tablet con loghi eToro e Moneyfarm (AI)
eToro avrebbe puntato Moneyfarm - RisparmiOggi.it

eToro compra Moneyfarm? L’ipotesi di un’acquisizione della piattaforma italiana di gestione patrimoniale digitale da parte del broker quotato al Nasdaq è finita questa settimana al centro delle indiscrezioni finanziarie, venendo però stroncata ancora prima di essere annunciata. La notizia dell’interesse di eToro per Moneyfarm è arrivata contestualmente a quella del fallimento della trattativa. Il nodo principale sarebbe stato il prezzo: eToro avrebbe messo sul tavolo una proposta (vedremo dopo quale) giudicata insufficiente rispetto alle aspettative degli azionisti di Moneyfarm.

La vicenda, però, potrebbe non essere ancora completamente chiusa. Secondo quanto riportato da Milano Finanza, l’offerta sarebbe comunque rimasta all’esame del consiglio di amministrazione di Moneyfarm, che starebbe valutando anche altre manifestazioni di interesse. Bloomberg aveva invece riferito che la proposta di eToro era stata respinta. Al momento non risultano conferme ufficiali da parte delle due società.

Fin qui la cronaca. Ma perché eToro avrebbe voluto comprare Moneyfarm e, soprattutto, perché una proposta fino a 300 milioni non sarebbe stata sufficiente? Per capirlo bisogna guardare alla crescita della società italiana, alle precedenti valutazioni e agli interessi dei suoi principali azionisti.

Perché eToro voleva acquisire Moneyfarm

L’interesse di eToro per Moneyfarm non sarebbe casuale. Le due piattaforme collaborano già da diversi anni, soprattutto nel mercato britannico, dove condividono una parte della clientela potenziale pur mantenendo modelli di business differenti.

eToro, fondata nel 2007 in Israele e quotata al Nasdaq dal maggio 2025, è conosciuta soprattutto per il social trading e per la possibilità di investire autonomamente in azioni, ETF, criptovalute e altri strumenti finanziari. Moneyfarm, fondata nel 2011 da Giovanni Daprà e Paolo Galvani, ha invece costruito la propria attività sulla gestione patrimoniale digitale, con portafogli diversificati affidati alla gestione di professionisti.

L’integrazione avrebbe permesso a eToro di rafforzarsi proprio nel segmento del risparmio gestito. Non si sarebbe trattato semplicemente di aggiungere nuovi prodotti alla piattaforma, ma di acquisire una struttura già operativa, competenze nella costruzione e gestione dei portafogli e una base clienti consolidata.

La collaborazione esistente nel Regno Unito offre un esempio concreto di questa complementarità. eToro consente infatti ai propri clienti britannici di accedere ad alcuni prodotti gestiti da Moneyfarm, tra cui soluzioni legate agli ISA (Individual Savings Accounts), strumenti che permettono ai residenti fiscali nel Regno Unito di investire con agevolazioni fiscali entro determinati limiti.

Con l’acquisizione, un rapporto commerciale sarebbe diventato un’integrazione societaria, consentendo a eToro di controllare direttamente competenze e servizi che già utilizza attraverso la partnership.

Offerta da 250-300 milioni: perché Moneyfarm avrebbe detto no

Il prezzo rappresenterebbe il principale ostacolo alla conclusione dell’operazione. La proposta attribuita a eToro, compresa tra 250 e 300 milioni di euro, sarebbe stata considerata troppo bassa rispetto al valore che gli azionisti di Moneyfarm attribuiscono alla società.

Un riferimento importante è rappresentato dall’aumento di capitale concluso nel gennaio 2022. In quell’occasione Moneyfarm aveva raccolto 53 milioni di euro attraverso un’operazione guidata dal gruppo britannico M&G, con la partecipazione anche di Poste Italiane. La transazione aveva attribuito alla società una valutazione pre-money di 325 milioni di euro. In altre parole, già quasi cinque anni fa Moneyfarm aveva raggiunto una valutazione superiore all’intervallo di prezzo che sarebbe stato proposto da eToro.

Naturalmente, il confronto tra una valutazione ottenuta durante un aumento di capitale e il prezzo di un’acquisizione non è automatico. Le due operazioni possono prevedere condizioni economiche e diritti differenti per gli azionisti. Resta però un elemento significativo per comprendere le aspettative di chi ha investito nella piattaforma.

C’è soprattutto un altro aspetto: dal 2022 a oggi Moneyfarm ha continuato a crescere, aumentando le masse amministrate, il numero di clienti e la propria capacità di generare risultati economici positivi. Accettare un’offerta inferiore alla valutazione di una precedente operazione di finanziamento avrebbe quindi potuto significare monetizzare l’investimento a condizioni non ritenute soddisfacenti da una parte degli azionisti.

Moneyfarm vale di più? I numeri della crescita

I dati del primo semestre 2026 aiutano a comprendere perché la società possa avere aspettative di valorizzazione superiori rispetto alla proposta attribuita a eToro.

Al termine di giugno, le masse complessive amministrate e gestite avevano superato 8,7 miliardi di euro, con un incremento del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La base clienti attivi aveva oltrepassato quota 190.000, registrando una crescita del 14%.

Ancora più significativo il dato sulla raccolta: nei primi sei mesi del 2026 Moneyfarm aveva acquisito 1 miliardo di euro di nuovi investimenti netti, l’84% in più rispetto al primo semestre 2025. Nello stesso periodo erano arrivati circa 25.000 nuovi clienti attivi. Non si tratta soltanto di una crescita dimensionale. Moneyfarm ha infatti attraversato negli ultimi anni una fase di investimenti per sviluppare la piattaforma tecnologica e rafforzare la presenza internazionale, con inevitabili conseguenze sulla redditività.

Nel luglio 2025 la società ha comunicato di aver raggiunto il break-even, ossia il punto di equilibrio tra ricavi e costi. Secondo quanto dichiarato dalla stessa Moneyfarm, la marginalità è rimasta positiva anche durante tutto il primo semestre 2026. È un cambiamento importante rispetto alla fase iniziale di sviluppo, quando le risorse erano concentrate soprattutto sull’acquisizione di clienti, sull’espansione geografica e sul potenziamento dell’offerta.

Per un potenziale acquirente, questi numeri rappresentano un elemento di valutazione. Per gli azionisti, invece, sono argomenti per sostenere che il valore della società sia aumentato e che un’eventuale cessione debba riconoscere i progressi compiuti.

Chi sono gli azionisti di Moneyfarm e cosa succede adesso

La partita non riguarda soltanto i fondatori. Nell’azionariato di Moneyfarm figurano infatti investitori finanziari di primo piano, tra cui M&G, Allianz, Poste Italiane, Cabot Square e United Ventures, oltre a Giovanni Daprà e Paolo Galvani.

La presenza di questi soggetti rende la valutazione dell’operazione particolarmente articolata. I diversi azionisti possono avere orizzonti temporali, obiettivi di rendimento e strategie di uscita differenti. Per alcuni investitori finanziari potrebbe essere arrivato il momento di valorizzare il capitale investito negli anni precedenti, realizzando una plusvalenza attraverso la vendita della partecipazione. Per altri potrebbe invece risultare più conveniente attendere una valutazione superiore o individuare un acquirente in grado di riconoscere un valore strategico aggiuntivo alla piattaforma.

È proprio su questo punto che si inserisce l’ipotesi di un interesse da parte di altri operatori. Secondo le indiscrezioni, il consiglio di amministrazione starebbe esaminando anche altre proposte. Non è quindi possibile escludere che la vicenda possa evolvere attraverso una nuova trattativa o un’offerta economicamente più favorevole.

Per ora l’operazione con eToro non si è concretizzata e il prezzo resta il principale punto interrogativo. La crescita delle masse, il raggiungimento della redditività e la presenza di accordi commerciali importanti spiegano perché gli azionisti possano puntare a una valorizzazione superiore ai 250-300 milioni di euro. Resta da capire se eToro sarà disposta a migliorare la propria proposta o se la partita per il controllo di Moneyfarm finirà per coinvolgere altri potenziali acquirenti.

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