Perché il prezzo del petrolio sta scendendo
Ci sono due ragioni alla base del ribasso del prezzo del petrolio (www.risparmioggi.it)
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Il prezzo del petrolio apre la settimana con un forte ribasso e restituisce una parte dei guadagni accumulati nel mese precedente. Al momento in cui scriviamo, il Brent con consegna a ottobre viene scambiato a circa 83,23 dollari al barile, in calo del 5,35%, mentre il WTI con scadenza a settembre si porta intorno a 79,15 dollari, con una flessione del 6,52%.

La flessione arriva dopo un luglio caratterizzato da forti tensioni geopolitiche. Nel corso del mese il Brent aveva guadagnato circa il 24% e il WTI il 21%, sostenuti dai timori per le forniture provenienti dal Medio Oriente. Le quotazioni stanno ora tornando verso i livelli precedenti grazie a due novità: la sospensione di un nuovo attacco statunitense contro l’Iran e l’incremento della produzione annunciato dall’OPEC+.

La sospensione degli attacchi riduce il rischio immediato

La prima ragione della discesa riguarda il rapporto tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano Donald Trump ha sospeso una nuova offensiva contro Teheran, lasciando aperta la possibilità di raggiungere rapidamente un accordo.

L’annuncio ha ridotto la paura di un ulteriore allargamento del conflitto e di nuove interruzioni lungo le rotte utilizzate per trasportare il petrolio. Nelle settimane precedenti, gli attacchi alle petroliere e il rallentamento del traffico marittimo avevano alimentato il timore che una parte del greggio prodotto nella regione non riuscisse a raggiungere regolarmente i mercati internazionali.

La situazione resta però incerta. Il ministero degli Esteri iraniano ha smentito che siano già in corso trattative dirette con Washington. Teheran ha invece confermato i contatti con l’Oman per individuare una soluzione temporanea che permetta una navigazione più sicura attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il mercato sta quindi reagendo alla diminuzione del pericolo più vicino, senza considerare conclusa la crisi. La sospensione degli attacchi rende meno probabile una nuova interruzione delle forniture, ma serviranno sviluppi diplomatici più solidi per riportare stabilità nell’area.

L’OPEC+ riporta altri barili sul mercato

La seconda ragione è la decisione presa domenica 2 agosto da sette Paesi dell’OPEC+. Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman aumenteranno complessivamente la produzione di 188 mila barili al giorno a partire da settembre.

La nuova quantità rappresenta un ulteriore passo nel graduale superamento dei tagli volontari introdotti negli anni precedenti. L’OPEC+ vuole trasmettere al mercato la disponibilità ad ampliare l’offerta e a rispondere alla domanda con una maggiore produzione.

L’effetto immediato potrebbe comunque essere inferiore rispetto ai numeri annunciati. Alcuni Paesi stanno già producendo meno delle rispettive quote, mentre i danni agli impianti e le difficoltà di navigazione nel Golfo continuano a limitare le esportazioni.

La decisione conserva però un forte valore per le aspettative. In caso di distensione tra Stati Uniti e Iran e di ritorno alla normale circolazione delle petroliere, i 188 mila barili aggiuntivi potrebbero raggiungere più facilmente il mercato e aumentare realmente la disponibilità di greggio.

Cosa può succedere ora al prezzo del petrolio

La direzione delle quotazioni dipenderà soprattutto dagli sviluppi diplomatici. Un accordo sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz potrebbe favorire un’ulteriore discesa, perché ridurrebbe il rischio di carenze e permetterebbe alle forniture aggiuntive dell’OPEC+ di arrivare a destinazione.

Un nuovo attacco o il fallimento dei tentativi di mediazione potrebbero invece far risalire rapidamente Brent e WTI. Il ribasso del 3 agosto riflette quindi un cauto ritorno dell’ottimismo, ma la forte volatilità degli ultimi mesi rimane.

Per benzina e diesel, gli eventuali effetti richiederanno più tempo. Il prezzo alla pompa dipende anche dal cambio euro-dollaro, dai costi di raffinazione, dalla distribuzione e dalla componente fiscale. La discesa del greggio può creare le condizioni per una riduzione dei listini, ma il trasferimento non avverrà in modo automatico né immediato.

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