Nvidia e CPU
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Le azioni Nvidia continuano a dividere profondamente gli analisti. Da una parte Bank of America ritiene che l’attuale debolezza rappresenti una delle migliori occasioni di acquisto degli ultimi mesi; dall’altra Michael Burry, il gestore diventato celebre per aver anticipato la crisi dei mutui subprime del 2008, ha deciso di aprire posizioni ribassiste sul colosso dei chip.

La divergenza tra le due posizioni (praticamente agli antipodi tra loro) nasce da un dato che non è passato inosservato a chi è investito su Nvidia: nell’anno in corso il colosso AI sta mostrando una marcata sottoperformance rispetto al comparto dei semiconduttori. Da inizio anno, infatti, le azioni Nvidia hanno messo in cassaforte appena il 7%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) è salito di oltre il 70%.

Una divergenza tanto ampia impone agli investitori una domanda inevitabile: Nvidia è rimasta indietro ingiustificatamente oppure il mercato sta iniziando a scontare un rallentamento strutturale della società simbolo dell’intelligenza artificiale? C’è molta differenza tra le due cose.

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Per Bank of America sottoperformance Nvidia è opportunità di acquisto

Iniziamo da chi…vede lungo sulle azioni Nvidia.

Secondo gli analisti di Bank of America, il mercato sta interpretando in modo eccessivamente pessimista alcuni fattori che hanno frenato l’andamento del titolo negli ultimi mesi. La banca d’affari Usa riconosce che esistono diversi elementi di preoccupazione, ma ritiene che nessuno di essi sia tale da compromettere la leadership competitiva di Nvidia.

Il primo riguarda l’aumento del costo della memoria HBM (High Bandwidth Memory), uno dei componenti più costosi utilizzati nelle GPU dedicate all’intelligenza artificiale. Molti investitori temono che il rincaro possa comprimere i margini della società, ma secondo gli analisti della banca il mercato sottovaluta la capacità di Nvidia di trasferire parte di questi maggiori costi ai clienti grazie al proprio enorme potere contrattuale.

Il secondo tema riguarda la crescente diffusione dei chip ASIC sviluppati direttamente dai grandi hyperscaler. Google utilizza le TPU, Amazon punta sui processori Trainium e Meta continua a investire nella famiglia MTIA. Per alcuni investitori questi semiconduttori personalizzati potrebbero ridurre progressivamente la dipendenza dalle GPU Nvidia.

Anche in questo caso Bank of America invita a osservare il quadro nel suo complesso. I chip custom non rappresentano una novità assoluta e convivono con l’offerta Nvidia ormai da molti anni. Nel frattempo i ricavi derivanti dalle GPU del gruppo sono aumentati in modo esponenziale, dimostrando come il mercato complessivo dell’intelligenza artificiale continui ad allargarsi anziché limitarsi a redistribuire quote tra i vari operatori.

Per questo motivo BofA mantiene una valutazione molto positiva sul titolo, indicando un target price di 350 dollari, livello che implicherebbe un potenziale di rivalutazione estremamente significativo rispetto alle quotazioni attuali.

Per Michael Burry correzione azioni Nvidia non è finita

Di segno completamente opposto è invece la lettura di Michael Burry. Il gestore non mette in discussione la qualità industriale di Nvidia né il ruolo centrale che la società continua a ricoprire nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. La sua scommessa ribassista riguarda piuttosto le aspettative incorporate nelle valutazioni del titolo.

Burry è noto per ricercare situazioni nelle quali il mercato attribuisce valutazioni particolarmente elevate a società eccellenti. In questi casi basta anche una lieve delusione sul fronte della crescita per provocare correzioni molto più ampie rispetto alla media.

Sotto questo profilo Nvidia continua a rappresentare uno dei casi più osservati di Wall Street. L’azienda resta il principale fornitore delle GPU utilizzate per addestrare ed eseguire i modelli di intelligenza artificiale dei grandi operatori mondiali, ma negli ultimi mesi il contesto competitivo si è fatto più complesso.

Oltre allo sviluppo di chip proprietari da parte degli hyperscaler, emergono nuovi concorrenti intenzionati a ridurre la dipendenza tecnologica da Nvidia. Anche alcune società specializzate nell’intelligenza artificiale stanno accelerando lo sviluppo di soluzioni interne, mentre il mercato monitora attentamente l’evoluzione della domanda proveniente dalla Cina e l’impatto delle restrizioni commerciali statunitensi. A tutto ciò si aggiungono indiscrezioni sui tempi di lancio delle nuove piattaforme hardware, prontamente smentite dall’azienda che continua a ribadire come la propria roadmap industriale proceda secondo i programmi.

Dal punto di vista di Burry, tuttavia, il problema potrebbe essere un altro: dopo gli straordinari rialzi registrati negli ultimi anni, anche una crescita ancora molto elevata potrebbe non essere sufficiente a soddisfare aspettative considerate troppo ambiziose. Da qui la sua sfida: shortare le azioni Nvidia!

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Chi ha ragione sulle azioni Nvidia?

Il confronto tra Bank of America e Michael Burry è la dimostrazione di come due analisi di rispetto, elaborate da esperti parimenti affidabili, possano essere entrambe coerenti pur conducendo a conclusioni diametralmente opposte. La differenza principale tra le due view riguarda infatti l’orizzonte temporale.

Chi sostiene la tesi rialzista osserva che Nvidia continua a possedere fondamentali tra i più solidi dell’intero settore tecnologico. La domanda di acceleratori AI resta elevata, gli hyperscaler continuano ad aumentare gli investimenti nei data center e la società mantiene un vantaggio competitivo difficilmente replicabile grazie al proprio ecosistema hardware e software. In quest’ottica, la marcata sottoperformance rispetto al SOX viene interpretata come un’anomalia destinata progressivamente a ridursi.

La posizione di Burry guarda invece soprattutto al breve periodo. Il gestore ritiene plausibile che il mercato non abbia ancora completato il processo di normalizzazione delle valutazioni dopo l’euforia legata all’intelligenza artificiale. In questo scenario il titolo potrebbe continuare a mostrare una volatilità superiore alla media anche senza un deterioramento dei fondamentali aziendali.

In mezzo all’approccio long di BofA e alle sirene shortiste di Burry ci sono gli investitori. Per loro il dato che pesa di più è la vistosa divergenza tra Nvidia e l’indice dei semiconduttori. Una differenza di oltre sessanta punti percentuali rispetto al SOX difficilmente può protrarsi indefinitamente. Il mercato dovrà quindi decidere quale dei due prezzi rifletta realmente il valore del settore: se sarà l’indice SOX a correggere oppure se sarà Nvidia a recuperare terreno.

È proprio questa incertezza a dividere e mettere tra loro agli antipodi gli analisti. Da una parte c’è chi vede nell’attuale debolezza un’occasione per entrare su uno dei leader mondiali dell’intelligenza artificiale a valutazioni più interessanti rispetto al recente passato; dall’altra c’è chi ritiene che il processo di riassorbimento delle aspettative sia ancora in corso e che possano emergere ulteriori fasi di debolezza prima di un nuovo ciclo rialzista.

Finché il mercato non riceverà nuovi segnali sulla capacità di Nvidia di continuare a crescere ai ritmi richiesti dalle attuali valutazioni, il confronto tra rialzisti e ribassisti su Nvidia è destinato a rimanere aperto.

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