la remunerazione degli analisti: il dividendo è stato confermato a 0,31 euro per l’azione ordinaria e 0,33 euro per la risparmio, sugli stessi livelli dell’esercizio precedente, ma sotto gli 0,38 e 0,40 euro attesi.

Guidance 2027 sotto le attese: qui arriva il punto di Equita

La vera questione per il mercato riguarda però la guidance 2026/2027. Danieli ha indicato ricavi compresi tra 3,9 e 4,2 miliardi di euro e un EBITDA nell’intervallo 430-450 milioni. La parte più penalizzante è proprio quest’ultimo dato: il punto medio della guidance è sostanzialmente stabile rispetto al 2026, mentre il consensus Bloomberg indicava circa 497 milioni di euro. Anche i ricavi risultano inferiori alle stime, ferme intorno a 4,3 miliardi.

Ed è proprio qui che si inserisce l’analisi di Equita, che pur abbassando il target price da 85 a 81 euro ha confermato il rating buy ossia l’indicazione bullish sulla società. Secondo la sim milanese, la guidance 2027 è sì sotto le attese, ma contiene elementi di prudenza che potrebbero permettere a Danieli di fare meglio dei numeri indicati. Equita vede infatti ancora spazio per un Ebitda 2027 a 471 milioni di euro, quindi sopra il limite massimo della guidance. Non solo ma la sim milanese mantiene inoltre una stima di cassa netta ex anticipi di circa 1,12 miliardi e di backlog a 6,25 miliardi, anch’esse superiori alle indicazioni societarie.

Ordini e backlog restano il punto forte di Danieli

Dietro la lettura più cauta dei conti che sembra emergere oggi alla luce del tentativo di immediato rimbalzo che le azioni Danieli stanno cercando di attuare ci potrebbe essere la forza del portafoglio ordini.

A fine giugno il backlog complessivo di Danieli era pari a 6,038 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 5,384 miliardi di un anno prima. Nella sola divisione Plant Making, il book-to-bill si è mantenuto intorno a 1,2 volte, con ordini per circa 3,3 miliardi di euro. Il dato, inoltre, non incorpora alcuni importanti ordini già acquisiti ma ancora in attesa del financing. Proprio questo aspetto, sempre secondo la lettura di Equita, rafforza la possibilità che debolezza dei numeri 2027 annunciata da Danieli, possa essere legata almeno in parte al timing di esecuzione dei progetti e non necessariamente a un deterioramento strutturale del business.

La stessa Equita, del resto, ha indicato diversi driver potenziali per la crescita futura della quotata: decarbonizzazione, ripresa ciclica dell’Europa, reshoring negli Stati Uniti, investimenti in impianti DRI in Medio Oriente e Africa e aumento della capacità produttiva in Asia, India compresa.

E allora la domanda che accompagna il rimbalzo di oggi delle azioni Danieli non può che essere questa: quindi una sola: il mercato sta già scontando uno scenario troppo severo per oppure la guidance più prudente rappresenta davvero un cambio di passo? La lettura di Equita suggerisce che, almeno sul piano dei fondamentali, esistono ancora margini per una performance superiore alle indicazioni ufficiali.

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