facciata borsa di Milano e loghi Poste e TIM
OPA di Poste Italiane su Telecom Italia (www.risparmioggi.it)
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Seduta delicatissima quella di oggi, lunedì 7 settembre, per chi sta seguendo l‘OPAS di Poste Italiane su TIM. Proprio quando mancano ormai pochissimi giorni alla conclusione dell’offerta, entrambe le società coinvolte nell’operazione stanno accusando una pesante flessione in borsa.

A metà pomeriggio le azioni TIM perdono il 4,95% e scendono a 7,36 euro, mentre le azioni Poste Italiane cedono il 4,39%, portandosi a 25,70 euro. Un movimento che dà nell’occhio soprattutto considerando il momento particolarmente delicato dell’operazione.

L’OPAS totalitaria lanciata da Poste su TIM terminerà infatti venerdì 11 settembre e il mercato si trova ormai nella fase in cui ogni movimento dei prezzi può essere interpretato alla luce dell’esito dell’offerta. La domanda che molti investitori si stanno ponendo è quindi inevitabile: il crollo di TIM e Poste ha qualcosa a che fare con l’OPAS?

Non esiste, al momento, una risposta certa. Ed è proprio questa la caratteristica principale di questi ultimi giorni: l’incertezza.

Perché il prezzo di TIM è un segnale da monitorare

Un elemento interessante per farsi un’idea su quello che sta avvenendo arriva proprio dalle quotazioni. Le azioni TIM, anche dopo la forte discesa odierna, continuano a muoversi su livelli che rendono particolarmente delicata la lettura dell’offerta.

Il punto è che il corrispettivo dell’OPAS continua a essere inferiore rispetto al valore di mercato di TIM. Questo mantiene vivo il tema di un possibile intervento al rialzo da parte di Poste sulla componente cash dell’offerta.

È una dinamica che gli azionisti TIM stanno necessariamente valutando. Per chi non ha ancora aderito, infatti, la scelta è tra conferire i titoli alle condizioni attuali oppure attendere eventuali novità, assumendosi però il rischio che un rilancio non arrivi.

Ed è qui che si inserisce il movimento odierno. C’è chi legge la forte discesa di TIM come un segnale di maggiore prudenza da parte del mercato: se gli operatori fossero convinti di un imminente rilancio, il titolo dovrebbe teoricamente avvicinarsi maggiormente al valore atteso dell’operazione. Altri, invece, ritengono che proprio la distanza dal prezzo dell’offerta possa aumentare la pressione su Poste affinché migliori il corrispettivo.

Un eventuale rilancio, però, avrebbe anche una questione temporale da considerare. Dovrebbe essere annunciato in tempo utile per consentire l’estensione automatica del periodo di offerta. Inoltre, le azioni TIM acquistate negli ultimi giorni dell’operazione non potrebbero essere conferite.

Il management TIM ha aderito: ma gli investitori restano divisi

Nel frattempo è arrivata un’indicazione favorevole all’operazione da parte del vertice di TIM. L’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche hanno infatti conferito le proprie azioni all’OPAS.

La decisione si aggiunge al giudizio già espresso dal consiglio di amministrazione di TIM, che aveva valutato finanziariamente congruo il corrispettivo proposto da Poste, oltre a riconoscere un razionale industriale e prospettive positive nel progetto dell’offerente.

Ma questo elemento non ha eliminato i dubbi del mercato. Alla vigilia della fase finale, le adesioni all’OPAS risultavano infatti inferiori al 5,5% delle azioni oggetto dell’offerta, mentre Poste possiede già circa il 20% di TIM. La soglia decisiva resta quella del 66,7% del capitale, necessaria affinché l’operazione possa avere efficacia.

Per questo gli investitori che ancora non hanno aderito sono chiamati a prendere una decisione proprio in questi giorni. E non è detto che la forte volatilità di TIM e Poste rappresenti necessariamente un’anticipazione dell’esito.

C’è anche chi ritiene che siano soprattutto gli investitori istituzionali, spesso più presenti nella fase finale delle operazioni straordinarie, a poter determinare il risultato. In altre parole, il dato sulle adesioni potrebbe cambiare rapidamente man mano che ci si avvicina alla scadenza.

Rilancio dell’OPAS o segnale di altro? Ecco il vero dubbio

Il crollo simultaneo di TIM e Poste, quindi, alimenta inevitabilmente le interpretazioni. Una lettura è quella secondo cui il mercato starebbe scontando un esito più complicato del previsto dell’OPAS. Un’altra ipotesi è che gli investitori stiano semplicemente riducendo l’esposizione in vista di una fase finale caratterizzata da elevata volatilità.

C’è poi chi continua a puntare sul possibile rilancio. Secondo questa lettura, a Poste basterebbe intervenire sulla componente cash per rendere l’offerta più interessante e favorire nuove adesioni. Ma, se questo intervento non dovesse arrivare, secondo alcuni osservatori potrebbe essere interpretato come la volontà dell’offerente di non modificare i termini e, quindi, di accettare anche l’eventualità di un fallimento dell’operazione.

Sul fronte opposto, va ricordato che anche in caso di successo dell’OPAS gli eventuali benefici industriali per Poste non sarebbero necessariamente immediati. L’operazione avrebbe infatti una prospettiva di medio-lungo periodo e gli investitori dovrebbero attendere per verificare concretamente la capacità del progetto di generare valore (i prezzi di Poste Italiane sono oramai molto lontani dai target risalenti ad appena pochi mesi fa).

Riavvolgendo il nastro, la sola cosa che ci sentiamo di dire è che, forse, il dato più importante non è tanto cercare una spiegazione certa al crollo delle azioni Poste e TIM in atto oggi quanto riconoscere che l’incertezza sull’OPAS è ancora elevata. A quattro sedute dalla scadenza dell’11 settembre, il mercato non sembra avere ancora una risposta definitiva sull’esito dell’offerta. E questa, al momento, è probabilmente l’unica certezza.

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