Le azioni Stellantis sono le peggiori in assoluto sul Ftse Mib nella penultima seduta della settimana. Dopo la pubblicazione della trimestrale, il titolo del gruppo automobilistico è finito sotto pressione e a metà mattinata segna ribasso monstre del 5% a quota 5,02 euro, dopo essere arrivata a sfondare al ribasso anche il muro psicologico dei 5 euro con un minimo intraday a 4,98 euro.
Una reazione pesante che, senza tanti convenevoli, mette di fatto la parola fine al mini-rimbalzo avviato dopo la prima decade di luglio. Il recupero tentato nelle ultime settimane aveva consentito alle azioni Stellantis di ridurre le perdite accumulate, ma il nuovo scivolone riporta tutto su posizioni molto più prudenti. Il bilancio di medio e lungo termine resta estremamente negativo: con un rosso da inizio anno vicino al 48% e anno su anno del 36% quella di Stellantis è una delle storie più deboli di Piazza Affari.
Tornando al presente, il punto interessante è che, a una prima lettura, la trimestrale Stellantis non sembra affatto disastrosa. Il gruppo italo-francese è tornato all’utile, i ricavi sono cresciuti e il Nord America ha fornito un contributo positivo. Perché allora il mercato sta reagendo vendendo in modo così aggressivo le azioni STLA?
Come spesso accade, la a risposta sta nelle aspettative: gli investitori non guardavano solo al miglioramento dei numeri rispetto allo scorso anno, ma cercavano segnali più chiari di una vera inversione di tendenza.
Per Stellantis numeri trimestrali in crescita ma sotto attese
Parlando di numeri, il secondo trimestre 2026 ha mostrato un netto miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stellantis ha chiuso il periodo con un utile netto di 293 milioni di euro, contro la perdita record di 1,87 miliardi registrata dodici mesi prima. Anche il primo semestre è tornato positivo, con un utile netto complessivo pari a 670 milioni di euro.
Sul fronte dei ricavi, il gruppo ha registrato un fatturato netto di 43,48 miliardi di euro, in crescita del 13% rispetto ai 38,45 miliardi dello stesso periodo del 2025. La crescita è stata sostenuta soprattutto dalle attività in Nord America, dove le vendite sono aumentate del 6%, mentre le consegne globali hanno raggiunto 1,59 milioni di veicoli, con un incremento del 10%.
Scendendo nel conto, anche l’utile operativo rettificato (Adjusted Operating Income) è migliorato sensibilmente, passando a 773 milioni di euro contro i 213 milioni dell’anno precedente, con un margine operativo salito all’1,8% dallo 0,6%.
Numeri quindi in evidente recupero, ma il mercato si aspettava qualcosa in più. L’utile netto, ad esempio, è risultato inferiore alle previsioni del consensus, che indicavano un risultato vicino ai 718 milioni di euro. Anche i ricavi sono rimasti leggermente sotto le attese degli analisti.
Il problema, quindi, non è il confronto con un 2025 particolarmente difficile, ma la velocità della ripresa. E qui il punto è capire se Stellantis sia realmente tornata su un percorso di crescita oppure se il miglioramento sia ancora fragile.
Il nodo di Stellantis resta la marginalità
Il vero punto critico emerso dalla trimestrale riguarda la capacità del gruppo di trasformare la crescita dei volumi in maggiore redditività. È questo l’aspetto che ha probabilmente deluso maggiormente il mercato.
Come evidenziato dagli analisti, manca ancora la leva operativa, ovvero quella capacità tipica dei grandi gruppi industriali di aumentare significativamente gli utili quando aumentano ricavi e produzione. Citi ha sottolineato proprio questo elemento, evidenziando come il margine Adjusted Operating Income resti su livelli molto bassi.
Il margine dell’1,8% rappresenta certamente un miglioramento rispetto allo scorso anno, ma rimane inferiore anche al risultato del primo trimestre 2026. Un dato che appare poco convincente considerando il forte incremento dei ricavi trimestrali.
Il miglioramento dei risultati è arrivato anche grazie a fattori temporanei, come il venir meno della campagna di richiami in Europa e minori costi regolatori in Nord America. Inoltre, il positivo free cash flow industriale, pari a circa 1 miliardo di euro rispetto ai soli 31 milioni precedenti, è stato accolto favorevolmente, ma gli analisti hanno evidenziato che è stato favorito anche dall’aumento delle consegne, superiore rispetto alla crescita delle vendite effettive.
Questo significa che una parte dell’incremento della produzione si è tradotta in un aumento delle scorte.
Guidance Stellantis confermata ma senza entusiasmo
Altro elemento che potrebbe aver frenato la reazione positiva delle azioni Stellantis è arrivato dalle prospettive per il resto dell’anno. Il gruppo guidao da Filosa ha confermato la guidance 2026, indicando una crescita del fatturato netto nella fascia media a una cifra, un margine Adjusted Operating Income nella fascia bassa a una cifra e un miglioramento del free cash flow industriale rispetto allo scorso esercizio.
Proprio l’ad ha parlato di progressi continui nell’attuazione del piano industriale FaSTLane, il programma quinquennale da 60 miliardi di euro destinato a rafforzare marchi strategici come Jeep, Ram, Peugeot e Fiat.
Il problema è che forse il mercato avrebbe probabilmente voluto indicazioni più forti sulla seconda parte dell’anno. Intermonte ha evidenziato come il mantenimento della guidance, accompagnato da un range ancora ampio, offra un supporto limitato al titolo.
In particolare, non sono emersi segnali chiari che il secondo semestre possa essere significativamente migliore rispetto al primo. Ed è proprio questa assenza di accelerazione che ha alimentato le vendite.
Anche sul fronte dei dazi resta una variabile da monitorare: Stellantis stima ora un impatto negativo netto compreso tra 1 e 1,2 miliardi di euro, un elemento che potrebbe continuare a pesare sui margini.
Analisti già divisi sulle azioni Stellantis
La reazione negativa della borsa arriva in un momento già delicato per Stellantis. Nelle settimane precedenti alla trimestrale alcuni analisti avevano già assunto posizioni più prudenti sul titolo. Piper Sandler aveva tagliato il target price da 14 a 4 dollari. Stessa sforbiciata da HSBC nelle settimane precedenti. Sullo sfondo c’era e resta sempre la stessa domanda: quanto tempo servirà per tornare a livelli di redditività considerati normali per un grande gruppo automobilistico?
Per le azioni Stellantis il livello dei 5 euro diventa ora un riferimento tecnico e psicologico importante. Il mancato recupero sopra questa soglia potrebbe mantenere alta la pressione dei venditori, mentre un eventuale ritorno sopra quota 5,20-5,30 euro sarebbe necessario per ricostruire fiducia.
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