trader che analizzano e sullo sfondo bandiera Usa e Iran
Azioni da comprare con guerra tra Usa e Iran (www.risparmioggi.it)
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Contrariamente a quello che si attendevano gli investitori più ottimisti, la guerra Usa Iran non si è chiusa in un paio di giorni. Il conflitto si è invece esteso tra indici di borsa a picco e scene di panic selling su singoli titoli. A tratti sembra regnare una totale irrazionalità nei comportamenti degli investitori. La buona notizia in tutto questo marasma è che un filo logico c’è. In una ottava dominata dal pessimismo alcune quotate hanno mostrato di cavalcare e non subire il conflitto. Dimostrazione che ci sono azioni da comprare con la guerra tra Usa e Iran. Quali sono?

Fino a ieri gli analisti erano molto abbottonati ma ora, grazie ai riscontri delle borse, circolano le prime liste di titoli da mettere in portafoglio. Proprio unendo le varie fonti, abbiamo stilato un elenco di 5 azioni italiane e 5 azioni americane da comprare per cavalcare la guerra contro l’Iran. Per ogni titolo riportiamo la motivazione del buy così come è stata indicata dalla casa di investimento e la prestazione nella prima settimana di conflitto.

Tutti questi 10 titoli da acquistare con la guerra sono disponibili con zero commissioni di intermediazione sulla piattaforma Freedom24. Dall’1 marzo scorso, infatti, la società finanziaria ha lanciato la nuova promozione azioni e ETF senza commissioni (maggiori informazioni sul sito ufficiale).

5 azioni italiane da comprare con la guerra Usa Iran

E’ stata la casa di investimento Banca Akros la prima a mettere nero su bianco una short list con le azioni italiane da comprare per cavalcare la guerra contro l’Iran. Senza tanti convenevoli si tratta dei titoli che potrebbero beneficiare del conflitto e, ipotesi estrema, di un allargamento della tensione. Come vedremo queste azioni nella prma Ottava di guerra si sono più o meno apprezzate in borsa mentre tanto altro è crollato.

In linea generale, secondo gli analisti di Banca Akros, le società energetiche e quelle legate alle infrastrutture petrolifere sono naturalmente tra le principali candidate a beneficiare di un rialzo strutturale dei prezzi del greggio e del gas. L’Italia è un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche (oltre il 70%) e quindi eventuali shock sui prezzi del greggio possono avere effetti rilevanti sull’economia, ma allo stesso tempo favorire alcune società del settore.

Azioni Eni: +4% da lunedì

Il primo nome citato dagli analisti è quello di Eni, il colosso energetico italiano. La società è uno dei principali beneficiari diretti di ogni aumento dei prezzi del petrolio.

Secondo le stime di Akros ogni aumento di 1 dollaro nel prezzo del barile potrebbe tradursi in circa 140 milioni di euro di utile netto adjusted in più per il gruppo. Questo significa che uno shock prolungato sul petrolio potrebbe tradursi in un significativo miglioramento dei risultati finanziari.

Nello scenario di guerra, il mercato tende inoltre ad applicare un premio geopolitico ai produttori di petrolio, rendendo le azioni Eni tra le più interessanti in ottica investimento.

Azioni Saipem: -9% da lunedì

Un altro titolo energetico nella lista della spesa di Akros è Saipem, società specializzata in servizi per l’industria petrolifera e nelle infrastrutture offshore.

La sua esposizione al petrolio offshore è estremamente elevata: circa il 94% delle attività è legato a questo segmento. Questo significa che un aumento degli investimenti nel settore energetico – tipico nelle fasi di prezzi del greggio elevati – potrebbe sostenere il portafoglio ordini e la redditività dell’azienda.

Storicamente, quando i prezzi del petrolio salgono e le compagnie aumentano i loro budget di esplorazione e produzione, società come Saipem ne traggono beneficio. Nella settimana della guerra, però, Saipem ha disatteso le premesse. Il titolo ha perso il 9% a causa del forte rialzo messo a segno nel 2026 e per effetto della speculazione. Il crollo di Saipem è diventato un caso.

Azioni Tenaris: -2% da lunedì

Tenaris è un altro titolo fortemente legato al settore energetico. L’azienda produce tubi e componenti fondamentali per l’industria petrolifera e del gas.

Circa il 25% dei ricavi della società è esposto a Medio Oriente e Africa, due aree centrali nello scenario geopolitico attuale. Questo rende Tenaris particolarmente sensibile alle dinamiche energetiche globali. Se le tensioni dovessero portare a maggiori investimenti nelle infrastrutture energetiche o nella produzione petrolifera, la domanda per i prodotti di Tenaris potrebbe crescere. Per adesso Tenaris ha però disatteso le premesse. Nella prima settimana della guerra non è crollata ma non ha neppure registrato un forte rialzo.

Azioni Enel: -9% da lunedì

Anche il settore delle utilities potrebbe trarre vantaggio da un contesto di prezzi energetici più elevati. Secondo le stime di Banca Akros, un aumento di 1 euro per megawattora nel prezzo dell’energia potrebbe tradursi in circa lo 0,1% di incremento dell’Ebit del colosso utility. Tutte da rivedere quindi le previsioni Enel 2026.

Pur essendo meno direttamente esposta al petrolio rispetto alle società upstream, Enel resta uno dei principali operatori energetici europei e può beneficiare di un contesto di prezzi più elevati nel mercato dell’elettricità.

Azioni Leonardo: +2% da lunedì

Infine gli analisti hanno anche inserito nella lista di azioni da comprare con la guerra in Iran il campione della Difesa Leonardo. Il motivo è facilmente intuibile. Di nuovo c’è che Leonardo potrebbe presto vedersi assegnare dalla Gran Bretagna un contratto da circa 1 miliardo di sterline per elicotteri militari allungando ancora di più la sua lista di ordinativi. La tensione internazionale tende a premiare i titoli della Difesa e Leonardo è ben posizionata nell’area del Medio Oriente.

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5 azioni americane da comprare con la guerra USA-Iran

Spostiamoci ora dall’altra parte dell’Oceano. Il tema diventa le azioni americane da comprare con la guerra tra Usa e Iran. Nella prima settimana di conflitto abbiamo visto che gli analisti guardano soprattutto a tre settori: petrolio, difesa e oro. Se il conflitto dovesse protrarsi per diverse settimane, come indicato dal presidente Donald Trump, questi comparti potrebbero diventare i principali motori del mercato azionario.

Azioni Chevron: +6% da lunedì

Chevron è uno dei principali produttori petroliferi al mondo e uno dei titoli più citati nelle analisi sugli effetti delle tensioni in Medio Oriente. Il gruppo combina una forte produzione upstream con attività di raffinazione e chimica, offrendo una grande diversificazione lungo tutta la filiera energetica.

Gli analisti ritengono che un premio geopolitico prolungato sul prezzo del petrolio potrebbe sostenere significativamente il titolo, soprattutto se i mercati iniziano a prezzare possibili interruzioni nello Stretto di Hormuz.

Exxon Mobil: +2% da lunedì

Exxon Mobil rappresenta una delle esposizioni più solide e liquide al settore energetico globale. La società dispone di una combinazione di produzione shale negli Stati Uniti, progetti deepwater e infrastrutture LNG che le consentono di beneficiare di molteplici canali di crescita quando l’offerta globale di petrolio si restringe.

In uno scenario di guerra, gli investitori tendono spesso a rifugiarsi in large cap solide come Exxon, grazie alla sua scala globale e alla robustezza del bilancio.

Azioni RTX (Raytheon Technologies): +1% da lunedì

RTX, il gruppo che include Raytheon, è uno dei principali fornitori di sistemi di difesa aerea e missilistica per Stati Uniti e alleati. Il portafoglio della società comprende sistemi come i Patriot, radar avanzati e missili da crociera utilizzati da numerosi Paesi della NATO e del Medio Oriente.

Con l’aumento delle minacce missilistiche e dei droni nella regione, la domanda per questi sistemi potrebbe crescere rapidamente. La prima settimana di guerra ha visto proprio un incremento dei lanci di droni e razzi dall’Iran verso tutti paesi confinanti (anche Cipro con basi inglesi nel mirino).

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Azioni Northrop Grumman: +5% da lunedì

Northrop Grumman è un altro grande contractor della difesa che potrebbe beneficiare di un aumento della spesa militare. La società è coinvolta in programmi strategici come il bombardiere B-21 Raider e numerosi sistemi di sorveglianza e deterrenza missilistica.

Se l’escalation geopolitica dovesse proseguire, gli investitori privilegeranno ancora di più le società con forte esposizione ai programmi di difesa strategica.

Azioni Barrick Gold: -10% da lunedì

Infine, tra i beneficiari indiretti della guerra c’è anche il settore aurifero. L’oro storicamente tende a salire durante le crisi geopolitiche e le fasi di incertezza macroeconomica. Le società minerarie come Barrick Gold offrono una leva amplificata sull’andamento del metallo prezioso.

Se l’instabilità dovesse alimentare timori inflazionistici o turbolenze finanziarie, le quotazioni dell’oro potrebbero rafforzarsi ulteriormente e sostenere il titolo Barrick Gold. Questa settimana abbiamo visto una fiammata nel primo giorni di borsa con la guerra (lunedì) seguita poi da un ritracciamento.

Perché usare Freedom24 per comprare azioni

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I 10 titoli azionari citati in questo articolo sono disponibili su tutte le piattaforme trading. Potrai tranquillamente trovarli sul broker che utilizzi solitamente.

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Praticamente con la promozione di Freedom24 puoi iniziare a costruire il tuo portafoglio senza costi iniziali di trading. L’eventuale profitto, quindi, è più snello perchè libero dai classici costi di intermediazione.

Freedom24 consente inoltre l’accesso diretto a oltre 20 borse internazionali e a oltre 40.000 azioni quotate su Nasdaq, NYSE e sulle principali borse di tutto il mondo, permettendo di investire sia nelle grandi multinazionali americane sia nelle società italiane citate in questo articolo.

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I fattori che influenzeranno queste 10 azioni

Naturalmente, l’andamento di queste 10 azioni da comprare con la guerra contro l’Iran dipenderà da diversi fattori macroeconomici e geopolitici.

Il primo elemento chiave sarà la durata del conflitto. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la campagna militare inizialmente prevista per quattro o cinque settimane potrebbe durare molto più a lungo. Se la guerra dovesse prolungarsi, il premio di rischio sui mercati energetici potrebbe restare elevato.

Un secondo fattore decisivo riguarda lo Stretto di Hormuz. Questo passaggio marittimo collega il Golfo Persico con il Mar Arabico ed è uno dei principali colli di bottiglia energetici del pianeta. Circa un quinto del petrolio mondiale passa da lì ogni giorno. Eventuali attacchi o blocchi alla navigazione potrebbero provocare un’impennata dei prezzi del greggio.

Un altro elemento riguarda la risposta dei Paesi produttori. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dispongono di oleodotti che permettono di bypassare parzialmente lo stretto, ma queste infrastrutture non operano normalmente a piena capacità. Secondo le stime della US Energy Information Administration, circa 2,6 milioni di barili al giorno potrebbero essere reindirizzati via pipeline in caso di shock.

Infine c’è il ruolo dell’OPEC+. Il cartello, che rappresenta circa metà della produzione mondiale di petrolio, ha già annunciato che inizierà a ridurre i tagli volontari alla produzione introdotti nel 2023. Un’azione simile potrebbe aumentare l’offerta globale di petrolio e limitare in parte l’impatto delle tensioni geopolitiche sui prezzi.

Quindi il tema non è solo la guerra in sé, ma come questa influenzerà tre variabili chiave: prezzi dell’energia, spesa militare e domanda di asset rifugio come l’oro. Ed è proprio all’incrocio di questi tre trend che si collocano le dieci azioni analizzate in questo articolo.

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