Il cambio EUR/USD ha iniziato la nuova settimana senza variazioni particolarmente significative, confermandosi in area 1,155. Nella seduta di lunedì l’euro è stato scambiato intorno a 1,1554 dollari, sostanzialmente sugli stessi livelli della chiusura di venerdì. Il movimento è interessante perché arriva dopo il recupero registrato dalla moneta unica in seguito alla pubblicazione di dati sul mercato del lavoro statunitense più deboli delle attese.
Il rapporto sull’occupazione ha infatti ridimensionato, almeno in parte, la prospettiva di una Federal Reserve orientata a mantenere una politica monetaria restrittiva ancora a lungo. Il Dollaro ha reagito con un indebolimento, mentre l’Euro ha beneficiato del conseguente movimento sui differenziali dei tassi. Secondo le valutazioni riportate da Commerzbank, tuttavia, il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria americana è stato finora relativamente contenuto. Il mercato non ha quindi abbandonato del tutto l’ipotesi di un nuovo rialzo dei tassi Fed entro la fine dell’anno.
Il punto centrale per i trader attivi sul cross EUR/USD è appunto questo: la Moneta Unica ha si guadagnato terreno sul Biglietto Verde, ma non si è ancora verificata una vera inversione strutturale del rapporto di forza tra le due valute. Per questo la stabilizzazione a 1,155 assume particolare importanza in vista dei prossimi appuntamenti macroeconomici.
Dollaro ancora forte ma l’Euro conserva alcuni supporti
Sul piano fondamentale, il Dollaro presenta valutazioni che secondo alcune metriche di lungo periodo appaiono elevate. Il riferimento più immediato è il Big Mac Index, secondo il quale la moneta Usa risulterebbe sopravvalutato di circa il 10%, mentre la differenza sarebbe ancora maggiore considerando la parità dei poteri d’acquisto.
Si tratta però di indicatori che hanno un’utilità soprattutto strategica e di lungo periodo. Per le decisioni operative sul mercato valutario contano molto di più i tassi di interesse, la crescita economica, l’inflazione e soprattutto le aspettative sulle prossime mosse delle banche centrali.
Da questo punto di vista, l’Euro può contare su alcuni elementi favorevoli. La valuta unica continua a essere considerata una possibile alternativa al dollaro all’interno dei portafogli internazionali, mentre la BCE mantiene alta l’attenzione sull’inflazione. Il mercato guarda inoltre alla capacità dell’economia europea di mantenere una certa resilienza nonostante un quadro di crescita non particolarmente brillante.
Sul fronte tecnico, resta importante la fascia di 1,14, che ha dimostrato di essere un’area di supporto significativa. Più in basso, il livello di 1,12 rappresenterebbe invece una soglia decisiva: una sua eventuale rottura potrebbe rafforzare lo scenario di recupero del dollaro e riportare EUR/USD verso livelli molto più bassi. Al contrario, la tenuta dei supporti manterrebbe aperta la possibilità di una nuova fase rialzista per l’euro.
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EUR/USD guarda alla fascia 1,18-1,19
Dopo il recente movimento di recupero, l’attenzione degli investitori si concentra ora sulla possibilità che il cambio possa tornare verso 1,18-1,19. Si tratta di un’area particolarmente importante anche sotto il profilo tecnico, perché il cambio ha incontrato proprio in prossimità di 1,19 una resistenza di lungo periodo collegata ai massimi registrati negli anni precedenti.
Un ritorno verso questi livelli non sarebbe quindi sufficiente, da solo, per parlare di una nuova fase strutturalmente rialzista dell’euro. Sarebbe soprattutto necessario osservare la capacità di EUR/USD di superare stabilmente la fascia 1,18-1,19. In quel caso il mercato potrebbe iniziare a considerare un’estensione del movimento rialzista della moneta unica, con conseguente maggiore pressione sul dollaro.
Lo scenario opposto rimane però concreto. La componente stagionale potrebbe tornare a giocare a favore del biglietto verde tra settembre e dicembre, periodo nel quale storicamente il dollaro tende a mostrare una maggiore forza. Inoltre, qualsiasi sorpresa positiva dai prossimi dati sull’economia americana potrebbe riportare rapidamente l’attenzione sui tassi Fed e riaprire il tema di un dollaro più forte.
Tirando le somme, il livello attuale di 1,155 può essere interpretato come una zona di equilibrio temporaneo, non come un punto di arrivo. La direzione del prossimo movimento dipenderà soprattutto da quanto rapidamente il mercato modificherà le aspettative sulla politica monetaria americana.
Simposio Jackson Hole 2026 sarà il prossimo vero catalizzatore
È in questo contesto che assume particolare rilevanza il simposio di Jackson Hole 2026, organizzato dalla Federal Reserve Bank of Kansas City e previsto dal 27 al 29 agosto. Il tema ufficiale dell’edizione di quest’anno sarà “Financial Innovation: Implications for Payments and Policy”, ma l’attenzione degli operatori sarà inevitabilmente concentrata anche sulle indicazioni di politica monetaria che arriveranno dalla Fed.
Il mercato guarda in particolare all’intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, che potrebbe contribuire a chiarire la direzione della politica monetaria nei mesi successivi. Prima di Jackson Hole arriveranno comunque altri dati importanti, soprattutto quelli sull’inflazione americana, capaci di modificare ulteriormente le aspettative sui tassi.
Il quadro attuale resta quindi caratterizzato da un equilibrio fragile. I dati occupazionali più deboli hanno indebolito il dollaro, ma non abbastanza da cancellare le aspettative di una Fed ancora prudente. Secondo le indicazioni raccolte da ING, dopo il recente repricing restano sul mercato aspettative di circa 11 punti base di rialzo dei tassi a settembre e ulteriori 28 punti base entro dicembre, lasciando quindi spazio a nuove modifiche delle aspettative.
Per EUR/USD, Jackson Hole potrebbe dunque rappresentare il momento nel quale l’attuale fase laterale verrà messa alla prova. Un messaggio più accomodante da parte della Fed potrebbe favorire il superamento di 1,16 e riportare il cambio verso 1,18-1,19. Al contrario, un’impostazione più restrittiva, sostenuta da inflazione ancora elevata o da un mercato del lavoro più solido, potrebbe rafforzare il dollaro e riportare EUR/USD verso i supporti di 1,14.
La fascia 1,14-1,19 resta quindi il riferimento principale per le prossime settimane, mentre 1,155 rappresenta oggi il punto di equilibrio dal quale potrebbe partire il prossimo movimento direzionale.
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