banche Europa in calo
Ancora forti vendite sui titoli bancari europei - RisparmiOggi.it
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Scendono ancora le azioni delle banche che, dopo il forte passivo rimediato nella sessione di ieri, anche oggi consolidano il ribasso (nelle migliore delle ipotesi) oppure vanno addirittura a picco (nella peggiore). Sulle borse europee non ci sono titoli bancari tinti di verde. Tra le banche sugli indici di riferimento è tutto un susseguirsi di rossi più o meno intensi. Soffrono le italiane con molte big sul fondo del Ftse Mib ma di certo non brillano le concorrenti europee.

A Piazza Affari, nella mattinata, le azioni MPS perdono il 2,54% a 10,898 euro, le Unicredit il 2,73% a 75,60 euro e ancora Intesa Sanpaolo scambia a -2,16% a 6,109 euro e Mediobanca fa peggio di tutti con un passivo del 3,46% a 24,54 euro che vale il fondo del Ftse Mib. Il quadro è simile nel resto d’Europa: sul CAC40 le azioni Societe Generale segnano un ribasso dell’1,65% a 62,82 euro, sotto pressione, sul DAX di Francoforte Deutsche Bank arretra dello 0,3% a 30,9 euro e ancora HSBC è in calo del 2,6% a 1370 GBX, Barclays l’1,9% a 423 GBX e BBVA il 2% sotto ai 23 euro.

Insomma un bagno di sangue che, al di là delle varie sfumature (di rosso) può essere sintetizzato con un unico dato già emerso dopo il crollo di ieri e, per forza di cose considerando i numeri, in rafforzamento con la discesa di oggi: le azioni delle banche europee sono calate ai minimi degli ultimi tre mesi. Questo il dato saliente: ora si tratta di individuare quali potrebbero essere le motivazioni. Insomma perchè i bancari scendo in borsa?

Indice STOXX Europe Banks sotto pressione

Il riferimento per capire quello che sta accadendo alle banche andando oltre i casi specifici resta l’Indice STOXX Europe Banks. E’ questo paniere il termometro dell’andamento dei bancari europei. Già in ribasso del 3% nella sessione di ieri, oggi accumula un altro rosso del 2% attestandosi sotto ai 290 punti. A causa dell’uno-due subito, il paniere europeo delle banche ora presenta un rosso mensile del 10% pur conservando comunque un rialzo di circa il 13% da inizio anno. I minimi toccati a inizio maggio sotto ai 230 punti sono distanziati ma anche i massimi raggiunti a oltre 325 punti iniziano ad allontanarsi.

Tutti questi numeri ci consentono di andare oltre l’effetto emotivo rappresentando dal forte passivo delle ultime due sedute ridimensionandone l’impatto. Non si deve dimenticare che le banche europee avevano guadagnato circa il 65% nel 2025 mettendo a segno il miglior risultato dal 1997. Ecco perchè la fase attuale di calo può essere letta anche come una presa di profitto su un settore che ha corso molto e non necessariamente come l’inizio di un nuovo ciclo negativo.

C’è però un problema: un quadro come quello attuale caratterizzato da inflazione più alta e aspettative di rialzo dei tassi di riferimento, dovrebbe essere teoricamente favorevole per le azioni delle banche. La discesa delle ultime sedute suggerisce che non è così ed alimenta l’impressione che questa volta il mercato stia leggendo tutto in modo diverso.

Spread e rischio sovrano il vero problema delle banche europee

La risposta al perchè le azioni delle banche scendono nonostante tassi e inflazione arriva osservando meglio il mercato obbligazionario. Mercoledì il rendimento del Bund tedesco a due anni è sceso di 1,7 punti base al 3,0645%, mentre il rendimento del biennale italiano è salito di circa 9 punti base e quello francese di 8,4 punti base. Quindi non si è verificato un rialzo uniforme dei tassi europei: si è ampliata soprattutto la distanza tra i Paesi considerati più solidi e quelli percepiti come più esposti al rischio fiscale.

È questo il passaggio che il mercato azionario sta scontando. Le banche possiedono quantità rilevanti di titoli governativi e, quando aumentano i rendimenti, i prezzi delle obbligazioni scendono. Per i portafogli soggetti a valutazione a mercato questo può tradursi in perdite; inoltre, un ampliamento degli spread sovrani aumenta la percezione del rischio sui bilanci bancari, soprattutto nei Paesi più indebitati.

Insomma le banche vengono penalizzate dal rialzo dei rendimenti sui titoli di Stato e dai timori che le tensioni fiscali francesi possano propagarsi al resto dell’Eurozona.

Inflazione e petrolio complicano il quadro

C’è poi il fattore inflazione. Oggi il policymaker BCE Primož Dolenc ha avvertito che i rischi per i prezzi restano orientati al rialzo e che, se l’inflazione dovesse rimanere persistentemente elevata, la BCE potrebbe aver bisogno di ulteriori rialzi dei tassi. L’inflazione dell’area euro ha raggiunto il 3,8%, ben sopra l’obiettivo del 2%, principalmente per effetto della componente energetica.

Il petrolio rappresenta quindi un elemento centrale. Il Brent è tornato oltre i 100 dollari al barile e giovedì i prezzi del greggio hanno registrato un’altra forte accelerazione, alimentando il timore che una nuova fiammata energetica possa mantenere alta l’inflazione e costringere le banche centrali a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo. Sia pur secondariamente, anche il rialzo del petrolio è tra le cause alla base della debolezza delle banche europee.

Insomma si sta profilando una situazione per cui tassi BCE più alti non significano automaticamente profitti più elevati per le banche, cosa che invece è accaduta negli anni scorsi. Il costo del denaro più alto può sostenere il margine di interesse, ma contemporaneamente aumenta anche il costo della raccolta andando a rendere più oneroso il finanziamento per famiglie e imprese e alimentando il rischio di un peggioramento del credito in caso di rallentamento economico.

Cosa succederà con la discesa delle azioni delle banche

Premesso che, e questo lo si vede soprattutto su una borsa imbottita di bancari come Piazza Affari, le performance delle banche determineranno la direzione complessiva degli indici di riferimento, l’attuale discesa suggerisce che il mercato stia invece prezzando un insieme di fattori: rendimenti obbligazionari più alti, ampliamento degli spread, rischio fiscale, possibile nuova inflazione energetica, maggiori costi di finanziamento e una potenziale frenata dell’economia.

E c’è anche una componente puramente borsistica. Dopo il rally del 2025 e il rialzo accumulato nel 2026, il settore aveva già incorporato molte aspettative positive. Come ha osservato Savita Subramanian di Bank of America gli investitori hanno passato gran parte dell’anno a pagare per la crescita e stanno ora iniziando a chiedersi quanto quella crescita costi in termini di valutazioni e rischio.

Per questo le prossime sedute saranno importanti: si tratterà di capire se il mercato ritiene che il nuovo scenario di rendimenti, inflazione e spread possa effettivamente erodere una parte degli utili futuri delle banche europee.

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