Unicredit e Fineco
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Le indiscrezioni su un possibile interesse di Unicredit per FinecoBank hanno riacceso il dibattito sul consolidamento del settore bancario italiano. A innescare le speculazioni (e rifomentare il più che mai attivo risiko delle banche italiane) è stata una ricostruzione pubblicata da L’Economia del Corriere della Sera, secondo cui la banca guidata da Andrea Orcel, una volta consolidata la posizione in Commerzbank, potrebbe tornare a valutare operazioni di crescita sul mercato domestico. Tra le ipotesi prese in considerazione figurerebbero Banca Generali, Banco BPM e Fineco.

Per il momento, tuttavia, è importante distinguere tra rumors e fatti. Non esistono comunicazioni ufficiali da parte di Unicredit né indiscrezioni che facciano riferimento a negoziati in corso. Stando a quello che si è visto in borsa ieri (forte esuberanza sulle azioni FinecoBank) gli investitori starebbero ragionando soprattutto sulla fattibilità industriale e finanziaria di un’eventuale operazione, più che sulla sua imminenza.

Allo stato attuale dei fatti, quindi, il solo interrogativo che ha senso porsi è quanto senso strategico possa avere una eventuale acquisizione di FinecoBank da parte di Unicredit e (correlato) se Piazza Gae Aulenti disponga delle condizioni per portarla a termine.

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Perché Fineco viene indicata come il target più credibile

Tra i nomi citati dall’inserto del CorSera, Fineco è probabilmente quello che presenta il maggiore interesse dal punto di vista strategico.

La banca non è un’entità sconosciuta per UniCredit. Fino al 2019 il gruppo ne controllava il 35,1%, quota poi ceduta sotto la gestione di Jean Pierre Mustier per un incasso di circa 2,1 miliardi di euro. A distanza di sette anni lo scenario è profondamente cambiato: Fineco capitalizza oggi circa 14 miliardi di euro, il che significa che quella stessa partecipazione avrebbe oggi un valore superiore ai 4,8 miliardi.

A rendere la banca particolarmente interessante è anche la sua struttura azionaria. Fineco è una public company, priva di un socio di controllo, caratteristica che sulla carta renderebbe più semplice costruire un’eventuale operazione rispetto ad altri istituti italiani caratterizzati da assetti proprietari più complessi.

Dal punto di vista industriale, inoltre, Fineco rappresenta un asset di elevata qualità. La banca guidata da Alessandro Foti può contare su circa 3.000 consulenti finanziari, gestisce 175 miliardi di euro di masse e dispone di una piattaforma integrata che combina banking, trading e risparmio gestito, oltre alla propria fabbrica prodotti irlandese Fam.

Per Unicredit, l’acquisizione di Fineco consentirebbe di rafforzare sensibilmente il presidio nel wealth management, segmento destinato a crescere nei prossimi anni e sempre più centrale nelle strategie dei grandi gruppi bancari europei.

I punti a favore ci sono, ma non mancano gli ostacoli

I rumors sull’interesse per Fineco, hanno trovato terreno fertile anche perché Unicredit dispone oggi di una situazione patrimoniale particolarmente solida.

Secondo le ricostruzioni circolate sul mercato, dopo il consolidamento della partecipazione in Commerzbank il gruppo manterrebbe un CET1 ratio del 12,5%, ampiamente superiore al requisito richiesto dalla BCE del 10,2%. Questo margine di capitale potrebbe teoricamente consentire alla banca di valutare nuove operazioni straordinarie senza compromettere la propria solidità patrimoniale.

Non è un caso che nelle indiscrezioni vengano citati anche Banca Generali e Banco BPM come possibili alternative. Tuttavia, entrambe presentano criticità che rendono un’operazione più complessa.

Nel caso di Banco BPM, la presenza di Crédit Agricole nel capitale e le implicazioni legate al golden power rappresentano elementi che potrebbero complicare qualsiasi progetto di acquisizione.

Per quanto riguarda Banca Generali, entrano invece in gioco gli equilibri con il gruppo Generali. UniCredit possiede già una partecipazione nella compagnia assicurativa che garantisce un contributo significativo ai dividendi, aspetto che dovrebbe essere attentamente valutato nell’eventualità di un’operazione straordinaria.

Fineco, almeno sulla carta, appare quindi il dossier più lineare. Ciò non significa però che sia privo di criticità.

Uno degli aspetti più delicati riguarda infatti l’integrazione tecnologica. Fineco ha sviluppato negli anni una piattaforma proprietaria considerata uno dei principali punti di forza del modello di business. Proprio questa autonomia tecnologica potrebbe trasformarsi in una delle maggiori sfide qualora dovesse essere integrata nei sistemi informatici di un grande gruppo bancario come Unicredit.

Si tratta di un elemento che gli investitori non possono trascurare, perché nelle operazioni bancarie la creazione di valore dipende spesso dalla capacità di integrare rapidamente processi, piattaforme e infrastrutture.

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Quanto è davvero probabile l’acquisizione di Fineco?

Alla luce degli elementi oggi disponibili, la risposta più equilibrata è che l’ipotesi è credibile sotto il profilo strategico, ma al momento resta soltanto un rumor.

I presupposti industriali esistono: Unicredit dispone della capacità finanziaria per valutare nuove acquisizioni, Fineco rappresenta un asset di qualità, è una public company e consentirebbe di rafforzare il business del risparmio gestito, riducendo anche la dipendenza dalle partnership esterne in questo segmento e accelerando lo sviluppo della piattaforma Onemarkets.

Allo stesso tempo, però, manca qualsiasi conferma ufficiale. Né Unicredit né Fineco hanno rilasciato dichiarazioni che possano far pensare a trattative in corso o a un dossier già aperto. Le indiscrezioni riflettono soprattutto le valutazioni che parte del mercato sta facendo sulle possibili mosse di Andrea Orcel dopo i progressi registrati sul fronte Commerzbank.

Anche la reazione di Piazza Affari è stata significativa ma composta. Le azioni Fineco hanno beneficiato dei rumors, chiudendo la seduta con un rialzo dell’1,8%, segnale che gli investitori riconoscono una certa credibilità allo scenario senza però attribuirgli, almeno per ora, un’elevata probabilità di realizzazione.

In definitiva, non si può escludere che Unicredit possa valutare in futuro un ritorno nell’orbita Fineco, soprattutto in un contesto di consolidamento del sistema bancario europeo. Tuttavia, allo stato attuale, gli elementi concreti sono limitati e non consentono di parlare di un’operazione imminente. E i rumors rappresentano sempre uno scenario da monitorare con attenzione, ma non ancora un fatto su cui costruire aspettative di breve periodo.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.