Doccia fredda per il prezzo dell’oro alle prese con una avvisaglia di correzione che, almeno per adesso, mette in archivio l’ipotesi di un assalto del gold ai massimi. Tanto per iniziare i numeri: l’oro spot, quando siamo arrivati a metà sessione europea, si muove in area 4.450 dollari l’oncia dopo essere sceso fino in area 4.400 dollari l’oncia nelle prime contrattazioni asiatiche. Considerando il pesante -3,2% registrato venerdì, il clima pessimista non accenna a migliorare.
Il detonatore del sell sul gold è stato il discorso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh nel corso del simposio di Jackson Hole. Dal numero uno della FED è arriva un messaggio a dir poco restrittivo sull’inflazione: la dinamica dei prezzi non sta rallentando con quella rapidità che si sperava e quindi la banca centrale Usa ha ancora del lavoro da fare. Il mercato ha rapidamente ridimensionato le aspettative di un allentamento monetario, tornando a prezzare un possibile rialzo dei tassi FED già a settembre. Soo bastate le parole di Warsh a far salire le probabilità di una stretta da 25 punti base da circa il 35% verso il 60%.
È qui che si trova la spiegazione principale della caduta del prezzo dell’oro. Attenzione però alle facili conclusioni perchè la correzione non equivale necessariamente alla fine del trend rialzista. Anzi, proprio in questo momento si apre una partita interessante tra pressione dei tassi nel breve periodo e fattori strutturali ancora favorevoli al metallo prezioso.
Fed più hawkish, dollaro e rendimenti spingono giù l’oro
Il meccanismo è abbastanza diretto. Quando aumentano le aspettative di tassi più elevati negli Stati Uniti, l’oro perde parte della sua attrattiva relativa perché, a differenza di Treasury e altri strumenti obbligazionari, non genera un rendimento.
Il discorso di Warsh ha quindi prodotto un immediato riposizionamento sui mercati: più probabilità di una FED aggressiva significa rendimenti Treasury più elevati e, contemporaneamente, maggiore sostegno al dollaro. Entrambi sono fattori normalmente negativi per il prezzo dell’oro espresso in dollari.
La percezione dello stappo sell è stata particolarmente violenta perchè le vendite sono arrivate dopo una lunga fase nella quale il mercato aveva costruito una parte importante del rally sull’ipotesi di una politica monetaria meno restrittiva. Le dinamiche del gold insegnano che quando questa prospettiva viene improvvisamente rimessa in discussione, i trader alleggeriscono le posizioni e l’effetto sulla quotazione può essere amplificato.
C’è poi un secondo elemento da non sottovalutare: il petrolio. Le nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran non solo hanno fatto schizzare in borsa le quotazioni degli energetici (vedasi Eni a Piazza Affari nella seduta del 31 agosto) ma hanno riportato il Brent sopra i 90 dollari, alimentando il rischio di nuove pressioni inflazionistiche.
Per la FED è uno scenario scomodo: un petrolio più caro può rendere più difficile riportare l’inflazione verso il 2%, rafforzando proprio la tesi dei falchi della banca centrale. In altre parole, il rischio geopolitico sostiene normalmente l’oro come bene rifugio, ma se passa attraverso un forte aumento del petrolio può contemporaneamente alimentare aspettative di tassi più alti. Al momento, il secondo effetto sembra prevalere.
La correzione dell’oro può continuare?
Dal punto di vista tecnico, la situazione grafica si è deteriorata. L’oro non è riuscito a superare la grande area di resistenza compresa tra 4.800 e 5.000 dollari e ha iniziato una correzione che ha accelerato dopo quanto accaduto a Jackson Hole.
Ora l’attenzione si sposta sulla fascia 4.350-4.400 dollari, indicata come primo vero supporto. Il prezzo è già entrato in quest’area e sarà quindi importante capire se i compratori torneranno a farsi vedere oppure se i venditori riusciranno a imporre un’ulteriore accelerazione ribassista.
Ecco quindi che i 4.350 dollari sono il livello chiave nel breve periodo. Una tenuta potrebbe favorire un rimbalzo tecnico, soprattutto considerando che il movimento delle ultime sedute è stato molto rapido. Una rottura decisa, invece, aprirebbe spazio verso ulteriori discese.
Per il trader, dunque, la questione non è soltanto “oro giù o oro su“. Il punto è osservare la reazione in area 4.400 e soprattutto verificare se il metallo riuscirà a recuperare le prime resistenze dopo la correzione.
Prospettive oro: il trend rialzista è davvero finito?
La risposta, almeno per ora, è no. Il quadro di breve periodo è diventato ribassista, ma quello di medio-lungo periodo conserva diversi elementi favorevoli.
Innanzitutto, nonostante la caduta delle ultime sedute, l’oro resta in rialzo di circa il 10% ad agosto, avviandosi comunque verso il miglior guadagno mensile da gennaio. La correzione deve quindi essere letta anche alla luce di un mercato che arrivava da una forte corsa.
Inoltre, la tesi rialzista non dipende esclusivamente dalle aspettative sui tassi FED. Diversificazione delle riserve, acquisti istituzionali, timori sulla sostenibilità del debito pubblico e ricerca di protezione dalla svalutazione monetaria continuano a rappresentare fattori strutturali favorevoli all’oro. Anche gli ETF fisici hanno mostrato segnali di ritorno della domanda, con gli afflussi che hanno interrotto una fase di deflussi.
E poi c’è la geopolitica. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran possono continuare a sostenere la domanda di beni rifugio, anche se, come detto, un’escalation che facesse schizzare il petrolio avrebbe l’effetto paradossale di rafforzare contemporaneamente le aspettative di inflazione e quindi la pressione della Fed sull’oro.
Il vero spartiacque per le prossime settimane sarà quindi rappresentato dai dati macro americani. Occupazione e inflazione saranno decisivi per capire se il mercato continuerà a scommettere su un rialzo dei tassi a settembre oppure tornerà a prezzare una Fed più accomodante. Un dato sul lavoro debole o un raffreddamento dell’inflazione potrebbero indebolire dollaro e rendimenti, creando le condizioni per un recupero dell’oro. Dati invece più forti del previsto manterrebbero aperta la strada a una prosecuzione della correzione.
Insomma c’è molta fluidità.
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