La possibile tassazione degli extraprofitti delle società energetiche torna a pesare sulle prospettive del comparto e, inevitabilmente, anche sulle quotazioni di borsa. Il tema è tornato d’attualità dopo la proposta avanzata da sei Paesi Ue, tra cui l’Italia, per arrivare a un intervento coordinato a livello europeo sulle compagnie petrolifere. L’obiettivo sarebbe utilizzare il maggior gettito per finanziare misure a sostegno di famiglie e imprese alle prese con il caro-energia.
Al momento, però, non esiste una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche approvata né sono stati definiti aliquota, base imponibile e società interessate. La stessa Commissione europea ha chiarito che la questione rientra nelle competenze dei singoli Stati, purché gli eventuali interventi siano compatibili con il diritto europeo. È quindi ancora presto per quantificare l’impatto sui bilanci delle aziende proprio perchè non c’è un reale riferimento ma solo ipotesi. Detto questo, però, alcuni analisti, hanno già iniziato a valutare quali società energetiche sarebbero maggiormente esposte a questa tassazione degli extraprofitti.
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Tassazione extraprofitti energia: cosa c’è davvero sul tavolo
Riavvolgiamo il nastro e partiamo dall’inizio perchè in questi giorni si è detto di tutto. Punto di partenza è l’impennata dei prezzi del petrolio e dei carburanti legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. E’ indubbio che la guerra Usa-Iran, la crisi di Hormuz e l’impasse che oramai dura da mesi, ha permesso alla filiera petrolifera di beneficiare di margini particolarmente elevati, soprattutto nelle attività di raffinazione e distribuzione dei carburanti, che non a caso risultano essere tra quelle maggiormente attenzionate in vista di una eventuale tassazione.
Detto questo, l’idea della tassa straordinaria sulle aziende energetiche non è nuova. Un precedente importante risale alla crisi energetica del 2022-2023 causata dalla scoppio della guerra Ucraina-Russia e dalle sanzioni contro Mosca, quando l’Ue introdusse un contributo di solidarietà sugli extraprofitti dei settori fossili. Il meccanismo consentì ai paesi europei di raccogliere complessivamente quasi 29 miliardi di euro.
La proposta attuale, però, è ancora in una fase preliminare. Sei governi hanno chiesto di affrontare la questione a livello europeo, mentre in Italia il tema è entrato anche nel dibattito sulla prossima legge di Bilancio. Non è quindi possibile oggi stabilire chi pagherà, quanto pagherà e soprattutto su quali profitti verrà calcolata l’eventuale imposta.
Italia e Ue, la tassa sugli extraprofitti è ancora tutta da definire
La novità degli ultimi giorni è soprattutto politica. Da Bruxelles è arrivato il chiarimento secondo cui gli Stati membri possono già intervenire autonomamente attraverso la propria legislazione fiscale nazionale. Eventuali misure dovranno comunque rispettare il diritto comunitario e non creare distorsioni nel mercato unico. Per Palazzo Chigi, tuttavia, un intervento coordinato a livello europeo sarebbe preferibile perché consentirebbe di evitare penalizzazioni competitive per le società che operano in Italia rispetto ai concorrenti degli altri Paesi. Parallelamente, il tema continua a dividere la maggioranza: il vicepremier Antonio Tajani ha espresso contrarietà all’ipotesi di una vera e propria tassa sugli extraprofitti.
Insomma tutto molto confuso e con tanto politichese.
Premesso questo, a noi la questione tassazione extraprofitti interessa lato investitore e, al netto della ridda di dichiarazioni e del nascondino che già si profila tra Ue e governo italiano (almeno noi la vediamo così), il solo rischio potenziale che ci sentiamo di segnalare è quello regolamentare. Esiste una possibilità concreta che il tema venga approfondito, ma non c’è ancora una misura sulla quale costruire una stima precisa dell’impatto sugli utili.
Eni sarebbe la società italiana più esposta alla tassazione extraprofitti
Proprio l’incertezza sulla struttura della possibile tassa non impedisce al mercato di fare i primi conti. Secondo l’analisi di Banca Akros ripresa proprio oggi da Radiocor, le compagnie integrate attive nel petrolio e nel gas sarebbero quelle potenzialmente più esposte qualora il prelievo fosse concentrato sui profitti generati dai prezzi eccezionalmente elevati delle materie prime.
Tra le società italiane seguite dagli analisti, Eni sarebbe quella maggiormente esposta a un eventuale intervento. La valutazione, precisa Akros, resta comunque prematura proprio perché mancano ancora informazioni sul perimetro della misura e sui criteri con cui verrebbero individuati gli extraprofitti.
Il rischio fiscale si aggiunge così ai fattori già presenti nelle valutazioni sul titolo. Le azioni Eni stanno infatti risentendo della discesa del prezzo del petrolio e oggi hanno chiuso la seduta in ribasso di oltre l’1%, mantenendosi comunque in area 23 euro. La debolezza del greggio resta il principale elemento negativo per il Cane a Sei Zampe, ma è chiaro che pure l’ipotesi di una tassazione straordinaria rappresenta un ulteriore elemento di pressione sulle aspettative degli investitori.
Azioni Eni, perché il mercato guarda alla tassazione
Per le azioni Eni, la questione della tassazione non riguarda l’eventuale ammontare, ma anche il modo in cui questa potrebbe modificare le prospettive di redditività. Tuttavia finché non saranno noti perimetro, aliquota, periodo di riferimento e modalità di calcolo degli extraprofitti, qualsiasi stima sull’impatto sugli utili rimane necessariamente indicativa.
È questo il motivo per cui, almeno per ora, sarebbe sbagliato considerare la tassazione degli extraprofitti come un driver da integrare nel posizionamento sul titolo (ricordiamo che le azioni Eni, per effetto della crisi in Medio Oriente, nel 2026 hanno guadagnato il 40%).
Il dossier resta quindi da monitorare, ma senza perdere di vista il punto centrale: oggi non c’è ancora una tassa concreta da applicare. Ci sono molti auspici, la possibilità di interventi nazionali e alcune prime valutazioni degli analisti. Per capire l’effettivo impatto sulle azioni delle società energetiche più esposte serve ben altro.
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