Effetto dazi auto su Stellantis e Ferrari (www.risparmioggi.it)
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Per chi è alla ricerca di azioni che potrebbero diventare incandescenti già nella primissima parte della seduta di Borsa Italiana, Stellantis e Ferrari dovrebbero rappresentare delle osservate speciali. Si tratte delle due uniche quotate del segmento automotive di Piazza Affari e, per quanto molto diverse tra loro, potrebbero ritrovarsi a fare i conti con lo stesso spettro: la decisione di Trump di alzare al 25% i dazi sulle importazioni di auto. Il solo fronte di tensione globale che sembrava essersi chiuso, quello della guerra commerciale, rischia quindi di riaprirsi; tutto ciò mentre, rispetto al primo round dello scontro sui dazi, questa volta il contesto generale è già avverso per via della tensione in Iran con annesso rischio inflazione.

In pratica in una situazione già molto complicata, ecco irrompere nuovamente il tema dei dazi Usa sulle auto. Su Borsa Italiana le azioni Stellantis e le azioni Ferrari potrebbero essere le prime a fare i conti con tutto questo.

Dazi Usa sulle auto al 25%: cosa è successo e cosa cambia

Da oggi 4 maggio, i dazi americani sulle importazioni di automobili dall’Europa saliranno dall’attuale 15% al 25%. Ben 10 punti percentuali in più che pesano tantissimo non solo sull’industria automotive europea ma su tutta la filiera dell’auto nel suo insieme. Di segnali circa l’aumento delle tariffe da parte degli Stati Uniti non c’era stata alcuna avvisaglia anche se, voci ben informate citate da RaiNews, affermano che la riapertura dello scontro dopo l’Accordo di Turnberry dello scorso luglio tra Unione Europea e Stati Uniti (tariffe fissate al 15% in cambio di acquisti di energia e armamenti americani) sarebbe stato solo una questione di tempo a seguito della sentenza della Corte Suprema americana con cui tutto l’impianto dei dazi di Trump era stato sconfessato. E infatti così è stato.

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Il primo maggio con la solita irruenza Trump ha affermato che a partire dal 4 maggio (oggi), i dazi sulle auto sarebbero saliti dal 15% al 25% perchè lo spirito dell’accordo di Turnberry è venuto meno per responsabilità degli europei. La Casa Bianca, quindi, accusa di non aver rispettato l’intesa raggiunta sui dazi con gli Stati Uniti e da qui la decisione di aumentare le tariffe sull’auto. Poco importa se lo spirito di questo accordo fosse stato demolito dall’intero dagli stessi Usa per effetto della sentenza della Corte Suprema con cui è stato riconosciuto che Trump non aveva i poteri legali per dichiarare un’emergenza economica usando poi questo atto per imporre dazi a tantissimi paesi (compresa l’Europa).

Azioni Ferrari e Stellantis: possibili conseguenze dei dazi Usa al 25% sulle auto

Accettando la perentorietà con cui Trump si è espresso sul suo Truth, a partire da oggi (tra l’altro primo giorno di contrattazioni su tutti i mercati europei – tranne Londra – dopo la festività del primoi maggio), i dazi sulle importazioni di Stellantis e Ferrari in Usa dovrebbero salire dal 15 al 25%. Stesso ragionamento per tutte le altre case automobilistiche europee (una tragedia per quelle tedesche).

Il precedente storico è quello della prima guerra dei dazi che imperversò per tutta la prima parte del 2025 terminando poi proprio con il citato accordo di Turnberry. Allora le azioni Stellantis e Ferrari registrarono un forte ribasso. Il precedente non lascia intendere niente di buono su quello che potrebbe accadere adesso.

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I due titoli sono anche quotati a Wall Street e la borsa Usa, al contrario di quella italiana, l’1 maggio è rimasta chiusa. Ebbene nella seduta della festa dei Lavoratori, le azioni Stellantis hanno perso il 2% scivolando a 7,13$ e allargando il passivo degli ultimi 5 giorni ad oltre il 12% mentre le azioni RACE hanno perso l’1,64% a 341$ (-2,5% negli ultimi 5 giorni). Questa è una prima avvisaglia su quello che ora potrebbe succedere alle azioni Stellantis e Ferrari su Borsa Italiana.

Lasciando la borsa Usa e spostandoci a Piazza Affari, è Stellantis a destare maggior interesse. La quotata guidata da Filosa è andata a picco nella sessione di giovedì, l’ultima prima della pausa del primo maggio. A seguito della pubblicazione dei conti trimestrali (per la cronaca in miglioramento rispetto a quelli di un anno fa ma con la presenza di alcune criticità, il titolo è stato sommerso dalla vendite chiudendo con un rosso del 6,36% a 6,209 euro e ovviamente la maglia nera.

Addirittura nel corso della sessione di borsa, le azioni STLA erano state anche sospese per eccesso di ribasso e ciò a dimostrazione proprio dal livello di tensione. Dopo un simile tracollo, le attese erano per un rimbalzo del titolo ma queste speranze adesso si ritrovano a fare i conti con variabile arrivata l’1 maggio quando la borsa di Milano era chiusa, appunto l’annuncio sull’aumento dei dazi Usa al 25%. Insomma la situazione è molto complessa con la mossa di Trump che sorprende quasi per il sempre preciso timing (ma questa è altra storia).

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