Sta proseguendo anche oggi la corsa delle azioni legate al quantum computing, oramai diventato il segmento più speculativo di tutta Wall Street. In avvio di seduta le azioni Infleqtion guadagnano il 19% a 17,5 euro, mentre D-Wave Quantum sale del 13% a 29,11 euro. Molto forte anche Rigetti Computing, che si porta a 25,67 euro dopo il rally già registrato nella seduta precedente.
Fatti e circostanza sono ampiamente noti: alla base dell’accelerazione-monstre c’è il maxi piano annunciato dal governo americano a sostegno del comparto quantistico. Washington ha infatti deciso di destinare circa 2 miliardi di dollari a nove società attive nel settore attraverso fondi pubblici derivanti dal CHIPS and Science Act. Non è solo la questione cash a pesare quanto la ratio del sostegno: il Dipartimento del Commercio Usa non si limiterà a erogare incentivi ma entrerà direttamente nel capitale delle aziende coinvolte con partecipazioni di minoranza.
Il messaggio non ha bisogno di grandi interpretazioni: il quantum computing è oramai considerato strategico dagli Stati Uniti al pari dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture energetiche. Una rivoluzione d’approccio dietro la quale c’è soprattutto la competizione tecnologica con la Cina, che negli ultimi anni ha incrementato in modo aggressivo gli investimenti nel calcolo avanzato.
La lettura che tra ieri e oggi gli investitori di tutto il mondo hanno dato alla mossa dell’amministrazione Usa è altrettanto lineare: precipitarsi a comprare perchè i valori non potranno che salire.
Tuttavia altrettanto chiaramente inizia ad intravedersi l’altra faccia della medaglia: quanto può durare questa situazione? E’ ovvio che le azioni Infleqtion, D-Wave e Rigetti non possano salire all’infinito e che, smaltita l’euforia, sarà il tempo di tornare con i piedi per terra.
In questa analisi faremo proprio questo: i conti con la realtà del quantum computing.
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I fondi USA fanno cambiare percezione del quantum computing
Il piano americano è già nella storia perchè è il più importante intervento pubblico mai realizzato nel quantum computing. Secondo le indicazioni diffuse dal Dipartimento del Commercio, il mercato del calcolo quantistico potrebbe arrivare a generare un valore economico compreso tra 850 miliardi e 1.300 miliardi di dollari entro il 2040 (ossia tra poco meno di 15 anni…non tra un paio di anni!).
L’investimento più consistente andrà a IBM, che riceverà circa 1 miliardo di dollari per sviluppare Anderson, la prima fonderia americana dedicata esclusivamente alla produzione di chip quantistici. Le altre società coinvolte, tra cui D-Wave, Rigetti e Infleqtion, otterranno 100 milioni di dollari ciascuna distribuiti su più anni.
Gli investitori che si sono precipitati a comprare hanno interpretato questa mossa come una sorta di certificazione politica delle prospettive del settore del QC. In pratica, mettendo mano ai soldi pubblici, è come se il governo federale americano stesse dicendo agli investitori che il quantum computing sarà una delle tecnologie chiave del prossimo decennio. Questo spiega perché il rally in atto da ieri non stia riguardando solo le big del comparto (alla IBM per capirsi) ma soprattutto le società a piccola e media capitalizzazione, tradizionalmente molto sensibili al sentiment.
E qui si arriva al punto perchè sarebbe il caso di distinguere tra narrativa strategica e sostenibilità industriale. Il fatto che Washington abbia deciso di intervenire direttamente non significa automaticamente che le aziende del settore siano vicine alla redditività o a un’esplosione commerciale. L’impressione è che le valutazioni di borsa stiano correndo molto più rapidamente dei progressi tecnologici concreti.
Quantum computing: il potenziale è enorme ma i problemi restano aperti
Il grande tema è capire a che punto sia realmente arrivata la tecnologia quantistica. Ad oggi nessuna delle società coinvolte ha dimostrato in modo stabile e replicabile un vero quantum advantage, cioè la capacità di risolvere problemi commerciali meglio di un supercomputer tradizionale.
Le difficoltà tecniche rimangono infatti enormi. I qubit, che rappresentano l’unità base dei computer quantistici, sono estremamente instabili e molto sensibili a fattori esterni come temperatura, vibrazioni e luce. Gran parte della potenza di calcolo disponibile viene ancora utilizzata per la correzione degli errori invece che per applicazioni operative reali.
Anche aziende avanzate come Google, IBM e Microsoft stanno ancora lavorando per superare queste barriere. La svolta commerciale attesa dal mercato, almeno per ora, non si è concretizzata.
In questo contesto anche le differenze tecnologiche tra i vari operatori diventano importanti.
D-Wave, ad esempio, punta sull’annealing quantistico, approccio che parte della comunità scientifica considera meno promettente rispetto ai sistemi gate-based utilizzati da IBM e Google. Rigetti, invece, continua a investire nell’architettura superconduttiva ma deve ancora dimostrare di poter sostenere economicamente la crescita senza continuare a bruciare cassa. Infine Infleqtion viene invece vista come una scommessa più legata allo sviluppo di tecnologie quantistiche integrate e infrastrutture future. Tuttavia, anche in questo caso, la visibilità sui ricavi di lungo periodo resta limitata.
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Che fare in borsa le azioni Infleqtion, D-Wave e Rigetti?
Inutile dire che rally in corso sul segmento quantum computing presenta grandi opportunità ma anche rischi molto elevati. La componente speculativa resta dominante e il comparto continua a muoversi soprattutto sulla base delle notizie politiche e del sentiment. Basta una dichiarazione favorevole al quantum computing da parte dell’amministrazione americana per innescare movimenti giornalieri a doppia cifra.
Nel breve periodo l’hype per il supporto pubblico potrebbe continuare ad alimentare gli acquisti. Il fatto che il governo americano abbia deciso di entrare direttamente nel capitale delle aziende riduce infatti almeno in parte il rischio percepito dagli investitori privati. Inoltre il settore beneficia dell’effetto momentum: molti operatori stanno comprando semplicemente perché i prezzi stanno salendo rapidamente.
Sul medio-lungo termine, però, il quadro diventa molto più complesso. Le attuali valutazioni incorporano già aspettative estremamente aggressive su crescita, applicazioni industriali e sviluppo tecnologico. Se i progressi dovessero rivelarsi più lenti del previsto, il rischio di correzioni profonde sarebbe elevato.
Quindi il quantum computing va considerato oggi soprattutto come una scommessa ad altissimo rischio e non come un investimento tradizionale basato su utili e fondamentali consolidati. I trader più aggressivi stanno giustamente sfruttando la volatilità del momento, mentre chi fa investing e per di più in modo prudente mantiene esposizioni limitate e ben diversificate.
Il punto centrale è che il sostegno politico americano ha sicuramente cambiato la percezione del settore, ma non ha ancora risolto il vero nodo: dimostrare che un computer quantistico possa davvero generare vantaggi economici concreti rispetto ai sistemi tradizionali.
Il rischio è che fino a quando questa prova non arriverà, il comparto continuerà a vivere soprattutto di aspettative, entusiasmo e speculazione. Per la gioia dei trader con approccio speculativo.
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