Le azioni Eni tornano a spingere verso l’alto e proprio l’ultima seduta di agosto potrebbe rappresentare la fine (per ora) definitiva della correzione registrata per gran parte della scorsa ottava. In prossimità del giro di boa delle 12, il titolo del Cane a Sei Zampe sta salendo di circa il 2% attestandosi a quota 23,25 euro e dando continuità in accelerazione al leggero rialzo dello scorso venerdì quando aveva chiuso a 22,71 euro.
Il movimento arriva dopo una sequenza di cinque ribassi consecutivi che aveva riportato Eni dai massimi oltre 24,5 euro del 20 agosto fino ai 22,7 euro toccati giovedì scorso. La reazione avviata in ultima di ottava e rafforzata nella sessione di oggi 31 agosto ha un significato tecnico pesante: i prezzi hanno recuperato l’area dei 23 euro, che rappresentava proprio uno dei livelli da riconquistare per mettere in discussione la fase precedente fase correttiva.
A sostenere gli acquisti sulle azioni Eni ci sono due catalizzatori distinti ma entrambi favorevoli alla storia del titolo: il nuovo rally del petrolio, riacceso dall’escalation militare tra Stati Uniti e Iran, e l’espansione della presenza del Cane a Sei zampe nell’offshore dell’Uruguay.
Indice
Azioni Eni, la correzione si ferma a 22,7 euro
La dinamica delle ultime sedute suggerisce che i venditori potrebbero aver perso parte del controllo che avevano conquistato dopo il massimo di agosto. Il passaggio dai 24,5 euro circa del 20 agosto ai 22,7 euro di giovedì aveva infatti riportato il titolo sui livelli di inizio mese, cancellando buona parte del rally precedente.
Il punto interessante è che la pressione ribassista non è riuscita a spingere Eni sotto la fascia dei 22,5-22,7 euro. Da lì è arrivata prima la stabilizzazione di venerdì e poi l’accelerazione di oggi.
Il ritorno sopra 23 euro assume quindi un significato maggiore rispetto a un semplice rimbalzo giornaliero. Il titolo si è riportato sopra una prima area tecnica che, nella fase precedente, aveva funzionato da supporto e che ora può tornare a rappresentare una base per nuovi acquisti.
La conferma dovrà però arrivare dalle prossime sedute: per parlare di una vera riattivazione del trend rialzista sarà importante che Eni riesca a consolidarsi sopra questo livello senza restituire rapidamente i guadagni accumulati tra venerdì e lunedì.
Petrolio oltre 90 dollari: il primo driver per le azioni Eni
Il principale catalizzatore della seduta arriva dal mercato energetico. Il Brent è tornato sopra i 90 dollari al barile, con un rialzo che nella mattinata è arrivato a oltre il 5%, mentre il WTI si è portato in area 85,6 dollari.
A riaccendere gli acquisti sul greggio sono stati i nuovi attacchi tra Stati Uniti e Iran. Le forze americane hanno colpito due lanciamissili sull’isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz, mentre Teheran ha reagito con attacchi contro basi statunitensi in Giordania. La nuova escalation aumenta i timori per la sicurezza dei flussi energetici attraverso uno dei principali snodi mondiali del petrolio.
Oramai gli investitori hanno imparato a memoria i rapporti di azione/reazione: per le azioni Eni uno scenario come quello in atto è un driver rialzista il cui peso percepito è maggiore di quello reale visto che arriva dopo una settimana in cui il petrolio aveva perso terreno. Il recupero del greggio modifica quindi nuovamente il quadro di riferimento per le società petrolifere, riportando sotto i riflettori la possibilità di prezzi energetici più elevati.
Non è un caso se oggi su Borsa Italiana sponda Ftse Mib gli acquisti si siano concentrati proprio sul comparto oil con Eni maglia rosa e Saipem/Tenaris a seguire.
Eni rafforza la presenza in Uruguay con il blocco OFF-5
Il secondo driver ha invece natura più strutturale e riguarda la strategia upstream del gruppo. Eni ha ufficializzato l’ingresso nel blocco esplorativo offshore OFF-5 in Uruguay, assumendo il ruolo di operatore con una partecipazione del 50%. Il restante 50% rimane a MIWEN, società controllata da YPF, mentre ANCAP è la compagnia petrolifera nazionale uruguaiana coinvolta nell’accordo.
Il blocco si estende per circa 17.000 km², a circa 200 chilometri dalla costa, con profondità marine comprese tra 800 e 4.100 metri. Si tratta di un’area ancora nelle prime fasi esplorative e quindi non di una produzione immediatamente disponibile: il valore dell’operazione va letto nella prospettiva di ampliare il portafoglio di risorse e opportunità future di Eni.
L’operazione rafforza inoltre la collaborazione con YPF, già partner di Eni nell’ambito del progetto integrato Argentina LNG, e consolida la presenza del gruppo italiano in Sud America. Eni ha inoltre comunicato di aver recentemente raggiunto un accordo per acquisire una quota del 40% nel vicino blocco OFF-6, operato da APA Corporation.
Core dell’intesa è la combinazione tra una maggiore esposizione alle opportunità esplorative sudamericane e la capacità del Cane a Sei zampe di continuare a costruire un portafoglio upstream diversificato. Volendo attribuire dei pesi, i benefici di lungo termine derivanti dall’accordo raggiunto in Uruguay si vanno ad affiancare beneficio più immediato derivante dal rialzo del petrolio. In pratica nell’ultima seduta di borsa di agosto, le azioni Eni hanno dalla loro sia un driver di brevissimo periodo come è il greggio che di lungo termine come è il dead in Uruguay. Un mix perfetto che sostiene i tori.
Azioni Eni: perchè i 23 euro sono il livello chiave
Il quadro tecnico sulle azioni Eni è ora nuovamente costruttivo. Il recupero di 23 euro permette infatti al titolo di lasciarsi alle spalle la fascia nella quale si era concentrata la fase di debolezza della scorsa settimana.
Il primo obiettivo al rialzo può essere individuato in area 23,5 euro, livello che rappresenterebbe il primo vero banco di prova dopo il recupero. Un superamento deciso di questa soglia riporterebbe successivamente l’attenzione verso i massimi recenti, con la zona 23,8 euro come riferimento intermedio prima di un eventuale ritorno verso i picchi di agosto.
Lato tecnico, superata la prima resistenza a 23,08 euro, ora i conti sono da fare con la resistenza successiva che è collocata in area 24,88 euro. Sul fronte opposto, il livello da monitorare con maggiore attenzione nel breve periodo resta quello dei 23 euro, mentre un supporto più profondo lo si può trovare a 21,64 euro.
Insomma finché Eni rimane sopra 23 euro, il rialzo di oggi può essere interpretato come qualcosa di più di un semplice rimbalzo tecnico. Una nuova discesa sotto questa soglia, soprattutto se accompagnata da un indebolimento del Brent, riporterebbe invece in primo piano il movimento correttivo iniziato dopo i massimi del 20 agosto.
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