SpaceX prepara la più grande IPO mai vista a Wall Street ma l’aspetto che davvero dovrebbero interessare i piccoli investitori non riguarda solo la prospettata valutazione record da 1.750 miliardi di dollari ma la possibilità che il gruppo di Elon Musk possa riservare ai retail il 30% delle azioni offerte in collocamento, quota eccezionalmente elevata per un’operazione di queste dimensioni.
Se le indiscrezioni della vigilia dovessero essere confermate, una simile fetta dell’azionariato IPO si tradurrebbe in concrete maggiori possibilità di partecipare all’offerta pubblica iniziale senza restare escluso dalla sempre schiacciante domanda degli istituzionali. Ma significherebbe anche doversi confrontare senza filtri con una quotazione dai numeri enormi, con valutazioni molto aggressive e con una struttura societaria destinata a lasciare ai piccoli azionisti un peso limitato nelle decisioni.
Un’IPO da 75 miliardi: perché SpaceX può battere ogni record
SpaceX ha depositato il primo aprile una bozza di registrazione confidenziale presso la SEC statunitense, avviando formalmente il percorso verso la quotazione prevista per giugno 2026 sul Nasdaq. L’operazione, nota internamente come Project Apex, punta a raccogliere fino a 75 miliardi di dollari.
Se il collocamento verrà confermato in questi termini, quella di SpaceX sarà la più grande IPO della storia. Per avere un termine di paragone, nel 2019 la saudita Saudi Aramco raccolse 29 miliardi di dollari mentre andando ancora più a ritroso nel 2014 Alibaba si fermò a 22 miliardi di dollari. SpaceX punta quindi a una raccolta superiore di oltre due volte rispetto al record mondiale attuale.
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La società dell’aerospazio avrebbe coinvolto 21 banche d’affari per gestire il collocamento. Tra i nomi di peso ci sarebbero Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan, Citigroup e Morgan Stanley, praticamente tutto il gotha di Wall Street.
Un numero così elevato di banche incaricate dimostra due cose: ovviamente la dimensione senza precedenti dell’operazione ma soprattutto la volontà di distribuire le azioni anche a una platea retail molto ampia. E proprio su questo apsetto andiamo a concentrare la nostra attenzione.
Perché il 30% ai retail cambia davvero le regole del gioco
Nella maggior parte delle grandi IPO, gli investitori retail ricevono, quando va bene, solo una quota marginale dell’offerta, normalmente compresa tra il 5% e il 10%. Nel caso SpaceX, la percentuale indicata sale invece al 30%.
Proprio questa prospettiva cambia le carte sul tavolo rendendo la possibilità di ottenere azioni SpaceX in fase di collocamento molto concreta. Ovviamente si tratterà poi di capire quali tra i migliori broker IPO andranno a coprire l’operazione e se sarà possibile eventualmente partecipare dall’Italia.
La storia dice che nelle IPO più richieste, la domanda ha spesso superato di molte volte l’offerta disponibile con i retail che hanno finito per ricevere soltanto una parte minima dell’ordine inserito.
Con una tranche così ampia, SpaceX sembra voler attirare direttamente il pubblico di Elon Musk, composto non solo da investitori ma anche da utenti di X, clienti Tesla e fan del marchio. Le banche coinvolte potrebbero ricevere obiettivi specifici per area geografica o tipologia di clientela, creando canali dedicati proprio ai piccoli risparmiatori.
Resta però un dubbio importante. Anche se i retail riuscissero a comprare una quota significativa delle azioni IPO SpaceX, potrebbero avere un’influenza molto limitata sulla governance. SpaceX starebbe infatti valutando una struttura azionaria a doppia classe, con azioni ordinarie per il pubblico e azioni a voto rafforzato per gli insider.
In pratica, chi compra in borsa potrebbe avere diritti di voto molto inferiori rispetto a Elon Musk e ai soci storici. Musk possiede già circa il 44% della società e, con una struttura di questo tipo, manterrebbe il controllo effettivo anche dopo la quotazione.
Da dove nasce la valutazione da 1.750 miliardi di SpaceX
Parlando degli altri numeri dell’operazione, la cifra di 1.750 miliardi di dollari è il punto più discusso dell’intera IPO. Se confermata, renderebbe SpaceX la sesta società più grande del mondo per valore di mercato, dietro soltanto a Nvidia, Apple, Microsoft, Alphabet e Amazon.
La valutazione è esplosa dopo la fusione, avvenuta a febbraio 2026, tra SpaceX e xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk. All’interno del nuovo gruppo sono confluiti anche il chatbot Grok e il social network X.
Prima della fusione, l’intero perimetro valeva circa 1.250 miliardi di dollari. In poche settimane il valore teorico è salito di altri 500 miliardi, quasi interamente attribuiti alle prospettive dell’intelligenza artificiale.
Qui nasce il principale interrogativo per ha intenzione di investire. xAI dovrebbe generare meno di 1 miliardo di dollari di ricavi nel 2026. Il premio di 500 miliardi appare quindi basato soprattutto su aspettative future e sul progetto, ancora teorico, di Musk di costruire una rete di data center orbitali per supportare i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale.
Partecipando all’IPO c’è il rischio di pagare oggi una valutazione che incorpora scenari non solo molto ottimistici ma che addirittura non ancora dimostrati dai numeri.
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I numeri reali di SpaceX: cosa guardare prima di investire
Al netto dell’effetto xAI, le azioni SpaceX arriveranno sulla borsa americana con un business già profittevole. Le attività di lancio spaziale e soprattutto Starlink hanno generato nel 2025 circa 16 miliardi di dollari di ricavi e circa 8 miliardi di utile.
La divisione chiave è Starlink. Il servizio internet satellitare ha chiuso il 2025 con 9,2 milioni di abbonati in 150 Paesi e potrebbe raggiungere 22 miliardi di dollari di ricavi annuali entro la fine del 2026. Da sola, Starlink produce già tra il 50% e l’80% del fatturato del gruppo.
Il problema è che, anche qui, tenendo conto della crescita di Starlink, la valutazione implica multipli molto elevati. Ai prezzi ipotizzati, SpaceX verrebbe trattata a circa 94 volte i ricavi del 2025. È un multiplo molto superiore a quello delle grandi società tecnologiche già quotate.
Per questo motivo, prima di decidere se aderire all’IPO di SpaceX, gli investitori retail dovrebbero almeno attendere il prospetto ufficiale che SpaceX sarà obbligata a pubblicare almeno 15 giorni prima del roadshow. Quel documento conterrà i dati verificati su xAI, sui margini, sui ricavi reali e soprattutto sulla struttura definitiva delle azioni.
È lì che si capirà se il 30% dell’IPO di SpaceX riservato ai retail sia davvero un’opportunità oppure soltanto un modo per portare in borsa, a valutazioni molto elevate, l’entusiasmo che circonda Elon Musk.
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