Il crollo a picco delle azioni Campari è il fatto del giorno in borsa (probabilmente più dell’immediata pioggia di realizzi che si è abbattuta sulle Stellantis reduci dalla sbornia di ieri). Le motivazioni alla base di una discesa simile (mentre è in corso la redazione dell’articolo siamo su un rosso del 5% a 6,23 euro ma Campari si è spinta anche a testare un minimo intraday a 6,072 euro) sono invece tutte da decifrare. C’è la trimestrale sul tavolo (arrivata ieri sera a borsa chiusa) ma i conti non sono andati affatto male. Lo vedremo meglio dopo ma già adesso possiamo anticipare che la trimestrale Campari non restituisce affatto un quadro di contrazione del business: le vendite organiche sono cresciute anche nel terzo trimestre e il gruppo ha confermato le proprie previsioni per l’intero esercizio.
E allora perchè le azioni Campari scendono così tanto? Per rispondere alla domanda è il caso di allargare dal quadro fondamentale (trimestrale) a quello tecnico. Vero è che il rosso di oggi è il terzo di fila per Campari, tuttavia il titolo proprio lunedì scorso aveva raggiunto un massimo a 6,75 euro, top culminante di una fase al rialzo che è desumibile dalla stessa prestazione mensile, in contrazione si rispetto a inizio ottava ma comunque ancora a +4%. Insomma le azioni Campari avevano corso tanto prima della trimestrale.
Trimestrale Campari: vendite organiche in crescita del 2,9%
Nei primi nove mesi del 2026, Campari ha registrato vendite nette per 2,289 miliardi di euro, in aumento dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato complessivo nasconde però una dinamica più vivace sul fronte organico: a parità di perimetro e cambi, la crescita è stata del 2,9%. La differenza è riconducibile soprattutto alle dismissioni di marchi non prioritari, tra cui Cinzano e Averna, che hanno determinato un effetto perimetro negativo del 2,1%. A questo si è aggiunto un impatto sfavorevole dei cambi dello 0,4%, principalmente legato al dollaro statunitense.
Nel solo terzo trimestre, le vendite nette hanno raggiunto 777 milioni di euro, con un incremento del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita organica si è attestata al 3,4%, confermando la prosecuzione del recupero commerciale: per il gruppo si tratta del sesto trimestre consecutivo di crescita organica delle vendite.
Secondo l’amministratore delegato Simon Hunt, i risultati riflettono il contributo della maggior parte delle aree geografiche e delle Brand House, con 44 Paesi che hanno registrato incrementi delle vendite compresi tra la fascia media a una cifra e quella a doppia cifra. Aperitivi e tequila si sono confermati tra i principali motori della crescita.
I numeri descrivono un’attività commerciale ancora in espansione, ma non una crescita altrettanto evidente dei ricavi riportati. L’impressione è che le cessioni e le oscillazioni valutarie vadano a ridurre l’incremento del fatturato contabilizzato e rendendo più articolata la valutazione della traiettoria di crescita del gruppo.
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Outlook Campari 2026 confermato
Scendendo nell’analisi della trimestrale, il management ha confermato la guidance per il 2026, che prevede una crescita organica delle vendite nette di circa il 3% e un’espansione organica del margine EBIT rettificato. La società continua inoltre a puntare a una performance superiore a quella del settore, facendo leva sugli investimenti nei marchi, sull’espansione geografica e su un portafoglio più selettivo.
La distribuzione geografica della crescita resta tuttavia disomogenea. Campari si attende un andamento più sostenuto in Europa, mentre in Nord America le prospettive sono più contenute. Negli Stati Uniti, in particolare, il gruppo prevede un lieve calo delle vendite nette sull’intero anno, nonostante la buona performance di aperitivi e tequila. A pesare saranno il ritmo più moderato atteso per alcune categorie nella seconda metà dell’esercizio e una base di confronto particolarmente impegnativa nel quarto trimestre. È un elemento che aiuta a spiegare la prudenza delle indicazioni prospettiche: la crescita organica complessiva rimane positiva, ma non tutte le aree di business offrono lo stesso contributo.
Sul fronte della redditività, Campari ha confermato l’obiettivo di espansione organica del margine EBIT rettificato, nonostante un impatto stimato di 20 milioni di euro derivante dai dazi statunitensi. Il gruppo ha inoltre incassato 15 milioni di euro di rimborsi relativi ai dazi del 2025, utilizzati in parte per nuovi investimenti e in parte per compensare le pressioni sui costi del venduto.
La società prevede anche maggiori investimenti pubblicitari e promozionali, accompagnati da un contributo positivo dell’efficienza dei costi di struttura, stimato in circa 70 punti base sul margine. Resta invece negativo l’effetto delle dismissioni già perfezionate, quantificato in circa 70 milioni di euro sulle vendite nette e 30 milioni sull’EBIT rettificato.
Il messaggio che emerge dalla trimestrale Campari è dunque duplice: il business continua a crescere su base organica e il gruppo mantiene gli obiettivi annuali, ma il contesto competitivo e le prospettive statunitensi limitano la visibilità sull’accelerazione della crescita. Dopo il rialzo delle sedute precedenti, il mercato potrebbe aver ritenuto queste indicazioni insufficienti a sostenere ulteriori acquisti nel breve termine.
Perché le azioni Campari scendono così tanto in borsa?
Come abbiamo accennato nella premessa, la reazione negativa va letta anche alla luce del movimento precedente. Lunedì scorso le azioni Campari avevano raggiunto quota 6,75 euro, portandosi sui massimi recenti. La pubblicazione dei conti ha offerto l’occasione per realizzare i guadagni, soprattutto in assenza di una revisione al rialzo delle previsioni annuali.
Non emerge, dai dati comunicati, un crollo delle vendite o una revisione negativa della guidance. Al contrario, la crescita organica è proseguita e le attese sul margine restano positive. Il punto è che un trimestre in crescita non garantisce una reazione positiva del titolo, soprattutto quando le quotazioni hanno già incorporato aspettative favorevoli.
A questo si aggiungono le incognite sul mercato statunitense, l’effetto negativo delle dismissioni sul fatturato riportato e l’impatto dei cambi. Il ribasso odierno segnala quindi una rivalutazione delle aspettative nel breve termine, ma sarà importante capire se le vendite si esauriranno sulle prime aree di supporto o se la pressione ribassista proseguirà anche nelle prossime sedute.
Lato tecnico, l’apertura in deciso gap down a 6,152 euro e i minimi intraday toccati in area 6,072 euro evidenziano un’ondata di forti vendite a inizio seduta, con un’accelerazione dei volumi che supera i 3,3 milioni di pezzi scambiati nei primi minuti di contrattazione.
Il calo improvviso ha portato i prezzi a testare direttamente il primo supporto dinamico e statico situato nella fascia dei 6,07 – 6,12 euro, violando al ribasso la media mobile a 20 giorni e interrompendo la dinamica rialzista sviluppata nelle settimane precedenti. L’indicatore RSI e lo stocastico, che nelle recenti sedute si trovavano in zona di ipercomprato, stanno scaricando la pressione con una rapida convergenza verso la zona di neutralità.
Se il titolo dovesse confermare la chiusura al di sotto dei 6,20 euro, il quadro grafico di brevissimo rischia di deteriorarsi, aprendo la strada a un ulteriore test della soglia psicologica e supporto primario di medio periodo a 5,90 euro. Per ripristinare un’impostazione rialzista e riassorbire la pressione ribassista, l’azione dovrà necessariamente recuperare in prima battuta la resistenza a 6,51 euro e successivamente tentare di chiudere il gap aperto in avvio puntando all’area dei 6,56 – 6,70 euro.
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