Come da attese, la settimana si è aperta con un crollo della Borsa di Milano, in linea con il forte deterioramento del sentiment globale. Fin dal primo minuto di scambi Borsa Italiana è stata travolta dalle vendite, con il mercato che ha reagito immediatamente al rischio di allargamento della guerra in Medio Oriente.
I numeri sono il metro migliore per valutare quello che sta succedendo: il Ftse Mib ha aperto in ribasso del 2,3% a 43.130 punti, confermando il clima di forte avversione al rischio che sta caratterizzando le principali piazze finanziarie mondiali. L’ondata di vendite era astata già anticipata durante la notte sui mercati asiatici con la borsa di Tokyo che, ad esempio, aveva chiuso con un pesante -5,2%, segnale di un nervosismo diffuso.
Alla base del crollo delle borse ci sono le tensioni geopolitiche. L’escalation della guerra tra Stati Uniti e Iran, con attacchi alle infrastrutture energetiche e il rischio di un allargamento del conflitto in Medio Oriente, ha riacceso i timori di un nuovo shock energetico globale. Del resto il petrolio è balzato sopra i 105 dollari al barile, tornando sui livelli più alti dal 2022 (il contratto sul greggio con scadenza aprile 2026 è schizzato fino a massimo intraday vicino ai 120 dollari!)
Il risultato è il classico movimento di flight to safety e rotazione settoriale, con gli investitori che stanno praticamente liquidando rapidamente le posizioni più rischiose.
Sell-off monstre sulle banche, tengono petroliferi e difesa
Analizziamo brevemente il crollo della Borsa di Milano nelle sue varie sfaccettature.
Il sell-off più violento sta colpendo il settore bancario che, come spesso accade nei momenti di tensione geopolitica, è tra i più sensibili al rischio sistemico. Gli investitori stanno infatti riducendo l’esposizione agli istituti di credito sia per i timori di rallentamento economico globale che per l’aumento dell’incertezza finanziaria. Se a ciò poi si aggiunge il fatto che le banche erano reduci da valutazioni molto alte, si può intuire il perchè di vendite così ampie.
Al contrario, in una seduta dominata dalle vendite stanno mostrando una certa resilienza i titoli petroliferi e quelli della difesa. La spiegazione in questo caso è ancora più intuitiva: in un contesto di guerra e tensioni energetiche, le società legate alle materie prime e al comparto militare tendono a beneficiare di prospettive di ricavi più favorevoli. Il rally del petrolio, in particolare, sta sostenendo l’intero settore energetico.
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Nonostante la tenuta di questi comparti, il quadro generale resta quello di un vero e proprio crollo della Borsa italiana, con il mercato dominato da vendite diffuse e da un forte clima di panico.
Ed è proprio in questo contesto estremamente negativo che emerge un’anomalia molto interessante.
Azioni Nexi in rialzo mentre tutto il mercato crolla
Nel mezzo del crollo della Borsa di Milano c’è un titolo che sorprendentemente si sta muovendo in controtendenza.
Le azioni Nexi sono infatti in rialzo del 3,8% a 2,19 euro. Di fatto si tratta del solo titolo del Ftse Mib con un verde convincente.
Il movimento appare quasi paradossale: mentre gli investitori stanno vendendo in massa gran parte del listino, Nexi viene comprata con decisione. In pratica sembra che una parte del mercato stia utilizzando il titolo dei pagamenti come rifugio tattico, liquidando altri asset per spostarsi su uno dei titoli più penalizzati delle ultime settimane.
Naturalmente il rally delle azioni Nexi non ha nulla a che vedere con la guerra tra Stati Uniti e Iran. Il motivo del recupero è molto più tecnico. Il titolo arriva infatti da una delle peggiori performance dell’intero paniere di riferimento di Piazza Affari. La scorsa settimana Nexi era precipitata con forza, accumulando perdite pesanti che, nonostante il recupero di oggi, continuano ad essere ben visibili: -16% su base mensile e -43% su base annua.
Numeri che raccontano meglio di qualsiasi analisi quanto il titolo sia stato duramente colpito dalle vendite negli ultimi mesi.
Proprio per questo motivo, in una giornata di panico generalizzato, alcuni investitori sembrano aver deciso di cogliere l’occasione per ricomprare Nexi su livelli estremamente depressi. In sostanza, mentre il resto del mercato crolla, su Nexi si sta verificando un classico fenomeno di ricoperture e acquisti opportunistici.
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Gli investitori riscoprono i fondamentali di Nexi, a partire dal dividendo
Il rimbalzino delle azioni Nexi in rialzo sembra quasi riflettere un’improvvisa focalizzazione dell’attenzione verso alcuni aspetti fondamentali della società che la scorsa settimana erano passati quasi inosservati. In altre parole scegliendo di comprare azioni Nexi nel bel mezzo del crollo di tutta la borsa, è come se gli investitori si fossero accorti di ciò a cui non avevano prestato attenzione la scorsa settimana a partire dal dividendo e soprattutto dal dividend yield 2026 di Nexi.
In occasione dei risultati finanziari del 2025, il colosso dei pagamenti digitali aveva comunicato la distribuzione di una cedola di 0,30 euro per azione, per un ammontare complessivo di circa 350 milioni di euro. Sulla base degli attuali prezzi, la cedola garantisce un rendimento da dividendo di oltre il 10%, uno dei più elevati di tutto il Ftse Mib. Ovviamente è il forte calo prezzo delle azioni nelle ultime settimane, ad aver reso il rendimento implicito di nNexi ancora più interessante. Ecco allora che il titolo, in pieno subbuglio di borsa, si riscopre appetibile per gli investitori orientati al reddito.
Ma non è solo il dividendo a sostenere la narrativa positiva. Durante il Capital Markets Day, Nexi aveva anche presentato un piano strategico di medio termine piuttosto ambizioso. Il gruppo aveva svelato di puntare a sfruttare il suo posizionamento europeo nel settore dei pagamenti digitali. Tra gli obiettivi indicati dal management per il periodo 2026-2028 ci sono:
- crescita dei ricavi intorno al 5%
- ritorno all’espansione dei margini EBITDA entro fine piano
- 2,4 miliardi di euro di excess cash nel triennio
La società prevede inoltre aveva annunciato che il suo obiettivo era una crescita dei dividendi di almeno il 5% all’anno, con una distribuzione complessiva superiore a 1,1 miliardi di euro nel periodo.
Insomma l’impressione è che dopo essersi concentrati solo sulla debolezza del titolo, ora molti investitori stanno iniziando a riscoprire i punti di forza strutturali di Nexi. Per questo motivo, nel mezzo del crollo della Borsa italiana, il titolo dei pagamenti digitali sta registrando forse il solo movimento davvero sorprendente della giornata. Azioni Nexi in rialzo mentre il resto del mercato affonda sembra essere l’unica vera storia della prima di Ottava.
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