Le azioni Stellantis hanno archiviato la scorsa ottava con una perdita dell’8,9% precipitando a quota 3,56 euro. E questa settimana arriva un appuntamento che potrebbe rivelarsi decisivo per capire se il titolo automotive riuscirà a fermare la discesa oppure se la pressione delle vendite è destinata a continuare. Mercoledì 28 ottobre Stellantis pubblicherà i risultati del terzo trimestre 2026.
Fino ad appena pochi anni fa, in vista della diffusione dei risultati, gli investitori si sarebbero interrogati sulla possibilità o meno che la trimestrale Stellantis potesse offrire al titolo l’occasione per ripartire. Oggi con la quotata che appare in caduta libera, tra gli investitori la domanda è un’altra: la trimestrale riuscirà almeno a limitare i danni o rischia di spingere le azioni STLA ancora più in rosso?
Un cambio di prospettiva radicale che è tutto segno dei tempi ma anche il risultato delle previsioni formulate dagli analisti che di certo non aiutano a essere ottimisti. Nelle rispettive view, Equita e Barclays hano stimato un nuovo pesante assorbimento di cassa, mentre Intermonte vede un trimestre particolarmente debole sul fronte operativo, tra difficoltà in Nord America, pressione sui margini e maggiori costi. Il punto, a pochi giorni dalla trimestrale, non soltanto quanto Stellantis ha perso nel terzo trimestre ma quando potrà tornare a generare cassa e recuperare redditività. In parole povere la prossima trimestrale sembra avere già il destino segnato a tal punto che lo sguardo è già ai successivi conti del quarto trimestre 2026 (lì ci potrebbe essere il cambio di passo).
Indice
Previsioni trimestrale Stellantis: ricavi attesi tra 35,7 e 37,4 miliardi
I risultati del 28 ottobre saranno esaminati soprattutto per capire se il gruppo guidato da Antonio Filosa stia cominciando a superare le difficoltà industriali e commerciali che hanno frenato il recupero. Le stime degli analisti indicano ricavi compresi tra 35,7 e 37,4 miliardi di euro, in un quadro che suggerisce una relativa stabilità rispetto al terzo trimestre 2025.
Il fatturato, quindi, potrebbe non essere il principale elemento critico. Molto più delicata è la questione della redditività: vendere di più non basta se i nuovi volumi arrivano da modelli meno remunerativi o se i costi industriali continuano a erodere i margini.
A pesare saranno anche la composizione delle vendite per area geografica, l’andamento dei prezzi e l’effetto dei costi delle materie prime e dei dazi statunitensi. Ma c’è un indicatore che, più degli altri, rischia di condizionare la reazione delle azioni Stellantis alla pubblicazione dei conti: il free cash flow.
Equita e Barclays vedono un buco di cassa fino a 5 miliardi
Le previsioni sulla trimestrale di Stellantis elaborate da Equita e Barclays convergono su un punto: il terzo trimestre potrebbe chiudersi con un assorbimento di cassa molto pesante, nell’ordine di 4-5 miliardi di euro.
Nel dettaglio Equita stima un free cash flow negativo per circa 4,5 miliardi, riducendo nel frattempo le previsioni per il 2026 e il 2027. La sim ha tagliato dell’8% il prezzo obiettivo sulle azioni Stellantis, portandolo a 5,5 euro, e ha confermato la raccomandazione hold.
La revisione tiene conto anche dei dati sulle consegne diffusi il 13 ottobre: nel terzo trimestre sono diminuite dell’1%, facendo peggio delle attese della stessa Equita. Meno consegne significano potenzialmente minori entrate operative e un contributo meno favorevole del capitale circolante, proprio mentre il gruppo deve sostenere investimenti e pagamenti legati agli accantonamenti precedenti.
La stima di Equita è sostanzialmente in linea con quella di Barclays, che prevede un assorbimento di cassa compreso tra 4 e 5 miliardi e un margine operativo adjusted vicino al pareggio. Il confronto con le attese del mercato è particolarmente significativo: il consensus citato da Equita indica infatti un free cash flow negativo per circa 2,5 miliardi.
Se le previsioni più pessimistiche venissero confermate, l’assorbimento di cassa risulterebbe nettamente superiore alle attese degli analisti. È questo uno dei rischi principali per la reazione del titolo dopo la trimestrale.
Equita, tuttavia, non vede segnali di imminente stress finanziario. Il rapporto tra liquidità e fatturato è stimato al 27%, all’interno dell’intervallo obiettivo del 25-30%, considerando anche le linee di credito inutilizzate e il factoring. La posizione finanziaria beneficia inoltre dell’emissione di obbligazioni perpetue da 5 miliardi di euro effettuata a marzo.
Il problema, quindi, non è tanto la tenuta finanziaria nell’immediato quanto la capacità di interrompere l’emorragia di cassa e dimostrare che il rilancio industriale può produrre risultati concreti.
Barclays vede il margine operativo vicino allo zero
Per Barclays, il terzo trimestre potrebbe essere uno dei passaggi più difficili nella fase di rilancio di Stellantis. La banca d’affari inglese stima un margine operativo adjusted compreso tra -1% e +1%, a fronte del 2,1% registrato nel primo semestre. Il consensus si colloca allo 0,7%.
A spiegare la debolezza concorrono diversi fattori. In Nord America, i minori volumi e i fermi produttivi estivi hanno pesato sull’attività, mentre l’aumento dei costi di dazi e materie prime ha complicato il recupero della redditività. Gli effetti positivi del piano di riduzione dei costi, secondo Barclays, non dovrebbero ancora essere sufficienti a compensare queste difficoltà. Un altro nodo riguarda le scorte negli Stati Uniti. A settembre Stellantis disponeva di 364.000 veicoli in giacenza, equivalenti a 86 giorni di vendita. Un livello inferiore al picco di luglio 2024, ma ancora superiore ai 73 giorni di Ford e ai 65 di General Motors.
La riduzione delle scorte resta un passaggio importante per migliorare la gestione del capitale circolante e liberare liquidità. Ma il recupero non dipende soltanto dalla quantità di veicoli venduti: occorre anche riuscire a venderli a condizioni remunerative.
Barclays ritiene che il quarto trimestre possa offrire un miglioramento grazie a volumi più elevati, maggiori risparmi e una gestione più favorevole delle scorte. Gli analisti inglesi però non si aspettano prove convincenti di una ripresa sostenibile prima degli ultimi tre mesi dell’anno (e da qui lo spostamento del focus giù sull’ultimo trimestre dell’anno).
Intermonte è ancora più prudente: pesano Leapmotor e Nord America
Il quadro delineato da Intermonte aggiunge altri elementi di preoccupazione. La crescita dei volumi in Europa, pari al 10%, non sarebbe infatti sufficiente a garantire un miglioramento proporzionale dei margini.
Una parte significativa dell’incremento deriva dalla maggiore presenza dei veicoli Leapmotor, il marchio cinese legato a Stellantis attraverso una joint venture. I modelli elettrici a batteria di Leapmotor contribuiscono positivamente al margine complessivo dei BEV del gruppo, ma presentano un effetto diluitivo rispetto alle vetture a motore termico e ibride commercializzate con i marchi Stellantis.
In Nord America, invece, i volumi sono diminuiti del 12%, anche a causa di fermi produttivi programmati, risultando inferiori alle aspettative. La situazione è particolarmente delicata perché si tratta di un mercato importante per la redditività del gruppo. Intermonte segnala inoltre problemi strutturali legati alla qualità dei prodotti e costi variabili più elevati rispetto ai concorrenti. Per questi motivi, gli analisti ritengono che i margini potrebbero restare deludenti almeno fino al 2028.
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la debolezza dei volumi in Medio Oriente e Africa, un’altra area rilevante per il gruppo. Sul fronte commerciale, l’attenzione sarà rivolta anche ai prezzi in Europa e Sud America, dove la concorrenza cinese si sta intensificando.
Intermonte prevede un ricavo medio per veicolo più basso in Europa, per effetto del crescente peso dei modelli Leapmotor e delle vetture più economiche. Negli Stati Uniti, invece, eventuali aumenti di prezzo potrebbero aiutare a compensare parte delle pressioni sui costi.
Resta però da capire quanto spazio avrà Stellantis per trasferire questi maggiori costi sui clienti senza compromettere ulteriormente i volumi.
Per le azioni Stellantis il vero test sarà il quarto trimestre
Il 28 ottobre servirà soprattutto a verificare se le difficoltà attuali siano destinate a prolungarsi oppure se esistano già segnali concreti di miglioramento. Per gli analisti, il recupero più significativo è atteso negli ultimi tre mesi dell’anno, quando la stagionalità, il contributo dei nuovi modelli e i risparmi industriali potrebbero favorire i risultati.
La trimestrale Stellantis dovrà quindi rispondere a tre domande precise: quanto sarà pesante l’assorbimento di cassa, se i margini riusciranno a stabilizzarsi e quali indicazioni arriveranno dal management sulla ripresa di fine anno.
Per le azioni Stellantis, reduci dalla perdita dell’8,9% della scorsa settimana e scese a 3,56 euro, il rischio è che numeri peggiori delle attese alimentino nuove vendite. Un risultato meno negativo delle previsioni potrebbe invece ridurre la pressione, ma per un recupero più convincente serviranno segnali concreti sulla redditività e sulla generazione di cassa. Al momento, la trimestrale della quotata italo-francese si presenta più come una prova da superare che come un catalizzatore di rilancio già scontato dal mercato.
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