Impressionante corsa ad acquistare azioni Amplifon fin dai primi istanti di scambi a Piazza Affari. La quotata degli apparecchi acustici è finita nel mirino dei compratori tanto da registrare, dopo circa 20 minuti dall’apertura di borsa, un balzo monstre di oltre 13 punti percentuali.
Giusto per farsi un’idea, ieri servivano 10,8 euro per acquistare una singola azione Amplifon mentre oggi siamo a 11,44 euro. Impossibile non correlare quello che sta succedendo al titolo Amplifon proprio mentre è in corso la redazione dell’articolo con la diffusione avvenuta ieri dei conti del primo trimestre 2026. Come sempre il timing fa la differenza. La trimestrale è arrivata ieri dopo la chiusura di borsa e inevitabilmente la “valutazione” da parte del mercato c’è stata all’apertura di oggi.
E allora vediamo subito nel dettaglio cosa dei conti trimestrali di Amplifon ha colpito gli investitori.
Per Amplifon una trimestrale con alcuni spunti
Il primo elemento che emerge dai conti del primo trimestre 2026 di Amplifon è una dinamica dei ricavi solo apparentemente debole, ma che in realtà richiede una lettura più approfondita. Nel dettaglio la quotata degli apparecchi acustici ha riportato ricavi pari a 579,76 milioni di euro, in calo dell’1,4% su base annua. Tuttavia, questo dato è stato penalizzato in modo significativo dall’effetto cambi, risultato negativo per il 2,2%, principalmente a causa del rafforzamento dell’euro rispetto a diverse valute chiave per Amplifon come dollaro USA, australiano e neozelandese.
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Depurando il dato da questa componente, il fatturato avrebbe mostrato un crescita dello 0,8% a cambi costanti. Quindi ciò che si può pensare è che il business sottostante resta in espansione (sia pure molto moderata) essendo il rallentamento non strutturale.
Ancora più rilevante potrebbe poi essere stato ai fini del posizionamento di borsa, il miglioramento della redditività. Al termine del primo trimestre l’EBITDA adjusted era pari a 141,76 milioni di euro, in crescita dell’1% rispetto ai 140,36 milioni dell’anno precedente, con una marginalità che si è portata al 24,5%. In un contesto di ricavi sotto pressione nominale, la capacità di espandere i margini è comunque un segnale di disciplina operativa e pricing power.
Proprio questo mix – ricavi deboli ma margini in crescita – è spesso interpretato dal mercato come un indicatore di fiducia, soprattutto in settori difensivi come quello dell’hearing care.
Fin qui le notizie potenzialmente positive.
Ci sono poi i parametri che sono meno ottimistici.
Tanto per iniziare l’utile netto reported è sceso a 10,52 milioni di euro, rispetto ai 32,89 milioni del primo trimestre 2025. Il calo è significativo, ma è da attribuire principalmente a differenze cambio, inflazione e valutazioni al fair value, quindi a componenti meno rappresentative della performance industriale.
Infatti, l’utile netto adjusted si attesta a 44,44 milioni di euro, offrendo una fotografia più coerente della redditività ricorrente.
Sul fronte finanziario, c’è stato poi un miglioramento della posizione debitoria: a fine marzo l’indebitamento netto di Amplifon risultava pari a 1,01 miliardi di euro, rispetto agli 1,05 miliardi di inizio anno. Per quanto riguarda la cassa, le attività operative hanno generato 17,77 milioni di euro, a fronte di investimenti operativi per 20,99 milioni. Il saldo riflette una fase di investimento che il mercato tende a considerare fisiologica, soprattutto in un gruppo che punta a rafforzare la propria presenza globale.
Guidance e outlook vero driver dietro gli acquisti?
Il fattore che più degli altri probabilmente potrebbe sostenere i forti acquisti sul titolo Amplifion riguarda le indicazioni fornite dal management per il 2026.
Amplifon ha infatti dichiarato di attendersi una performance superiore al mercato di riferimento nei principali paesi, con un ulteriore aumento della quota di mercato. Questo implica una crescita organica prevista oltre il +3% rispetto al 2025, in accelerazione rispetto al trend recente.
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Ancora più importante, la società prevede un incremento significativo del margine EBITDA adjusted nell’ordine di circa 100 punti base. In altre parole, il gruppo non punta solo a crescere, ma a farlo migliorando ulteriormente la propria redditività.
Una prospettiva incoraggiante che ovviamente è tutta subordinata all’assenza di ulteriori peggioramenti nel quadro geopolitico globale.
Ragionando ora in generale, vero è che in un contesto macro ancora incerto, la combinazione tra fattori come la resilienza operativa, l’espansione dei margini e la crescita attesa può giustificare un repricing positivo del titolo ma nel caso specifico di Amplifon andrebbe anche tenuto conto del fatto che il titolo, ora in rialzo del 22% su base mensile, resta in rosso del 20% da inizio anno e del 40% anno su anno. In pratica è una delle quotate più massacrate di tutto il Ftse Mib. Anche questa situazione di partenza potrebbe aver agevolato la ripartenza di oggi.
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