insegna Nexi e investitore
Rumors su offerta CVC su Nexi (www.risparmioggi.it)
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Azioni Nexi tra le osservate speciali della terza seduta settimanale di Borsa Italiana con possibilità di ampie oscillazioni di prezzo innescate dalle indiscrezioni piovute ieri sera circa una possibile OPA da parte del fondo CVC Capital Partners. L’esperienza dice che il mercato tende infatti a reagire in modo immediato a notizie di natura straordinaria, soprattutto quando queste implicano un potenziale premio significativo rispetto alle quotazioni correnti.

Ed è proprio questo il punto chiave: secondo le ricostruzioni emerse, una eventuale offerta valorizzerebbe Nexi in misura sensibilmente superiore all’attuale market cap. Potenzialmente questo è un elemento che da solo potrebbe innescare un repricing del titolo anche in assenza di conferme ufficiali.

Ad oggi Nexi scambia intorno a 3,86 euro per azione, con un recupero del +24% nell’ultimo mese, ma resta in territorio negativo su base più ampia: circa -7% da inizio anno e -25% su base annua. Ma è il dato strutturale quello più significativo: il titolo ha subito una forte distruzione di valore negli ultimi anni, configurandosi come uno dei peggiori performer del Ftse Mib nel 2025. Sempre ragionando in teoria, in questo contesto la prospettiva di un’OPA da parte del fondo Usa potrebbe rappresentare un catalizzatore di peso nel breve termine, indipendentemente dalla concreta fattibilità dell’operazione (che poi è il vero punto).

OPA su Nexi: struttura, multipli e razionale industriale

E’ stato il Financial Times a lanciare l’indiscrezione: CVC starebbe valutando un’operazione complessiva nell’ordine dei 9 miliardi di euro per il delisting di Nexi da Borsa Italiana. E a proposito di borsa questa offerta sul piatto implicherebbe una valorizzazione quasi doppia rispetto agli attuali livelli di di mercato della quotata dei pagamenti digitali pari a circa 4,5–4,6 miliardi. Di contro l’offerta riporterebbe Nexi su livelli simili a quelli espressi a Piazza Affari a inizio 2023.

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L’operazione rappresenterebbe il terzo tentativo di avvicinamento da parte del fondo, dopo precedenti esplorazioni nel 2015 e nel 2023. Il razionale industriale appare coerente con la strategia tipica del private equity: acquisire un asset penalizzato da fattori ciclici e strutturali, in questo caso la compressione dei margini nel settore dei pagamenti europei, la pressione competitiva delle fintech e la revisione di contratti chiave, per poi rilanciarlo attraverso una trasformazione in piattaforma tecnologica ad alto contenuto software.

In tale prospettiva, Nexi verrebbe riposizionata come software company focalizzata nei servizi digitali per i pagamenti, con un potenziale miglioramento dei multipli di valutazione nel medio periodo. Non escluso uno scorporo (ma di questo meglio parlare nel prossimo paragrafo visto che questa sorta di piano B è frutto dell’ambente ostile su cui calerebbe l’offerta di CVC).

Ad ogni modo tutto quello che abbiamo fin qui detto resta solo teorico. La realtà è non risultano negoziazioni formali in corso. Morale l’interesse di CVC spifferato dal FP al momento è da considerarsi solo esplorativo.

Cosa succederà adesso?

Il principale elemento che riduce drasticamente la probabilità di concretizzazione dell’OPA su Nexi non è tanto di natura finanziaria, quanto politico-regolatoria. Nexi opera infatti in un ambito considerato strategico, gestendo infrastrutture sensibili per il sistema dei pagamenti. Ciò significa solo una cosa: alta probabilità di applicazione della normativa italiana sul golden power. Il governo, laddove esistano i presupposti, può quindi condizionare o anche bloccare tutto.

E’ in questo contesto che emerge la centralità del ruolo della CDP (Cassa Depositi e Prestiti): con una partecipazione superiore al 19%, l’istituzione considera Nexi un asset strategico nazionale e, secondo le indiscrezioni, non sarebbe favorevole a un delisting. Parliamo sempre di rumors che però sarebbero una sorta di pietra tombale per qualsiasi investitore estero che fosse intenzionato a muovere su Nexi.

Per aggirare tali ostacoli, CVC potrebbe ricorrere ad una sorta di piano B (sempre ipotesi): lo scorporo della divisione di digital banking, ritenuta la più sensibile sotto il profilo nazionale. Facile sulla carta ma molto complesso in realtà come insegnano anche i precedenti. Neppure due anni fa, infatti, Nexi respingeva al mittente offerta da 1 miliardo di euro solo per questa divisione. Insomma, se le cose sono rimaste come allora, ci sarebbe opposizione interna alla cessione di asset chiave.

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Implicazioni possibili sulle azioni Nexi

Premessa a questo paragrafo: dal punto di vista di mercato è necessario sempre distinguere tra effetto notizia ed effettiva execution.

Premesso questo, non è da escludere che nel breve termine le azioni Nexi possano anche beneficiare della spinta speculativa generata dalle indiscrezioni con gli investitori che si potrebbero anche spingere ad incorporare nei prezzi un possibile premio da OPA. Così si è spesso verificato in situazioni analoghe caratterizzate da gap tra valutazione implicita e quotazioni correnti è così ampio. Ovviamente quello che succede in passato non è garanzia che possa accadere anche in questo caso.

Ad ogni modo nel medio termine però è chiaro che la sostenibilità di un eventuale rally sia tutta legata credibilità dell’operazione. Considerati i vincoli politici, la presenza di CDP e la complessità dell’assetto societario, le probabilità di una concreta finalizzazione appaiono contenute (poi mai dire mai).

Sul piano fondamentale, le azioni Nexi sono oramai da tempo inserite un settore in trasformazione, con pressioni sui margini legate alla concorrenza.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.