Maggio è tradizionalmente il mese più caldo per chi investe a Piazza Affari con l’obiettivo di costruire un flusso di reddito passivo attraverso i dividendi. È proprio in queste settimane, infatti, che gran parte delle società quotate procede con lo stacco delle cedole e la sfida tra i migliori dividend yield del 2026 entra nel vivo.
Per molti investitori il dividendo rappresenta molto più di un semplice extra: è una componente centrale della strategia di lungo periodo. Incassare cedole periodiche consente di generare entrate ricorrenti, reinvestire i proventi e sfruttare nel tempo l’effetto dell’interesse composto. Tenendo conto che i tassi BCE sono destinati a salire (primo aumento già nel board EuroTower di giugno) per effetto della crescita dell’inflazione, ecco spiegato perchè le azioni azioni ad alto rendimento sono tornate sotto ai riflettori.
Borsa Italiana (e in particolare il Ftse Mib) continuano a distinguersi tra i mercati europei proprio per la loro capacità di distribuire cash consistenti agli azionisti. Banche, utility, assicurazioni ed energetici stanno premiando gli investitori con payout molto ricchi grazie agli utili accumulati negli ultimi esercizi. Giusto per farsi un’idea di quello di cui si parla, ben 12 big del Ftse Mib presentano un dividend yield superiore al 5%. Non c’è nessun rendimento a doppia cifra ma questo è un aspetto che passa quasi in secondo piano dinanzi al ritorno garantito.
Indice
I dividend yield più alti su Borsa Italiana nel 2026
La classifica dei rendimenti da dividendo più elevati del Ftse Mib vede protagoniste società appartenenti a settori molto differenti tra loro. Si va dalle banche ai pagamenti digitali fino alla telecomunicazioni.
Al primo posto figura, come già accaduto lo scorso anno, spicca il rendimento da dividendo garantito dalle azioni Monte dei Paschi. E’ la sola cedola che, alla luce degli attuali prezzi delle banca toscana, garantisce un ritorno di oltre il 9%. Il dominio di MPS è incontrastato a tal punto che per trovare il secondo miglior dividend yield 2026 del paniere di riferimento di Piazza Affari è necessario scendere sotto all’8%. Lì si trova il rendimento da dividendo delle azioni Banco BPM (7,7% ai prezzi correnti), appaiato niente poco di meno che a Inwit. Ma anche il quarto posto della classifica è una sorpresa: c’è infatti Nexi con uno yield del 2,7%.
Due bancari e due non-bancari a guidare la lista dei dividend yield più alti del Ftse Mib ma con una storia del tutto diversa tra loro perchè se da un lato i due bancari sono reduci da un trend rialzista in borsa, viceversa sia Nexi che Inwit ritornano tanto perchè hanno subito un deprezzamento nell’ultimo anno (e se le quotazioni calano, lo yield tende a salire).
La lista dei 12 dividend yield più alti di Borsa Italiana
Ammontare del dividendo unitario fratto ultimo prezzo del titolo e il tutto espresso in termini percentuali. E’ questa la semplice formula da usare per calcolare il dividend yield. Per uniformare il calcolo e quindi poter effettuare poi le comparazioni, il dividendo va considerato nella sua interezza. Quindi cedola complessiva e non la sola tranche trimestrale (come nel caso delle remunerazioni di Eni o di STM che sono divise in 4) o il solo saldo (come la stragrande maggioranza dei titoli del Ftse Mib che oramai ripartisce il dividendo in due fasi).
Questa è la sola accortezza da usare per stilare la lista dei migliori. Abbiamo fissato un’asta ben precisa nella nostra valutazione: il 5%. Ai prezzi attuali ci sono 12 quotate del Ftse Mib che garantiscono un ritorno più alto di questo livello.
Ad ecco l’elenco completo:
- Monte dei Paschi: 9,1%
- Banco BPM: 7,7%
- Inwit: 7,7%
- Nexi: 7,2%
- Banca Mediolanum: 6,5%
- Intesa Sanpaolo: 6,3%
- Mediobanca: 5,6%
- Poste Italiane: 5,4%
- Azimut: 5,3%
- BPER Banca: 5,1%
- Unipol: 5%
- Enel: 5%
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Un dividend yield di oltre il 30% fuori classifica
C’è in realtà un fuori classifica nella lista dei dividend yield superiori al 5%. E’ il solo dividendo che garantisce un ritorno a doppia cifra. Almeno in teoria. Parliamo della cedola straordinaria di Iveco. Pari a 5,82 euro e legata alla vendita del Business Defence a Leonardo, avvenuta lo scorso 18 marzo, porterebbe ai prezzi correnti del titolo (13,92 euro) a un rendimento di oltre il 40%. Ovviamente del tutto ipotetico visto che Iveco, post scorporo difesa, è destinata a finire sotto il controllo dell’indiana Tata. E’ infatti in corso un’0PA che dovrebbero concludersi entro il terzo trimestre del 2026.
La storia di Iveco, quindi, non è assimilabile a quella tradizionale dei titoli ad alto dividend yield del 2026 e per questo va considerata un caso a se stante.
Monte dei Paschi e Banco BPM con i rendimenti più alti del Ftse Mib
Tra le grandi società del Ftse Mib, Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM sono quelle con il dividend yield più elevato in assoluto. La banca senese distribuirà una cedola di 0,86 euro per azione che considerando le attuali quotazioni in area 9,49 euro, implica un rendimento da dividendo del 9,1%. Per Banco BPM, invece, cedola totale a 1 euro (qui c’è acconto e saldo da sommare) e, alla luce delle attuali quotazioni a 13,19 eruo, yield del 7,7%.
C’è un minimo comun denominatore tra le due banche (che, per estensione, riguarda in realtà tutti i dividendi bancari): il recupero della redditività grazie ai tassi elevati continua a permette agli istituti italiani di aumentare in modo significativo la remunerazione degli azionisti. Proprio MPS e Banco BPM sono due casi emblematici di questa tendenza.
E un minimo comun denominatore ci sarà anche nel futuro con la sostenibilità degli attuali alti payout che per forza di cose finirà sotto esame soprattutto se la tendenza è quella di un taglio ai tassi BCE che potrebbe essere causa di compressione dei margini margini di interesse delle banche.
Gli alti dividend yield di Nexi e Inwit sono tutti da intepretare
Inwit e Nexi sono al terzo e quarto posto nella lista dei più alti rendimenti da dividendo delle banche italiane. I settori di appartenenza dei due titoli sono completamente diversi ma c’è comunque un minimo comun denominatore che spiega tutto: il deprezzamento che i due titoli hanno registrato in borsa nell’ultimo anno. Inwit, a causa della decisione di TIM e Vodafone di fare da soli sulle torri, sono franate a fine marzo e, considerando anche lo strappo al ribasso di novembre 2025, ora presentano un rosso anno su anno del 35% mentre Nexi è stata a lungo ribassista fino a quando non si è rilanciata dopo essere scesa sotto a 2,8 euro.
Per motivi del tutto diversi, ma sempre domestici, entrambe le quotate sono quindi finite sulla graticola. A un certo punto i prezzi bassi e proprio le delibere in materie di remunerazione, hanno riportato l’attenzione degli investitori con il risultato che il trend nell’ultimo mese è profondamente cambiato. Le azioni Inwit sono in ribasso di appena il 4% mentre Nexi registra addirittura una progressione del 10%.
Gli effetti del calo annuale però restano e sono appunto visibili sullo yield garantito: con le attuali quotazioni a 7,2 euro è del 7,7% per Inwit e con i prezzi correnti a 4,14 è del 7,2% per Nexi.
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Quanto conta davvero il dividend yield?
La storia specifica di Inwit e Nexi (titoli che hanno perso terreno su Borsa Italiana e che quindi mostrano un rendimento agevolato dal calo del prezzo delle azioni) conferma che quando costruisce una strategia basata sui dividendi, il rendimento percentuale non deve essere l’unico parametro da considerare. Un dividend yield troppo elevato può infatti indicare problemi strutturali, difficoltà operative o un mercato che sta scontando un peggioramento degli utili futuri.
Per questo motivo gli investitori più esperti valutano anche altri aspetti come la sostenibilità del payout, la capacità di generare cassa, la crescita degli utili e la continuità storica delle distribuzioni.
Le società migliori per costruire reddito passivo stabile nel tempo non sono necessariamente quelle con il rendimento più alto in assoluto, ma quelle capaci di mantenere e possibilmente aumentare il dividendo anno dopo anno senza compromettere la solidità finanziaria.
Detto questo, Borsa Italiana anche nel 2026 confermerà la sua capacità di garantire cedole ricche. Per chi è orientato al cash flow, il mercato azionario italiano continua a offrire alcune delle opportunità più interessanti d’Europa.
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