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La prima tranche del dividendo Eni 2027 è nero su bianco. Il consiglio di amministrazione del Cane a Sei Zampe ha deliberato la distribuzione del primo acconto relativo all’esercizio 2026, confermando un pagamento di 0,27 euro per azione nell’ambito di un dividendo complessivo annuo pari a 1,10 euro.

Per i possessori di azioni Eni si avvicina quindi il primo appuntamento con la remunerazione prevista per il nuovo esercizio, mentre il mercato continua a valutare anche gli altri fattori che potrebbero influenzare l’andamento del titolo in borsa. Tra questi spiccano il nuovo rally del petrolio, alimentato dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente dopo l’attacco iraniano a una base statunitense in Giordania e della definizione di nuovi accordi a Cipro. Le azioni Eni apriranno la seduta di metà settimana a 22,02 euro, in rialzo del 7% nell’ultimo mese e del 34% da inizio anno.

Prima tranche dividendo Eni 2027: importo, stacco e rendimento

Il consiglio di amministrazione di Eni ha deliberato la distribuzione della prima delle quattro tranche del dividendo 2027, relativo all’esercizio 2026. L’importo approvato è pari a 0,27 euro per azione, in linea con quanto previsto dalla politica di remunerazione già approvata dall’assemblea degli azionisti dello scorso 6 maggio (torneremo su questo tema nel prossimo paragrafo).

La data di stacco della cedola è fissata per lunedì 21 settembre 2026, mentre il pagamento avverrà mercoledì 23 settembre.

Rapportando l’importo della prima cedola al prezzo di riferimento delle azioni Eni al termine della seduta di ieri (pari a 22,02 euro), emerge un dividend yield relativo alla singola tranche pari a circa l’1,23%. Questo è ovviamente il rendimento relativo al solo prima pagamento che è quindi destinato ad aumentare considerando l’intero dividendo annuale.

Dividendi sempre più centrali nella strategia di Eni

La decisione sulla prima tranche si inserisce in una politica di remunerazione degli azionisti che il management considera una priorità assoluta. Il dividendo Eni continua infatti a rappresentare il principale strumento di creazione di valore per gli azionisti, all’interno di una strategia finanziaria che lega direttamente la remunerazione alla capacità del gruppo di generare cassa.

Il dividendo Eni 2027 complessivo risulta in aumento del 5% rispetto all’esercizio precedente (staccato nel 2026) ed accompagnato da un programma di buyback inizialmente pari a 1,5 miliardi di euro.

La politica finanziaria del Cane a Sei Zampe è tutta improntata alla flessibilità. Grazie alla solidità patrimoniale, alla crescita dei business satellitari, ai minori investimenti e alla forte generazione di cassa, il range della quota di flusso di cassa operativo destinata agli azionisti è stato ampliato al 35-45% contro il precedente intervallo del 35-40%.

Attenzione perchè nel caso di scenari particolarmente favorevoli sul mercato energetico, con il petrolio stabilmente oltre i 90 dollari al barile oppure con forti incrementi del prezzo del gas o dei margini della raffinazione, il gruppo ha previsto la possibilità di distribuire il 100% del cash flow aggiuntivo sotto forma di dividendi straordinari. Una previsione che torna ad essere “attuale” proprio alla luce del nuovo balzo delle quotazioni del greggio registrato nelle ultime ore.

Petrolio in forte rialzo: nuovo assist per le azioni Eni?

Sul fronte dei mercati energetici il principale elemento di attenzione nella seduta di oggi è rappresentato dal ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

L’attacco dell’Iran contro una base militare statunitense in Giordania ha infatti alimentato nuovi timori sulla stabilità dell’area, spingendo gli operatori ad acquistare petrolio in previsione di possibili interruzioni dell’offerta.

La reazione delle quotazioni è stata immediata. Il WTI (West Texas Intermediate) è salito del 3,73%, attestandosi a 82,22 dollari al barile, mentre il Brent ha guadagnato il 3,03%, raggiungendo quota 84,57 dollari.

Inutile dire che per l’Eni l’andamento del petrolio continua a rappresentare una delle principali variabili capaci di incidere sulla redditività del gruppo. Prezzi del greggio più elevati tendono infatti a tradursi in una maggiore generazione di cassa, elemento che può sostenere sia gli utili sia la politica di remunerazione degli azionisti.

Non sorprende quindi che il mercato osservi con particolare attenzione l’evoluzione dello scenario geopolitico. Se il petrolio dovesse mantenersi su livelli elevati o avvicinarsi alla soglia dei 90 dollari, aumenterebbero anche le probabilità di una distribuzione aggiuntiva di capitale prevista dalla stessa politica finanziaria di Eni.

Progetto Cronos a Cipro rafforza crescita internazionale di Eni

Accanto al supporto proveniente dal petrolio, un’altra notizia rilevante riguarda lo sviluppo delle attività nel Mediterraneo orientale.

Eni ha infatti raggiunto la Decisione Finale di Investimento (FID) per il progetto Cronos, situato nelle acque profonde offshore di Cipro. Si tratta di un passaggio fondamentale perché consente l’avvio dello sviluppo del giacimento con l’obiettivo di portare sul mercato il primo gas cipriota entro il 2028.

Il giacimento, localizzato nel Blocco 6, contiene oltre 3 Tcf di gas inizialmente in posto e dovrebbe raggiungere una produzione di circa 500 milioni di piedi cubi standard al giorno nella fase di piena operatività.

Dal punto di vista industriale il progetto presenta anche importanti vantaggi economici. Il gas estratto sarà trasportato verso le infrastrutture già operative di Zohr, in Egitto, dove verrà trattato e successivamente inviato all’impianto di liquefazione di Damietta per essere esportato come GNL, con l’Europa destinata a rappresentare uno dei principali mercati di sbocco.

Per Eni si tratta del primo sviluppo nel settore degli idrocarburi a Cipro, un investimento che rafforza ulteriormente il ruolo del gruppo nel Mediterraneo orientale e amplia il portafoglio di produzione in un’area considerata strategica per la sicurezza energetica europea.

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