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Le azioni Stellantis continuano a muoversi in una fase delicata. Dopo Ferragosto il titolo automotive viaggia in area 4,62 euro, con una perdita di circa il 9% nell’ultimo mese e un crollo del 52% da inizio anno. Soprattutto, al di là di alcuni momentanei recuperi tecnici, non si è mai visto quel vero rimbalzo che avrebbe potuto indicare un cambio di passo. Adesso, mentre il mercato continua a interrogarsi sulla capacità del gruppo di risolvere le proprie difficoltà operative, si potrebbe addirittura profilare una nuova grana: la possibile crisi nelle forniture di oli base utilizzati per produrre i lubrificanti dei motori. A complicare ulteriormente il quadro c’è poi Goldman Sachs, che, nei giorni scorsi, ha ridotto il target price sul titolo STLA confermando la view prudenziale.

Vediamo allora cosa sta succedendo e, soprattutto, quali sono le prospettive per chi oggi guarda alle azioni Stellantis alla luce delle ultime novità.

Azioni Stellantis: nuova grana arriva dalle forniture di olio motore?

A riportare l’attenzione sul problema è stato il Financial Times, con la notizia ripresa anche da Milano Finanza. Il tema riguarda la disponibilità degli oli base Group III, prodotti altamente raffinati che rappresentano una componente essenziale per la produzione dei lubrificanti utilizzati nei motori. La crisi non riguarda soltanto Stellantis: anche Volkswagen e Toyota sarebbero impegnate nel ricorso a fornitori alternativi e nella valutazione di nuove miscele per riuscire a gestire una situazione diventata progressivamente più complessa.

Il problema nasce dalle interruzioni delle forniture che hanno colpito il Medio Oriente nei mesi scorsi. In particolare, a marzo i danni provocati da missili iraniani al grande impianto gas-to-liquids di Shell in Qatar hanno contribuito a restringere ulteriormente la disponibilità di prodotto. Alcuni produttori della regione hanno successivamente esaurito le scorte e, in alcuni casi, dichiarato la forza maggiore sulle forniture. Il risultato è stato un forte aumento dei prezzi degli oli base Group III, arrivati secondo le indicazioni riportate dal Financial Times intorno ai 4.000 dollari per tonnellata tra Europa e Stati Uniti, quasi il triplo rispetto ai livelli precedenti al conflitto.

Per Stellantis la questione non solo il maggior costo della materia prima. In reatà, infatti, il vero rischio è rappresentato dalla fragilità della catena di approvvigionamento. Le scorte accumulate dalle case automobilistiche durante le prime fasi della crisi si stanno infatti riducendo e i fornitori alternativi dispongono a loro volta di quantitativi limitati. Il gruppo italo-francese ha comunque fatto sapere di aver valutato lubrificanti riformulati e di essersi assicurato prodotti alternativi conformi agli standard industriali applicabili, con l’obiettivo di limitare gli effetti sull’attività di manutenzione e assistenza. Per ora, quindi, non siamo davanti a uno shock capace di bloccare la produzione. Ma per una casa automobilistica già sotto pressione, anche un nuovo aumento dei costi o un’interruzione delle forniture rappresenterebbe un ulteriore elemento negativo.

Il problema dell’olio arriva in un momento già difficile per Stellantis

La vera questione per chi investe nelle azioni Stellantis è proprio questa: la crisi degli oli motore arriva quando il gruppo non ha ancora risolto alcune delle criticità che stanno pesando maggiormente sulla valutazione in borsa. Il riferimento principale è al Nord America, che rappresenta uno dei mercati più importanti e redditizi per Stellantis. Qui il gruppo deve lavorare contemporaneamente sulla gestione delle scorte, sul recupero delle quote di mercato e sul miglioramento della qualità dei prodotti.

La riduzione delle scorte eccessive è fondamentale per evitare una nuova pressione sui prezzi delle vetture e quindi sui margini. Allo stesso tempo, Stellantis deve recuperare terreno rispetto ai concorrenti dopo la perdita di quote di mercato registrata negli ultimi trimestri. A questo si aggiunge il tema della qualità, che resta un elemento importante per la reputazione dei marchi e per la capacità del gruppo di sostenere i prezzi.

Sono proprio questi i fattori che stanno impedendo al mercato di considerare conclusa la fase più difficile per Stellantis. Un titolo che ha perso il 52% da inizio anno può certamente apparire molto più conveniente rispetto ai livelli precedenti, ma il ribasso da solo non rappresenta una ragione sufficiente per acquistare. Prima di parlare di inversione rialzista servono segnali concreti sul miglioramento operativo. E al momento questi segnali, almeno secondo le principali banche e case di investimento, non sono ancora abbastanza solidi. Lo si deduce dalla recente presa di posizione di Goldman Sachs.

Goldman Sachs taglia il target price sulle azioni Stellantis

Come accennavamo nell’introduzione, a tenere costantemente fredde le aspettative degli investitori sulle azioni Stellantis è anche la recente decisione di Goldman Sachs di tagliare il proprio obiettivo di prezzo sul titolo automotive da 6 a 5 euro, mantenendo invariata la raccomandazione neutral. L’analista Christian Frenes continua infatti a vedere difficoltà soprattutto nel business nordamericano, considerato decisivo per il futuro della redditività del gruppo.

La scelta di Goldman è interessante perché il nuovo target di 5 euro si colloca comunque sopra le quotazioni attuali di circa 4,62 euro. Sulla carta, quindi, esiste ancora un potenziale di recupero. Ma il messaggio degli analisti americani è tutto tranne che aggressivo: il fatto che il target sia stato tagliato proprio mentre il titolo annaspa sugli attuali livelli lascia pensare che il mercato debba ancora vedere progressi tangibili prima di poter tornare costruttivo.

Ne suo report Goldman Sachs ha posto l’accento su tre variabili: scorte, quota di mercato e qualità. Finché Stellantis non riuscirà a dimostrare un miglioramento credibile su questi fronti, la prudenza resta d’obbligo. E la possibile crisi delle forniture di lubrificanti menzionata dal Financial Times e da Milano Finanza rischia di aggiungere un ulteriore elemento di incertezza proprio mentre il gruppo avrebbe bisogno di concentrare tutte le proprie risorse sul rilancio operativo.

Dove possono arrivare le azioni Stellantis? Consenso resta prudente

Per avere un quadro più ampio conviene guardare anche al consenso raccolto da MarketScreener a metà agosto. Le coperture attive sul titolo sono 25, con un rating medio che resta nell’area hold/neutral. Il dato più significativo è la distribuzione delle raccomandazioni: soltanto un analista indica buy, mentre prevalgono nettamente le posizioni neutrali, con 17 giudizi hold a fronte di 2 sell. Unica consolazione il fatto che il target price medio si collochi intorno a 5,7 euro, cioè circa il 25% sopra le quotazioni attuali.

Cosa si può dedurre da tutti questi numeri? Verrebbe da pensare che il consenso non veda Stellantis necessariamente destinata a scendere ancora ai livelli attuali, tuttavia non sembrano neppure essere ancora sufficienti le condizioni per un deciso ritorno al rialzo.

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Quindi prima di chiedersi quanto possano recuperare le azioni Stellantis, è il caso di capire cosa debba accadere affinché quel recupero diventi credibile. Un primo segnale sarebbe una stabilizzazione del mercato nordamericano, accompagnata dalla riduzione delle scorte e dal recupero delle quote di mercato. A questo si dovrebbe aggiungere una maggiore visibilità sui margini e, possibilmente, la normalizzazione delle tensioni sulle catene di fornitura.

A 4,62 euro il titolo presenta indubbiamente un potenziale rispetto al target medio degli analisti, ma il mercato sta chiedendo prove concrete prima di riconoscere nuovamente valore a Stellantis.

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